Sul "Decreto Rilancio", che dovrebbe far ripartire l'Italia dopo l'emergenza, si sta abbattendo una bufera di polemiche. L'ultima l'ha sollevata il presidente dell'Ais, Associazione Imprese di Servizi, Nino Carmine Cafasso, noto giuslavorista e consulente del Lavoro.
In sintesi, Cafasso denuncia i ritardi nei pagamenti della Cig, che ricadono sulla pelle dei lavoratori.
E invita perentoriamente il Governo a intervenire per scongiurare scontri sociali.

Una prospettiva che potrebbe essere alimentata anche dal divario tra Regioni. Infatti è del 2,53% la percentuale di ammortizzatori sociali erogati in Lombardia, del 10,6% nel Lazio e del 43% in Campania. «Abbiamo 9,1 milioni di lavoratori che hanno presentato la domanda per la Cig e soltanto 6,2 milioni sono stati soddisfatti  - afferma il presidente dell'Ais - Risultato? Tre milioni di loro sono senza stipendio da due mesi. Ancora più penalizzati quanti devono districarsi con il nodo della Cig in deroga, riservata alle imprese con meno di 5 dipendenti e alle altre aziende che normalmente non avrebbero accesso alla cassa ordinaria.

Il procedimento, in questo caso, è particolarmente complesso  spiega Cafasso e prevede un accordo delle Regioni con i sindacati, un'istruttoria regionale, la trasmissione all'Inps, il tutto attraverso una procedura complessa e travagliata. Soltanto in seguito avviene il pagamento. Pertanto, il budget è dello Stato, ma ci sono procedure regionali con ben 21 regolamentazioni diverse, che stabiliscono i termini per il pagamento del sussidio, e con altrettante Regioni non preparate a gestire la mole di richieste arrivate».

Da qui il divario citato all'inizio tra regioni sui pagamenti della Cig. Ma a questo punto, il giuslavorista si chiede: «A chi dobbiamo attribuire il ritardo nella lavorazione delle pratiche? All'Inps o alle Regioni? Intanto nella bozza del "Decreto Rilancio" diramata dai media, si parla di Cig prolungata a 3 settimane invece che 9, per mancanza di copertura. Si aspetta ancora la conferma del Ministero del Lavoro sul superamento di questa ambigua obiezione».

Dunque, per Nino Carmine Cafasso è stato un grave errore la scelta di ricorrere a un procedimento così farraginoso, che ha messo in crisi il sistema.
«Per non parlare  - aggiunge - dei ritardi dovuti a un "Decreto aprile" mai nato e a un "Decreto maggio" che non si sa bene quando sarà approvato.
L'irresponsabilità di alcuni non può diventare la responsabilità di lavoratori e aziende. Il Governo deve intervenire urgentemente per superare i ritardi che si stanno accumulando nell'erogazione della cassa integrazione».

Ritardi che possono essere risolti attraverso «una semplificazione per garantire la liquidazione rapida degli importi spettanti. Il lavoro che si sta svolgendo è immane osserva il presidente dell'Ais ma un'attività h24 7 giorni su 7 vale la soddisfazione di vedere pagata la cassa integrazione ai lavoratori delle nostre aziende».
Senza dimenticare, però, il dramma che stanno vivendo gli artigiani «con gli ulteriori e immotivati, oltre che incostituzionali paletti dell'Fsba; e gli stagionali che non prenderanno l'indennità se hanno lavorato anche un solo giorno nel2020», rimarca Cafasso.

Non a caso migliaia di famiglie italiane versano in grave difficoltà. «Aumentano gli episodi di disperazione collettiva - avverte - ll rischio di frizioni sociali è alto. E noi non vogliamo essere correi per le inadempienze dello Stato».

Il giuslavorista conclude con un appello: «Tutte le istituzioni coinvolte ovvero il Governo, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, il presidente dell'Inps Pasquale Tridico, le Regioni sono chiamate a uno sforzo responsabile. Il momento è delicato e non è stato facile gestire l'emergenza Coronavirus, ma non bisogna mai perdere di vista che il lavoro è un diritto fondamentale.
E chi rappresenta lo Stato non può dimenticarlo».