Tutto nasce da un'intercettazione ambientale. Un colloquio carpito da una cimice nello studio dell'architetto Matteo Capuani, all'epoca dei fatti dirigente del settore Urbanistica del Comune di Frosinone, nell'ambito del procedimento sul centro Forum di piazzale Europa ha portato all'apertura dell'inchiesta sui lavori di adeguamento della Monti Lepini.

Il processo attualmente è pendente davanti al tribunale di Frosinone in composizione collegiale. Degli indagati iniziali solo l'ex consigliere Paolo Lacava ha scelto di uscire di scena patteggiando una pena a un anno e undici mesi. Ieri c'è stata una nuova udienza del procedimento che, oltre all'ex sindaco Michele Marini e Capuani vede imputati anche Alberto La Rocca, titolare della Delta Lavori e i suoi collaboratori, Mauro Tersigni e Andrea Alonzi, nonché il commercialista Beniamino Di Fazio, difesi dagli avvocati Marco Antonio Ottaviani, Dario De Santis, Vittorio e Antonio Perlini, Antonio Radice, Manuela Lancia, Francesco e Myriam Caroleo Grimaldi, Manlio Prioreschi e Domenico Marzi. Parti civili il Comune di Frosinone con l'avvocato Francesco Tarsitano, la Regione Lazio, con Sergio Usai nonché le ditte che non si sono aggiudicate la gara.

L'ultima udienza celebrata in ordine di tempo è stata dedicata al progetto. Sul banco dei testimoni è comparso anche l'architetto Francesco Acanfora. L'attuale dirigente del settore lavori pubblici, sottoposto alle domande del Pm Adolfo Coletta, ha prima ricordato che all'improvviso venne sollevato dall'incarico e che subito dopo al suo posto fu nominato proprio Capuani. Facendo, così, trasparire che tutto avvenne proprio per escluderlo da qualsiasi decisione sull'iter della pratica. Che chiese spiegazioni al segretario generale e al sindaco, ma non ottenne risposte.

Incalzato dalla pubblica accusa, ha anche sottolineato che il progetto iniziale, quello che ricevette il via libera da parte della Regione Lazio, venne successivamente stravolto. Allo stesso furono aggiunte una serie di opere che fecero lievitare i costi in maniera esponenziale. Tutto ciò comportò, quindi, uno stop del finanziamento. Ha precisato che fu lui, una volta tornato al vecchio incarico, che trasmise una dettagliata informativa alla procura della Repubblica.

«Quando ho preso visione degli atti – ha affermato – ho notato che il progetto definitivo si discostava in maniera evidente dal precedente. Le complanari erano state cancellate per introdurre lavori differenti: uno svincolo a ridosso del casello autostradale e un sottopasso a Madonna della Neve. Si era poi passati dai nove milioni di euro iniziali ai quasi quattordici. Tanto – ha argomentato - che subito dopo arrivò una lettera da parte della Regione Lazio che sospendeva l'erogazione del finanziamento. Proprio in virtù del fatto che era stata rilevata una difformità tra quanto approvato dalla Pisana, in fase di accordo di programma, e il progetto appaltato».

Acanfora, su sollecitazione dei giudici, ha riferito che al momento ci sono in atto una serie di contenziosi tra il Comune e le ditte appaltatrici. E per tale motivo il cantiere è fermo. Dal canto loro gli imputati hanno sempre respinto le accuse. E quando sarà la volta di ascoltare i testimoni a discarico cercheranno di dimostrare la regolarità delle operazioni svolte nell'assegnazione dell'appalto sulla Monti Lepini.