Era stata annunciata e alla fine la rivoluzione copernicana nel tpl laziale ci sarà. Il trasporto pubblico locale sarà garantito in tutti i comuni del Lazio.
Questo l'obiettivo della proposta di delibera firmata dall'assessore regionale, Mauro Alessandri, approvata dalla competente commissione di settore, la sesta.

Il "nuovo modello di trasporto pubblico locale", elaborato anche col contributo dell'Università Sapienza, prevede una suddivisione di tutti i comuni del Lazio, a eccezione dei capoluoghi di provincia (Frosinone, Latina, Roma, Rieti e Viterbo), che sono esclusi dalla riorganizzazione al pari di Ponza e Ventotene, in 11 unità di reti: Tirreno nord (20 comuni per una popolazione di 338.490 abitanti), Valle del Tevere (31 comuni per 265.153 abitanti), Valle del Sacco (27 comuni per 223.411 abitanti), Castelli Romani (16 comuni per 350.948 abitanti), Valle dell'Aniene (43 comuni per 209.515 abitanti), Tuscia (52 comuni per 211.714 abitanti), Reatino (67 comuni per 80.532 abitanti), Terra di Lavoro (34 comuni per 123.313 abitanti), Ciociaria (47 comuni per 268.849 abitanti), Litorale Sud (14 comuni per 387.579 abitanti) e Sud Pontino (20 comuni per 273.716 abitanti).

I comuni della provincia di Frosinone sono distribuiti su quattro unità di rete: Valle del Sacco, Valle dell'Aniene, Terra di lavoro, Ciociaria.
Per ogni unità, l'Astral bandirà una gara per reperire gli operatori in grado di garantire il trasporto pubblico a ogni Comune. In realtà potrebbe essere bandita più di una gara in alcuni casi. Ad esempio, è probabile che l'unità di rete Litorale Sud (che coprende un territorio che va da Pomezia a scendere fino a Sezze) per la sua vastità richieda più di un lotto di gara. Con questo nuovo sistema la Regione conta di «conseguire, nel medio periodo, rilevanti miglioramenti in termini di economicità, efficienza e produttività del servizio di trasporto pubblico locale regionale, attraverso la stima del fabbisogno trasportistico dei Comuni –si legge nello schema di delibera approvato – seguendo la domanda di mobilità e definendo, in particolare, i nuovi servizi minimi attraverso una maggiore equità nella distribuzione delle risorse finanziarie, incentivando un miglioramento nell'efficienza del loro utilizzo, ridefinendo la stima di fabbisogno trasportistico dei Comuni e superando il criterio della "spesa storica"».

La produzione storica di questi servizi comunali di trasporto ha visto fin qui il 52% dei territori del Lazio (196 pari a 384.351 abitanti) senza Tpl.
Con il cambio di paradigma e un investimento di 62 milioni di euro, la Regione intende garantire il diritto alla mobilità, assicurando i servizi minimi di tpl in tutti i comuni. Quelli che hanno ancora in corso un affidamento a soggetti privati, in virtù di vecchie gare, potranno portarlo a termine, dopodiché rientreranno nei servizi banditi per le unità di reti.

Incassato il via libera dalla commissione, la delibera tornerà a breve in Giunta per la definitiva approvazione.
Poi la palla passerà all'Astral che procederà con la pubblicazione di un avviso di preinformativa delle gare, dopo avere interloquito con i Comuni su eventuali sottolotti per ogni unità di rete e sui percorsi minimi.
Cambierà il criterio della distribuzione delle risorse regionali (62 milioni): saranno ripartite non più sulla base della spesa storica ma rispondendo agli effettivi fabbisogni di mobilità dei territori.
In tal modo le risorse saranno distribuite tra tutti i 377 comuni laziali (esclusa Roma) e non più solo ai 181 comuni attuali (la cui copertura riguarda l'87% della popolazione regionale). Le risorse saranno assegnate su criteri di equità ed efficienza, basati su uno studio sulle reali esigenze di mobilità che hanno i territori, attraverso il quale sono stabiliti i servizi minimi.