"Ricordo che alle elementari la maestra Elvira diede da scrivere alla classe una lettera aperta al neo insediato – e già amato- Presidente Carlo Azeglio Ciampi, potevamo confidarci con quell'uomo dallo sguardo affabile, o rivolgergli delle domande tanto sul futuro della Nazione quanto sul nostro. D'altronde era la fine di maggio: le pagelle erano chiuse e il pensiero di improbabili bocciature non ci sfiorava neanche lontanamente, quella missiva costituiva piuttosto un esercizio di valentìa volto ad accompagnarci verso la pausa estiva. Nel dettarci la breve traccia la maestra fece "l'errore" di aggiungere a margine che scrivevamo alla vigilia del "compleanno della Repubblica Italiana"e ovviamente io, da buon alunno continuamente distratto, travisai completamente la cosa, tanto che la mia lettera aveva un incipit di questo tipo: "Cara Repubblica,ti scrivo per il tuo compleanno…",

A parlare è l'attivista di "Articolo Uno - Movimento Democratico e Progressista" Paolo Iovine, che argomenta: "Tra le riflessioni che rammento c'era questo particolare a cui all'epoca non attribuivo un significato preciso, cioè il fatto di essere nato durante la Prima Repubblica, mentre nel 1999 si era già nella Seconda. Sono passati diciotto anni da allora e settantuno dal nostro referendum cardinale, e quest'anno mi sono chiesto cosa scriverei oggi alla Ecc.ma Sig.ra Repubblica. Sicuramente qualcosa sul suo stato di salute, oltre che una questione di cortesia, mi sembra il minimo vista la vicinanza nelle classifiche a paesi come il Messico per corruzione e analfabetismo funzionale, le chiederei se si vede ancora Europea e volendo fare un po' il birichino azzarderei una domanda su come ci si sente a "ripudiare la guerra " finanziando il mercato delle armi pesanti e quanto si possa definire ancora terra dei popoli con gli slogan sulle "case loro". Avrei esagerato. Avrei chiesto scusa, non per la troppa confidenza palesata, quanto per la crudezza da parte di un ragazzo che in effetti non ha visto la guerra né tantomeno i sacrifici durante e dopo il boom economico, avrei chiesto scusa per il tono supponente delle mie parole, in fondo sono nato sotto una campana di vetro rispetto alle generazioni che mi hanno preceduto. Io, noi, noi tutti della mia generazione dobbiamo delle scuse quotidiane a questo Paese, sempre pronti a chiedere il "dovuto" senza sentire il bisogno di guadagnarcelo eppure, anche se da spettatore interno, io comprendo questo atteggiamento senza giudicarlo negativamente".

"Cara Repubblica - prosegue Iovine - la mia generazione sarà sempre precaria, non vedrà mai la pensione, ha vissuto gli ultimi anni di liceo con l'ansia della crisi occupazionale e le mancano le fondamenta, quelle solide basi scritte nella tua Costituzione – ancora la più bella del mondo per fortuna- "fondata sul lavoro". La mia generazione sarà per la prima volta più povera di quella precedente pur sapendo di possedere una ricchezza inestimabile, penso al bagaglio delle conoscenze, alle grandi competenze tecniche specializzate e alla nostra stessa italianità; ciononostante siamo consapevoli che alcuni retaggi criminosi ci privano di decine di migliaia di posti di lavoro ogni anno. Ma non siamo disperati, siamo in debito di speranza. All'Italia democratica bisognerebbe chiedere uno slancio, uno scatto in avanti sui temi del vivere quotidiano, sulla sburocratizzazione, sul contrasto al sommerso e più che mai sul nodo che avvince la questione morale di cui sentiamo parlare da trent'anni e che non basterà un intero pool di magistrati per scioglierlo, senza la società civile, senza una comunità, senza di noi".

"Cosa si aspetta lei in cambio non lo so, forse non avere la certezza di questa incertezza politica aiuterebbe, ma se oggi fosse il "compleanno della Repubblica" e dovessi omaggiarla in qualche modo - conclude Iovine - non le sceglierei un telefono o un bel vestito, quest'anno le regalerei qualcosa di davvero importante, la mia assidua partecipazione alla vita sociale – non social- del mio contesto di appartenenza, proverei a contaminare i miei amici e coetanei con un nuovo senso di riscatto e lo farei cercando di imparare da chi prima di me ha fatto bene e ha dato l'esempio anche a caro prezzo, senza sentirmi il migliore del mondo. Avrei una lunga sfilza di cose da dirle, le farei ancora altre domande che altri ragazzi si pongono ma alla fine le farei notare che se pure non dovesse bastare tutta la nostra intelligenza e il nostro entusiasmo dovesse venire meno, di sicuro saremo in grado di risollevarci con tutta la nostra forza dalla situazione di stallo in cui questa fase storica ci sta facendo vivere. Cara Repubblica, tanti auguri a te e in bocca al lupo a noi.