Una violenza di branco. Una violenza brutale per la quale sono stati chiamati a risponderne in sei. Si tratta delle persone arrestate lunedì dai carabinieri con l’accusa di aver ripetutamente violentato una ventenne di Castro dei Volsci. Gli arrestati sono Ferdinando Di Silvio, 36 anni, Antonio De Silvio, 32, Elvis DeSilvia, 27, Angelo De Silva, 27, Adriano Di Silvio, 26, ed Elvis Di Silvio, 23, tutti di Frosinone. Ieri per loro erano in programma gli interrogatori davanti al gip Pierandrea Valchera che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare.

I sei più un settimo al momento latitante sono accusati di aver attratto, con l’inganno la ventenne e averla condotta in un casolare confiscato nelle campagne di Ferentino. Lì, lo scorso settembre, l’avrebbero immobilizzata su una sedia per violentarla. La donna sarebbe stata gettata poi a terra sul fieno dove a turno il branco avrebbe compiuto una serie di atti sessuali sulla poveretta. Che solo alla fine trovò la forza di respingere a calci l’ultimo assalto, mandando in fuga tutti gli altri. Quindi, a piedi, per strade che non conosceva riuscì a imbattersi in una ragazza che la soccorse e indicò ai carabinieri come raggiungere il luogo della violenza. La ventenne aveva conosciuto su internet uno degli uomini finiti poi in manette. E con loro si era per un po’ frequentata. Ad assisterla ci sarà l’avvocato Mario Cellitti.

Davanti al giudice hanno respinto le accuse Adriano Di Silvio, 26 anni, e Angelo De Silva, di un anno più grande. Entrambi difesi dall’avvocato Tony Ceccarelli hanno parlato di un gioco erotico. Per loro, insomma, non c’è stata nessuna violenza: la ragazza sarebbe stata consenziente. I due hanno fatto riferimento anche a un altro episodio nel quale ci sarebbero stati altri approcci sessuali tra le parti. Hanno invece negato di aver preso parte alla violenza e perfino di esser stati presenti in quel casolare Antonio De Silvio, 32, Ferdinando Di Silvio, 36, ed Elvis De Silvia, 27, tutti difesi dall’avvocato Raffaele Maietta.

Davanti al magistrato hanno spiegato le proprie ragioni, respingendo tutti gli addebiti che vengono loro mossi. Stesso copione per Elvis Di Silvio, assistito dall’avvocato Emanuele Carbone. Anche questi ha negato di aver avuto un ruolo nell’aggressione a sfondo sessuale, ma anche di esser stato presente nel casolare nel momento in cui, secondo le accuse, la ragazza veniva violentata.

Ha spiegato di aver appreso della violenza solo successivamente, quando la notizia è stata riportata dai giornali. Al termine dell’interrogatorio, la difesa si è riservata di produrre una serie di documenti come prove a discarico, compresi i tabulati telefonici che indicherebbero l’assenza dell’accusato sul luogo dell’agguato.