Una sponsorizzazione non si nega a nessuno. Soprattutto se di mezzo c’è lo sport nazionale e la squadra del paese. È quello che deve aver pensato l’ex presidente dell’Anagni calcio Nino Versi, 46 anni. Che, però, non coincide con quello che pensa l’Agenzia delle Entrate. Ecco allora che, spulciando sulle fatture emesse dal club in favore di alcuni imprenditori della zona, l’Agenzia delle Entrate ha messo nel mirino l’uomo, a sua volta un imprenditore nel settore delle costruzioni. Versi, che è difeso dall’avvocato Giampiero Vellucci.

L’ex proprietario della squadra di calcio è finito allora sotto processo per le accuse di evasione fiscale, false fatturazioni ed evasione dell’Iva. Ieri, davanti al tribunale di Frosinone, si è aperto il procedimento a carico del presidente dell’Anagni, in carica dal 2004 al 2008. L’obiettivo, sul campo, era quello di risalire nel calcio che conta.

Ma la squadra è rimasta in Promozione. In tanti, però, almeno stando alla ricostruzione fatta dall’Agenzia delle entrate avevano deciso di aiutare l’undici della Città dei Papi. In pratica non c’era imprenditore della zona che non avesse in qualche modo contribuito al sostentamento della squadra.

Tra le varie casuali, quella della sponsorizzazione era una voce spesso ricorrente. Spulciando tra le varie fatture, gli agenti deputati al controllo hanno scoperto sponsorizzazioni da serie maggiore, fatture anche da 100 o 150 mila euro. Un po’ sospette per tirare due calci al pallone nelle serie minori hanno pensato all’Agenzia delle entrate che sono andati a ritroso. E così hanno visionato la documentazione del club. E hanno scoperto che i conti non tornavano.

Per l’Agenzia delle entrate ci si è trovati di fronte a una frode fiscale in piena regola. Gli sponsor versavano una certa cifra, che però veniva gonfiata in fattura. Il tutto producendo un duplice vantaggio: alle aziende che potevano portare in detrazione una somma maggiore, alla squadra di calcio, e ancora agli stessi sponsor che, stando alle accuse, sarebbero in parte rientrati dalle spese con lo storno in contanti di una parte della somma.

Tutto questo ora dovrà provare la procura di Frosinone che ha portato in giudizio l’ex patron dell’Anagni. Gli ispettori dell’Agenzia delle entrate in aula hanno ricostruito i vari passaggi, spiegando i dubbi emersi durante i controlli. Dubbi che ora potrebbero estendersi anche in altri settori e in altre categorie.

Il sospetto è che l’Anagni non sia un caso isolato è fondato. Ma soprattutto che anche altre società sportive, pur di sopravvivere e ottenere qualche contributo, si siano prestate all’emissione di false fatture. Saranno i controlli a stabilire, dunque, se anche altre società sportive hanno fatto lo stesso. Intanto, il patron dell’Anagni dovrà difendersi dalle accuse che gli vengono mosse contro per quelle fatture, ritenute un po’ troppo generose.