«Ma quale arretramento: sono il presidente di una società composta dai Comuni di questa provincia. È perfino normale che prenda atto delle indicazioni dei sindaci». Il giorno dopo la rielezione a presidente della Saf Mauro Vicano fa il punto della situazione. Nessun passo indietro sulla decisione di non permettere l'accesso a comitati, associazioni e giornalisti.

Perché le porte chiuse? Indipendentemente dalle regole, non era preferibile far assistere tutti?
«Parliamo di una società per azioni, non di un consesso elettivo. E poi siamo seri: se avessi permesso a tutti l'entrata, in sala ci sarebbero state centinaia di persone. Con inevitabili difficoltà a svolgere gli interventi. Se lo rifarei ancora? Lo rifarò il prossimo anno: queste assemblee non sono aperte al pubblico. In Italia e in Europa si fa così».

Il via libera al secondo mandato è arrivato con 55 sì su 56 presenti, ma soltanto dopo che era stato approvato un documento che vieta il conferimento alla Saf dei rifiuti provenienti da fuori provincia dopo il 31 dicembre. Non si tratta di una vittoria dimezzata?
«Qualcuno ha voluto leggerla in questo modo, ma non è assolutamente così. Scusi: i soci dell'assemblea sono i sindaci, quindi è evidente che il presidente della Saf deve prendere atto degli interventi che si sviluppano. Altrimenti cosa li convoco a fare? Era mio preciso dovere tenere conto di una serie di interventi consecutivi dei sindaci».

Però lei sulla modifica del contratto di servizio per il trattamento dei rifiuti provenienti da fuori provincia si era speso molto. Deluso?
«Se è per questo 75 sindaci avevano firmato quel contratto e avrei potuto anche insistere per cercare di far valere comunque quel documento. Poi però sono emerse perplessità, ne ho preso atto: convocherò un'altra seduta dell'assemblea a luglio proprio per illustrare il contratto di servizio. Non mi nascondo però: avevo un'altra posizione».

L'impianto di Colfelice ha bisogno di almeno700 tonnellate giornaliere di rifiuti per stare in piedi. Ora che succede?
«Vero. In provincia di Frosinone si producono 400-450 tonnellate di rifiuti al giorno e l'impianto di Colfelice ne può lavorare fino a 1.100. La cifra di equilibrio è effettivamente di 700 tonnellate. Ripeto però: la maggioranza dei sindaci ha espresso altre valutazioni, delle quali devo tenere conto. Gradualmente ci adegueremo a quanto stabilito per quanto riguarda il trattamento dei rifiuti provenienti da fuori provincia».

Ma se ci sono situazioni di emergenza e arrivano disposizioni da altre autorità?
«L'emergenza è un'altra cosa».

Il Pd, almeno formalmente, ha dato l'ordine di scuderia di lasciare la decisione ai sindaci. Pura strategia o lei non fa più parte dei Dem?
«Non sono iscritto al Pd. Perché? La gestione di Matteo Renzi non mi piace e non mi convince. E neppure vedo alternative. Oggi poi i partiti hanno perso il loro fascino. Molti sindaci, anche di partito, fanno riferimento a liste civiche».

Rieletto con 55 voti. Se l'aspettava?
«Francamente sì. In questi anni gli utili della Saf sono aumentati, il servizio è stato efficiente, le tariffe sono economiche, l'impianto lavora nel pieno rispetto delle norme, come certificato dagli enti preposti. Questa provincia ha molti problemi, ma non quello dei rifiuti. Anzi, abbiamo un ciclo perfetto. Me lo lasci dire: senza la Saf ci sarebbero scenari complicati».

Non c'era nessuna candidatura alla presidenza oltre la sua.
«Non è una carica semplice da tenere».

La rielezione alla presidenza della Saf potrebbe rappresentare un trampolino di lancio per la candidatura alle regionali?
«No, alle regionali no».

E ad altre candidature politiche?
«Chissà».

Un "chissà" che apre inevitabilmente nuovi scenari.