«Il 37% delle micro e piccole imprese ciociare della nostra associazione non ha riaperto. Se sono preoccupato? Moltissimo. Anche di un'altra cosa per la verità: mi riferisco al rischio dell'usura».

Non usa mezzi termini Guido D'Amico, presidente nazionale di ConfimpreseItalia. Intanto i conti: in provincia di Frosinone sono circa mille le micro e piccole imprese associate a Confimprese. Il 37% si traduce in 370 attività che non hanno riaperto i battenti.
«Non possono farcela in queste condizioni», chiosa D'Amico.

Che poi argomenta: «Parlo di attività commerciali e turistiche, soprattutto di alberghi e bar. E faccio riferimento, in particolar modo, alle zone di Frosinone, Cassino, Fiuggi e Ferentino. Quelli che hanno aperto lo hanno fatto sulla base di un atto di coraggio.
Ma sinceramente sono sconfortato. E la dico tutta: non credo che qualcuno di quel 37% possa riaprire, anzi temo, invece, che chi fa parte del 63% che ha rialzato le saracinesche possa non farcela a proseguire.
Certamente arrivano segnali incoraggianti da alcuni settori dell'artigianato: mi riferisco in particolar modo a barbieri e parrucchieri. Ma è anche vero che venivamo da un lockdown lunghissimo e durissimo.

Ma voglio dire una cosa: come possono riaprire in queste condizioni e con queste regole i ristoratori? Mi riferisco alle distanze e a tutte le altre norme. Chi ha un'attività piccola, come fa a non lavorare in perdita? Perché poi gli stipendi bisogna pagarli, le bollette pure, i fornitori anche. C'è chi mi ha detto: presidente, perdo di meno se resto chiuso».

Continua D'Amico: «In realtà l'unica soluzione è rappresentata dai contributi a fondo perduto.
È paradossale che il Governo li auspica dall'Unione Europea per il nostro Paese (giustamente), ma poi non li prevede per le aziende. Rinviare le scadenze non serve, così come i prestiti lasciano il tempo che trovano.
Qui parliamo di attività che devono fare i conti con un fatturato azzerato. Come potranno restituire i soldi? Come potranno sopportare altri debiti? Quanto al Decreto Rilancio, ma di cosa stiamo parlando? Dico sul serio: la conversione in legge arriverà tra fine luglio e inizio agosto.

Quando saranno disponibili i soldi? Non prima di settembre.
Cosa non funziona? Il Governo non ha sbloccato il nodo della liquidità. L'unica maniera era rappresentata dai contributi a fondo perduto alle imprese: micro, piccole, medie e grandi. Così non possiamo farcela.
Anche i 25.000 euro alla fine rappresentano un ulteriore debito da onorare. Come si può fare? È impossibile.
Stiamo parlando, soltanto per una provincia come quella di Frosinone, di 370 micro e piccole attività che non hanno riaperto. Ma ci rendiamo conto dei drammi familiari ed economici?».

Aggiunge poi Guido D'Amico: «Poi c'è il rischio dell'usura, che si percepisce, diciamo pure che si respira. È evidente che parliamo di un pericolo che si può palesare. D'altronde basta leggere quello che scrivono le associazioni anti-usura. Fra l'altro nella nostra regione, e quindi anche in provincia di Frosinone, ci sono delle statistiche abbastanza chiare.
E c'è stato un segnale importante pure da parte della Regione Lazio, a proposito dell'implementazione del fondo anti-usura. Ripeto: il pericolo che possano allungarsi i tentacoli dell'usura è fortemente percepito.

Sono certo che le autorità competenti, a cominciare dalla Prefettura, hanno la guardia altissima e in questo periodo verificheranno nei minimi particolari tutte le compravendite sospette di attività commerciali e produttive che dovessero verificarsi. Vanno controllati tutti gli atti, ogni singolo foglio. Se abbiamo presentato delle denunce? No, non ci sono denunce perché non abbiamo atti o prove. Però posso assicurare che c'è una percezione strisciante ma chiara di questo tipo di rischio».

Conclude D'Amico: «È esattamente per questo che abbiamo accolto positivamente la costituzione da parte dell'Amministrazione regionale di un fondo di 400.000 euro, che permetterà alle famiglie ed alle aziende del nostro territorio di ottenere contribuiti fino a 3.000 euro attraverso le associazioni e le fondazioni antiusura iscritte all'Albo regionale e presso il Mef.
Siamo tutti perfettamente consapevoli che la battaglia contro il Coronavirus, in questa Fase Due, comprende anche la lotta al sovraindebitamento. La criminalità, come sempre, non deve trovare nessuno spazio vuoto dove infilarsi. Ecco perché cittadini e imprese vanno garantiti a cominciare dalla prevenzione di certi fenomeni. Come associazione di categoria manterremo la guardia altissima, pronti a denunciare qualunque tipo di episodio del quale dovessimo venire a conoscenza».