«La Cisl ha perfettamente ragione: davanti alla drammaticità della situazione economica (e naturalmente sanitaria) la politica risponde pensando ai rimpasti». Così Guido D'Amico, presidente nazionale di ConfimpreseItalia.

Spiega: «Le piccole e medie imprese della provincia di Frosinone sono alle prese con uno scenario che definire complicato è un eufemismo. In tantissimi hanno chiuso, molti altri non ce la fanno. Bisognerà rendersi conto che siamo già nel baratro. E invece non succede nulla. Ho letto che in provincia di Frosinone sono stati 34.000 i beneficiari della cassa integrazione. Un numero enorme, che evidenzia la difficoltà di un annus horribilis.

In dieci mesi è stata erogata più cassa integrazione dei dodici anni precedenti e questo è indicativo. Ma ripeto: in Italia non è stata adottata l'unica misura che doveva essere presa, vale a dire quella dei finanziamenti a fondo perduto. Poi anche sul versante dei cosiddetti "ristori", ci rendiamo conto di quelli che sono i "ristori" in Germania e di quelli che sono in Italia?».

Aggiunge Guido D'Amico: «Ma ci sono altre cose che sinceramente non possono non destare preoccupazione. Per esempio le nuove regole dell'Autorità bancaria europea sui debitori in default. Una normativa che andrà in vigore dal primo gennaio 2021. Ci sono diverse disposizioni. Una prevede la segnalazione in Centrale rischi della Banca d'Italia se c'è uno sconfinamento da un debito (prestito, scoperto): sconfinamento di 100 euro e dell'1% per privati e imprese con un'esposizione fino ad un milione di euro. Oppure di 500 euro e dell'1% per imprese con esposizione maggiore di 1 milione di euro.

Ci sono altre disposizioni nelle quali si fa riferimento al singolo rapporto finanziario con impossibilità di compensazione. C'è quindi l'effetto domino tra tutti i rapporti per imprese che superano 1 milione di euro. Ora, le regole servono e ci mancherebbe altro. Ma credo pure che bisognerebbe rendersi conto del periodo che si sta vivendo, che stanno vivendo le imprese. Poi insisto sempre sul fatto che le micro e piccole aziende non hanno le possibilità dei grandi gruppi».

Continua D'Amico: «Esattamente un mese fa dissi che allora doveva essere disposto un lockdown generale, per aiutare il sistema sanitario ed ospedaliero e per fermare significativamente la curva dei contagi.
Per poi provare a ripartire durante il periodo natalizio.
Questo non è stato fatto e purtroppo quanto sta succedendo ora conferma che avevo ragione. La curva dei contagi è scesa, ma non a livelli tali da poter programmare una ripresa. Anzi, per Natale si stanno valutando ulteriori strette.

Il Governo sta pensando ad altro: alle cabine di regia, al rimpasto, alle verifiche. E se davvero, come dicono molti esperti, ci sarà la terza ondata, allora la situazione non sarà ulteriormente sostenibile. I consumi sono fermi e gli imprenditori in queste condizioni non possono pianificare e programmare nulla. Noi avevamo proposto l'anno bianco fiscale. Quello che proprio non si capisce è che la crisi economica è di dimensioni mai viste prima. Nel senso che sono crollati i consumi e si è fermata la produzione in moltissimi settori.

Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, non possono rappresentare la soluzione a questa crisi.
Considerando pure che non è che siano arrivati sempre in maniera puntuale: dalla cassa integrazione ai lavoratori al sostegno alle imprese, specialmente quelle piccole e piccolissime. La pandemia non è colpa di nessuno, ma la gestione poteva essere diversa.
Esistono dei settori, dal turismo alla ristorazione, completamente travolti dagli effetti della pandemia.
E lo ripeto ancora una volta: la vera sfida da vincere è quella di non far chiudere chi è rimasto aperto».