Liberarsi facilmente dei debiti accumulati e non incorrere nella bancarotta. Sono le dirette conseguenze del proliferare dei concordati preventivi. Ovvero procedure concorsuali nate per ristrutturare il debito e consentire (magari attraverso il subentro di un nuovo soggetto imprenditoriale) la continuità dell'attività produttiva e la tutela del personale. Evitando così il fallimento. Ma le sfaccettature, a quanto pare, sono molteplici e spesso al limite della legalità.

A mettere sotto la lente tale fenomeno è il procuratore di Frosinone Giuseppe De Falco. Il capo dei magistrati ha, infatti, dato mandato di verificare tutte le richieste. Il fenomeno è finito anche al centro di una segnalazione che lo stesso De Falco ha inviato al procuratore generale presso la corte d'Appello di Roma. Facendo notare che si registra una diminuzione dei reati di bancarotta collegati allo stato di dissesto delle aziende.

«In proposito – evidenzia il procuratore di Frosinone nella relazione - appare verosimilmente rilevante il frequente ricorso al concordato preventivo che consente di evitare, o almeno di ritardare, il fallimento e dunque il venir meno del delitto di bancarotta». Il concordato preventivo, infatti, è una procedura concorsuale diversa dal fallimento: la società viene affidata a un commissario che procede alla catalogazione di attività e passività. La quantificazione porta a definire una percentuale di rientro del buco di bilancio, pagando i creditori.

«Si è giudicato indispensabile– aggiunge De Falco – un monitoraggio attento dei concordati, in quanto possono costituire un mezzo fraudolento per mascherare uno stato di dissesto privo di possibilità di risanamento e, quindi, un veicolo per condotte distrattive che sono comunque penalmente rilevanti». Spesso accade pure che un terzo soggetto imprenditoriale rilevi la società, che così riparte. Si liquida, quindi, quel che resta dell'impresa e si riparte con una newco libera da ogni debito pregresso. Ed è qui che il limite della legalità rischia di essere superato.

Tra l'altro in questa procedura non è solo una questione di denaro pagato o meno ai fornitori, ma anche di posti di lavoro. Il dipendente di fatto perde il posto di lavoro, viene messo in cassa integrazione straordinaria, terminata la quale non c'è una prospettiva di lavoro in un''altra impresa. Nella newco, infatti, finisce solo una minima parte dei lavoratori. Nel mirino della procura di Frosinone potrebbero finire anche eventuali società creata ad hoc che riacquistano i beni in concordato a prezzi stracciati, liquidando i creditori con cifre irrisorie.