Semaforo verde definitivo alla riforma delle Camere di Commercio. Lo ha acceso la Corte Costituzionale.
Sul sito della Consulta si legge: «In particolare, in coerenza con la sua costante giurisprudenza, la Corte Costituzionale ha ritenuto che non vi sia stata una violazione del principio di leale collaborazione tra lo Stato e le Regioni per le plurime interlocuzioni che il Governo ha avuto con le autonomie regionali».

La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.
Nella camera di consiglio del 23 giugno la Corte ha esaminato «le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio sulla legge delega e sul decreto legislativo di riordino delle Camere di Commercio».

Il Tar lamentava «la violazione del principio di leale collaborazione tra le istituzioni perché la legge di delega prevedeva il parere, anziché l'intesa, tra lo Stato e le Regioni sul decreto legislativo di attuazione».
Evidenzia la Consulta: «In attesa del deposito della sentenza, l'ufficio stampa della Corte fa sapere che le questioni sono state dichiarate non fondate».

Il peso della fusione
A questo punto riprende l'iter interrotto nei mesi scorsi.
Ma la strada è tracciata: si procederà con la sede camerale unica del Basso Lazio, vale a dire con l'accorpamento tra Latina e Frosinone. Un ente che potrà contare su qualcosa come 125.000 imprese, con un patrimonio netto aggregato di 25 milioni di euro.
La sede legale della Camera di Commercio è stata individuata a Latina, mentre a Frosinone ci sarà quella secondaria. Prevista un'unica azienda speciale.
Sarà l'ottava Camera di Commercio in Italia, con un peso specifico enorme sul piano della rappresentanza e dei grandi numeri.

Cosa succede adesso
Il consiglio camerale sarà formato da 33 membri.
Il 10 febbraio scorso il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti aveva firmato un decreto per stabilire le nuove determinazioni «in ordine all'individuazione delle organizzazioni alle quali spetta designare i componenti del consiglio e l'assegnazione dei seggi attribuiti».
Una questione tecnica che aveva a che fare con le dinamiche degli apparentamenti. Nella sostanza, però, la suddivisione dei seggi per settori di attività economica è la seguente: 3 all'agricoltura, 3 all'artigianato, 6 all'industria, 7 al commercio, 1 alla cooperazione, 2 al turismo, 2 a trasporti e spedizioni, 4 ai servizi alle imprese, 1 a credito e assicurazioni, 1 ai cosiddetti "altri settori", 1 alle associazioni di tutela degli interessi dei consumatori e degli utenti, 1 alle organizzazioni sindacali dei lavoratori, 1 agli ordini professionali.

Il passo indietro
Marcello Pigliacelli si è ritirato dalla corsa per la presidenza della Camera di Commercio del Basso Lazio. Al quotidiano L'Inchiesta, in un'intervista rilasciata al direttore Stefano Di Scanno qualche giorno fa, Pigliacelli ha detto:«Mi fermerò qui. Per queste considerazioni amare, in effetti il presidente pro tempore (ndr: della Camera di Commercio di Frosinone) si fermerà qui nel mondo camerale. Non per paura di nulla. Ma non mi candido. Solo io potevo difendere la provincia di Frosinone. Adesso arrivano quelli di Latina, dove ci sarà per legge la sede dell'ente camerale unificato». Dichiarazioni rilasciate in un contesto di accese polemiche che però nulla avevano a che fare con le dinamiche del nuovo ente camerale. Ora il via libera da parte della Corte Costituzionale.

Un'occasione storica
In realtà i territori delle province di Latina e Frosinone hanno un'opportunità unica. Irripetibile. Occorre una classe dirigente all'altezza, rappresentativa di una governance ampia, legittimata e condivisa, capace di andare perfino oltre i confini delle associazioni.Una Camera di Commercio "ad includendum", in grado di confrontarsi da protagonista nei vari tavoli nazionali e regionali. Un ente che non abbia colorazioni politiche e che con la politica si misuri da una posizione di autonomia e di indipendenza. Sulla base di un background esclusivamente ed orgogliosamente economico.

L'ottava realtà italiana non può che entrare dalla porta principale, a rivendicare le ragioni di un territorio unico.
Soltanto così le province di Frosinone e Latina potranno effettuare un salto di qualità ampiamente alla portata.
Nell'ambito perfino di una competizione virtuosa con Roma. Per dare finalmente risposte al territorio, a chi è in trincea. L'imperativo categorico è uno soltanto: volare alto. Non sarà neppure pensabile limitarsi all'ordinaria amministrazione.

Le due province hanno bisogno di interventi strutturali che adesso appaiono alla portata per quel peso specifico del quale parlavamo prima. Un peso specifico dato dalla forza e dalla serietà delle aziende, delle associazioni e di un sistema che ha tante eccellenze.
Niente guerre di campanile e zero manuale Cencelli.
Certe dinamiche non potranno avere diritto di cittadinanza. E basta pure con quei rigurgiti da "derby" che evidenziano un "infantilismo" da archiviare.

La Camera di Commercio del Basso Lazio ha bisogno di una classe dirigente senza complessi da "ex".
Non ha bisogno di caselle, di rivendicazioni, di pesi e contrappesi che finirebbero soltanto con l'appensantire sul nascere le ali di chi invece deve spiccare il volo.
Indipendentemente da chi ricoprirà il ruolo di presidente, il futuro si conquista con un'impronta di pura imprenditorialità. A fare la differenza dovranno essere i progetti, le proposte, le competenze, il merito, l'unità, le sinergie, la capacità di intercettare fondi e idee. Da un lato lo sbocco al mare, dall'altro l'Alta Velocità.
Un territorio unito. Da vincere c'è la sfida dello sviluppo.