«Pronti a rinunciare alle nostre indennità per il bene dell'Università». Francesco Cuzzi e Pasquale D'Andreti, rispettivamente senatore accademico e consigliere d'amministrazione della Cisl-Università, sono pronti a far la loro parte per aiutare l'ateneo a ripianare il maxi buco. Certo, una goccia in un oceano. Non certo sarà sufficiente a far rientrare gli oltre 30 milioni di euro che tra il 2011 e il 2014 non sono stati versati ai circa 600 dipendenti dell'Unicas per i contributi previdenziali. Ma permetterebbe comunque un risparmio di circa 10.000 euro l'anno. Per questo l'invito è rivolto a tutta la governance, accademica e non solo.

«Un buon esempio potrebbe venire dai politici a rinunciare ai vitalizi in questo periodo di crisi generale del Paese», spiega Cuzzi. E nel corso dell'assemblea che si è svolta venerdì al Campus con il rettore, il Dg, Coppotelli e il direttore Inas di Frosinone, Celletti, proprio quest'ultimo ha spiegato che «nel pubblico la prescrizione non esiste. Inoltre, in questo caso, è stato proprio l'ente a denunciare il mancato versamento dei contributi». Tradotto significa che la situazione è grave e va fronteggiata, non bisogna però creare falsi allarmismi ai dipendenti che possono andare tranquillamente in pensione. Ed anche gli stipendi - a dispetto di qualche voce messa in giro - si stanno comunque pagando con regolarità. Tutto risolto, dunque? Neanche per sogno. Perché anzitutto bisogna trovare un istituto disposto ad erogare gli oltre 30 milioni; poi vedere se si riesce a rottamare le penali con l'Inps (altrimenti il mutuo sarà di 40milioni) e, in ognic aso, l'ateneo sarà indebitato verosimilmente fino al 2050 (anno più, anno meno). Chi e perché ha fatto in modo che si arrivasse in questa situazione? Da una prima indagine condotta all''interno dell'ateneo sembrerebbe non trattarsi della strategia di un "uomo solo al comando", ma che erano varie le persone informate tra uffici, dirigenti e delegato al bilancio. E Trequattrini dunque, domani potrebbe rassegnare le dimissioni. Poi scatterà la "pulizia" negli uffici.

"Pensieri e parole" di Katia Valente

Trenta milioni di debiti e soprattutto di domande

Trequattrini docet? Partite di giro e residui passivi. Poste di bilancio che variano e che nascondono "inganni". Nessun arricchimento personale - per carità - ma l'amara constatazione di un silenzio che sparge olezzi di omertà. Per 4 anni, 48 mesi, 1460 giorni qualcuno non ha pagato cifre astronomiche dell'F24 senza che nessuno alzasse il dito, come si fa in classe, e dicesse al CdA che si stava compiendo uno scempio. Il più grosso da quando è sorto il "Sol per noctem"" facendo tramontare ora sogni gloriosi per tamponare l'emergenza. Neppure questo è il vero dramma, con la task force messa in campo dal rettore e la lucidità che guida il suo agire - riposato e sereno dopo il "sonno dei giusti" - la voragine nei conti andrà ridimensionandosi strada facendo. A tenere sotto schiaffo la serenità è la caccia al colpevole. Chi e perché nell'era Attaianese ha raccontato una storia e ne ha scritta un'altra? E perché il delegato al bilancio Raffaele Trequattrini non ha mai letto ad alta voce questa storia? Firmava e basta, fidandosi? Oppure sapeva? Coscienti che i bilanci non nascono da soli, dopo aver piantato il seme della contabilità, ma vengono elaborati pezzo dopo pezzo, chi ha assemblato la costruzione economica, aggirando ad arte il problema dei contributi? E chi doveva controllare gli uffici che pilotavano i "non pagamenti"? Chi ha dato l'ordine, ma anche chi non ha controllato? E i revisori dei conti? Come redigevano quelle, pur brillanti, relazioni di accompagnamento alle manovre economiche? In capo il rettore dell'epoca, poi il delegato al bilancio, poi gli esecutori materiali delle varie pratiche e i controllori. Una partita di... giro a quante mani?