«Il modo più bello e giusto di vivere la Pasqua è quello di scoperchiare le tombe che ci troviamo davanti ogni giorno».

È denso di significato altro il messaggio di auguri che monsignor Lorenzo Loppa, vescovo della diocesi Anagni-Alatri, ha affidato a un video, anticipando il contenuto dell'omelia di oggi, nella cattedrale di Anagni e quella di mercoledì prossimo nella concattedrale di San Paolo, ad Alatri, in occasione della festa patronale di San Sisto.

Parole che risuonano in un territorio ferito a morte, dove sono ancora troppo forti il dolore e la rabbia, il senso di impotenza e la sete di giustizia per Emanuele Morganti, contro il seme della violenza che «deve essere estirpata e sfinirsi nel proprio deserto».

«Buona Pasqua - dice il vescovo - non soltanto ogni anno, ma tutti i giorni perché l'unico modo di vivere è quello di risorgere continuamente. Saremo nella gioia solo se sapremo dare gioia agli altri, avremo la pace solo se la sapremo riportare al prossimo. Quello che stiamo vivendo in questi tempi è un momento di emergenza assoluta: oltre a quelle mondiali, dalla Siria alla Corea del nord, l'immigrazione che si presenta con i dati di una catastrofe umanitaria, la violenza terroristica, la destrutturazione del matrimonio e della famiglia, l'emergenza ambientale ed epidemiologica, c'è un'emergenza legata alla violenza che si è abbattuta, soprattutto negli ultimi giorni, in questo nostro territorio e nella nostra Diocesi, con l'omicidio di Emanuele Morganti. Abbiamo bisogno di essere coinvolti nel dinamismo pasquale del Signore Gesù, che non è venuto ad insegnarci ad accettare la morte ma ad amare la vita, a rispondere al male con il bene».

La missione: educare i giovani

Monsignor Loppa sottolinea, nel suo messaggio pasquale, l'importanza di ripartire dalla tomba di Gesù Cristo, rimasta vuota per sempre; dall'asse straordinario di persone buone che vivono la loro vita ordinaria dedicandosi al lavoro e all'affetto dei propri cari. Ma, soprattutto, dai giovani, il nostro futuro.

«Il papa - ha detto il vescovo - ha proposto il Sinodo dei giovani nel 2018 e credo abbia fatto più che bene. La Chiesa ha bisogno di primavera e la primavera è la stagione dei giovani. Dedi chiamoci alla loro educazione, cerchiamo di mettere nel loro cuore valori, ideali, sogni e speranze, strappando il germe della violenza e rinviandolo al nemico di Dio e dell'uomo».

«La violenza viene da lontano»

«Anche chi dice stupido e pazzo a un fratello o a una sorella e lo pronuncia con rabbia, uccide. Un sentimento di ostilità coltivato negli anni e fatto crescere, alimentato dalla stessa violenza, contiene il germe dell'omicidio. I pozzi della nostra convivenza sono inquinati: la violenza è dappertutto. Cinismo, consumismo, prepotenza ci hanno fatto perdere il senso della giustizia come sguardo alla vita che tiene presente il bene comune e la dignità degli altri, che ci fa essere attenti ai disoccupati, ai poveri, ai diseredati».

La lentezza delle istituzioni

Già in occasione dell'omelia, pronunciata durante i funerali di Emanuele Morganti, il primo aprile scorso, monsignor Loppa ha denunciato la lentezza delle istituzioni, di chi dovrebbe educare i giovani: la famiglia, la comunità cristiana, la scuola, lo Stat, i mezzi di comunicazione. «Cosa stiamo mettendo nel cuore di questi giovani? Come li stiamo accompagnando negli snodi fondamentali della loro vita? - si chiede il vescovo nella parte conclusiva del messaggio pasquale - La non violenza si acquisisce in famiglia: è lì che si impara a non essere analfabeti del cuore, a non diventare come Caino. Nessuna tolleranza, dunque, verso la violenza - ribadisce l'alto prelato - Scegliere, invece, la non violenza come stile di vita».