Il buco da 31 milioni di euro continua a far discutere. Fuori e dentro l'ateneo. Risolto il giallo sulla formazione del debito, restano altri punti oscuri. La voragine nei conti si è creata tra il 2011 e il 2014, quando era rettore Ciro Attaianese mentre il suo delegato al bilancio era Raffaele Trequattrini.

Il "delfino" dell'ex rettore era designato alla successione ma, dopo aver conquistato la presidenza del Cosilam, si erano incrinati i rapporti con Attaianese. Sembrava comunque lo sfidante naturale di Betta alle elezioni. E invece, con un colpo di teatro, il 24 febbraio di due anni fa Trequattrini fece un passo indietro annunciando di sostenere proprio Betta. Che a gi gno dello stesso anno vinse con un consenso bulgaro. Per Trequattrini scattò in automatico la riconferma al bilancio, e la promozione a vicario. Ma il rapporto, tra i due, non è mai stato idilliaco.

Da febbraio 2015 a febbraio 2017, non si sono quasi mai visti insieme, se non alle cerimonie ufficiali. Scarsa empatia, e forse anche fiducia. Quando infatti scoppiò la vicenda del Durc negativo, Betta neanche lo avvisò. Quando si appurò che quei 31 milioni erano stati "nascosti" nelle partite di giro, Trequattrini - che per regola dovrebbe firmare il bilancio, dopo averlo redatto - disse di averlo saputo solo pochi giorni prima del Cda del 23 marzo: e nei giorni precedenti a quell'assise, mentre infuriava la bufera, lui se ne stava a distanza a Roma, nella sua abitazione, dicendosi all'oscuro di tutto. Ma tutti sanno che i bilanci del 2014 e del 2015 sono pubblici, pertanto nessun amministratore accorto potrebbe dire che era all'oscuro di tale vicenda.

Appare singolare, insomma, avere la delega al bilancio senza sapere cosa ci sia scritto proprio sul bilancio. Da qui forse scaturisce il comportamento di Betta che non ha informato il suo delegato a settembre, di fronte a quel Durc negativo. Anche perché non si parla di un ammanco di cassa. Non sono spariti i soldi, semplicemente è stato deciso da qualcuno di non pagare i contributi. E allora: che cosa nasconde questa manovra così azzardata? Ha voluto favorire qualcuno? Si mescolano interessi privati a interessi pubblici? E come fa il delegato al bilancio a non accorgersene? Come fanno i revisori dei Conti a non informare il Cda?

Tutte risposte che i diretti interessati dovranno fornire agli inquirenti che indagano mentre sul piano politico Trequattrini è stato già declassato. Appena scoppiò la vicenda del buco nei bilanci, con somma sincerità rivelò: «Ho saputo tutto solo una settimana fa». E sempre lui, al termine del famoso Cda, disse: «Non posso parlare della vicenda, lo farà il rettore».

Più che sulla graticola, Trequattrini sembra a un passo dall'addio alla poltrona. Anche perché, non si tratta solo di partite di giro (che pure un delegato al bilancio dovrebbe ben conoscere e tenere sotto controllo) ma, spulciando nel consuntivo del 2014 e del 2015, consultabile in rete, la situazione debitoria si vede a occhio nudo nei residui passivi. Prima si parla di 30 milioni, poi dei famosi 31milioni. Appare abbastanza grave, quindi, che il delegato al bilancio che insegna in ateneo e dovrebbe conoscere le regolare basilari della buona amministrazione, cada dalle nuvole alla "scoperta" del debito.

Ora che rettore e Dg sono cambiati, lui è rimasto l'unico della partita (non solo di giro) a restare in piedi. Per quanto? Forse le pressioni anche interne hanno già fatto balenare l'idea delle dimissioni nella testa di Trequattrini. Sicuro c'è un vertice a due lunedì mattina, pare, nella stanza del rettore.