I sindaci Antonio Como (Amaseno), Michele Antoniani (Vallecorsa), Giovanni Iorio (Villa Santo Stefano) e Andrea Antogiovanni (Lenola) nonché l'assessore santostefanese alla cultura Franca Colonia sono tra i primi firmatari di una petizione sottoscrivibile sul sito dell'Udi (Unione Donne in Italia) e tesa a «sensibilizzare le istituzioni - si legge dal testo della missiva congiunta - affinché venga evitata la diffusione di una nuova edizione del film "La Ciociara" in versione pornografica. Il capolavoro di Vittorio De Sica (tratto dal romanzo di Moravia, ndr) rappresenta la memoria di una delle pagine più tristi della Seconda guerra mondiale, che racconta l'orrore degli stupri di guerra ("Marocchinate", ndr) da parte delle truppe coloniali francesi», ricordi di cui «anche la nostra terra porta ancora ferite indelebili» e pertanto «chiediamo alle associazioni, alle donne e agli uomini delle nostre comunità e agli storici di unirsi a questa iniziativa».
E l'iniziativa nasce da una lettera aperta delle attiviste Simona La Rocca, Isabella Peretti e Vittoria Tola (presidentessa "Unione donne in Italia") in cui si chiede al premier Gentiloni, ai ministri competenti e ai parlamentari «se non sia un insulto grave alla memoria e al presente una pellicola hard su queste vicende» e «se si possa parlare di libertà di espressione o non sia anche questo un modo per minimizzare e giustificare» tali violenze attraverso «quello che sarebbe l'ennesimo oltraggio verso donne, uomini e financo bambini di ambo i sessi che» le «subirono» e «continuano a subirle in tanti parti del mondo». Le stesse La Rocca, Peretti e Tola sono le autrici del libro "Stupri di guerra e violenze di genere", presentato l'anno scorso anche alla Camera e al Senato. Il testo analizza lo stupro di massa come una potente arma di guerra che distrugge il nemico annientando il suo universo femminile e, tra gli "orrori" mondiali, sono sintetizzati i risultati e gli elaborati studenteschi relativi al progetto "Lungo la Linea Gustav: le vittime delle violenze e dell'oblio", attivato nel 2014 dai comuni di Amaseno, Vallecorsa e Villa Santo Stefano e patrocinato della Regione Lazio.
Lanciato l'appello, scatta la raccolta firme anti-remake.