Il Comune di Sgurgola è il più indebitato della Ciociaria e al trentesimo posto in Italia. È quanto emerge dal dossier stilato da Openpolis, il portale-progetto che si propone di "aprire" le amministrazioni pubbliche ai cittadini.

La classifica nazionale, realizzata costruendo un indice percentuale direttamente proporzionale al livello di indebitamento, ha riguardato anche i Comuni del Frusinate. Ma, per onor di cronaca, bisogna evidenziare che si riferisce ai dati finanziari del 2014. Sul podio dei centri più indebitati ci sono, oltre a Sgurgola (393, 24%) Pescosolido (301,96%) e Amaseno (262,92%).

Per un ente locale, viene evidenziato nello studio, l'indebitamento non è di per sé un elemento negativo, in quanto può servire a finanziare infrastrutture necessarie per la comunità. Detto questo, va tenuto conto della sua dimensione per capire se potrà essere sostenibile. Tra i capoluoghi regionali, invece il più "carico" di debiti è Rieti, con un indice del 127,31%, seguito da Frosinone (111,34%), Latina (98,35%), Viterbo (70,83,79%) e Roma (28,41%).

Ma tra i centri più popolosi della Ciociaria, in quinta posizione spicca Monte San Giovanni Campano (253,72%), in ottava Castrocielo (222,24%), in nona Pontecorvo (216,50%) e in decima Alatri (211,75%). Zero indebitamento (e dunque zero investimenti), invece, per Guarcino. Sempre tra i centri più grandi c'è Anagni al ventiseiesimo posto (143,58%), Ceccano al trentatreesimo (129,20%), Boville Ernica al trentaquattresimo (128,51%); Isola del Liri al trentacinquesimo (126,00%), Veroli al trentanovesimo (119,84%), Cassino al quarantunesimo (118,42%), Ceprano al quarantasettesimo (102,71%), Ferentino al cinquantaseiesimo (83,43%), Sora al sessantesimo (79,18%) e Fiuggi al sessantaquattresimo (74,91%).

Gli enti territoriali possono contrarre debiti solo per finanziare i propri investimenti. Si tratta della cosiddetta golden rule: le amministrazioni pubbliche non possono indebitarsi per pagare le spese correnti (come quelle per il personale o i servizi che eroga ai cittadini) ma solo per opere pubbliche e altri tipi di investimenti.

Questo principio, si evidenzia sempre nello studio, è stato addirittura inserito in costituzione con la riforma del titolo V nel 2001. Da allora,infatti, la nostra carta fondamentale recita all'articolo 119: «(…) I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento e a condizione che per il complesso degli enti di ciascuna Regione sia rispettato l'equilibrio di bilancio. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti».

Quindi il debito di per sé non deve essere letto come un dato necessariamente negativo, in quanto può essere impiegato per fornire alla propria comunità le infrastrutture necessarie al suo sviluppo sociale ed economico. Ovviamente, però, è un dato da tenere d'occhio per la salute del Comune e la sua futura solvibilità. Per questa ragione sulla piattaforma Openbilanci esiste un indicatore apposito per valutare l'incidenza del debito sul bilancio comunale. Per fare ciò, misura l'incidenza dei debiti totali (in bilancio e fuori bilancio) del Comune in relazione alle entrate correnti riscosse nel corso dell'anno. Più è alta questa percentuale, maggiore è il peso del debito per l'amministrazione locale.