"I want to ride my bicycle… I want to ride it where I like", cantava Freddie Mercury in un celebre pezzo dei Queen. Era il 1978 e la canzone a suo tempo fece scalpore, soprattutto per il video che ne accompagnò l'uscita.

Mi viene in mente ogni volta che uso la bicicletta per raggiungere alcuni punti di Frosinone, in particolar modo via Fratelli Rosselli e la biblioteca vicino casa, nei pressi dello scalo ferroviario. È naturale questa associazione per due ragioni: mi piace usare la bicicletta come mezzo di trasporto, mi piacerebbe davvero poterla utilizzare dove preferisco. Ma nel capoluogo non è possibile. O meglio, è sconsigliabile.

Il problema di chi ama usare la bicicletta si può riassumere nella scomodità. A cui si aggiungono l'insicurezza data dall'assenza di piste ciclabili e quell'eccessivo stare sull'attenti che trasforma una bella passeggiata in un continuo sussulto. Perché, se non bastano i dislivelli delle strade, disseminati qua e là, a Frosinone dove c'è una carreggiata appena più larga del solito, il parcheggio selvaggio diventa la regola. Ma fosse solo questo!

Una delle preoccupazioni più grandi, per esempio, sono gli incolonnamenti di auto in sosta, da cui potrebbe sbucare all'improvviso uno sportello aperto da parte di un guidatore un po' distratto. Per fortuna chi guarda fuori dal finestrino prima di scendere esiste. Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio, allora se sei un ciclista ti ritrovi a passare al centro della corsia con le macchine dietro che ti seguono e ti senti pure in colpa a rallentare il loro percorso.

Da Corso Lazio al quartiere del campo sportivo la "pedalata" non è priva di difficoltà. Benché nella parte retrostante lo scalo ferroviario ci siano dei tratti di pista ciclabile, la loro composizione risulta alquanto creativa. Ci sono infatti due percorsi divisi poco prima dei campi da gioco, dopodiché il tracciato si interrompe e riprende all'altezza delle aiuole che dividono le corsie. Tecnicamente sarebbero riservate alle biciclette quelle aree, ma praticamente sono parcheggi per i frequentatori della stazione.

Poi inizia la parte più complessa del tragitto, quando chi cavalca una bicicletta deve contendersi il percorso con i pedoni. Si tratta ovviamente di attraversare il tunnel. Ma, a meno che il ciclista in questione non sia allenato e dotato di particolare forza, è naturale utilizzare la passerella sopraelevata che costeggia le corsie. L'alternativa è sfilare tra le auto che percorrono ad alta velocità il tunnel. Alla fine del sottopassaggio si incontra via Puccini dove c'è un senso unico che permette bene o male di coesistere con il traffico.

A questo punto si presenta la doppia possibilità di proseguire in via Marittima o passare per le "Fontanelle". Una scelta sicuramente scontata, quella che indica il corso principale della città. Qui sorgono però nuove e avventurose sfide. Prima fra tutte quelle di non cadere, a causa dei dislivelli e delle fratture che circondano i tombini a lato della strada. All'altezza del ponte sul fiume Cosa la strada torna a stringersi, tra auto che suonano o che sorpassano le bici in maniera a volte anche poco sicura.

A cavallo delle due ruote si raggiunge il quartiere del campo sportivo. Da lì si aprono infinite possibilità di essere investiti nel traffico di via Aldo Moro, o di infastidire i pedoni sui marciapiedi (certamente laddove possibile, poiché in molti tratti anche questi sono troppo stretti per essere affrontati da una bicicletta). Da piazzale De Matthaeis la situazione migliora ed è possibile raggiungere anche il quartiere di Madonna della Neve o direttamente la villa comunale. Bene, se siamo sopravvissuti a tutto ciò possiamo tirare un bel sospiro di sollievo. Sorge naturale a questo punto un altro dubbio: dove parcheggiare la bici? La risposta è scontata quanto sembra. Ad eccezione della biblioteca provinciale e delle postazioni del bikesharing è difficile, se non quasi impossibile, trovare spazi ad hoc per lasciare in sicurezza la bicicletta. Quindi si tende ad optare per lampioni, panchine, ringhiere e altre attrezzature disponibili a cui legare la catena.

Sembrerà una frase fatta, scontata e anche inflazionata, ma l'utilizzo della bicicletta in città è una questione di cultura. Da questa dipendono opere pubbliche, investimenti e progetti complessivi di gestione. Ben vengano le pedale ecologiche, le giornate dedicate ai ciclisti junior, le aree specifiche ed esclusive, come quella inaugurata di recente nei pressi del fiume. Ma finché la bicicletta non comincerà a essere considerata come un mezzo di trasporto davvero alternativo all'automobile, rimarrà segregata in casa e sarà spolverata di tanto in tanto per farle prendere aria con la bella stagione.

Eppure esistono esempi virtuosi di integrazione intermodale tra due ruote, treni, autobus e altri servizi pubblici. Da questo ragionamento non va escluso il centro storico, che in realtà può godere di un asso nella manica: l'ascensore inclinato. Se ci sarà il raddoppio della linea le potenzialità del collegamento potrebbero davvero dare i propri frutti. Per adesso però si continua a "sfrecciare" tra automobilisti scontenti, su buche e tombini che scuotono un po' la passeggiata. Nella speranza però che un giorno anche a Frosinone si potrà andare in bicicletta senza sentirsi di troppo in mezzo alla strada.