Loro sono Americo Roma, Andrea Ardovini e Domenico Iorfida. Cercavano un nome che rappresentasse il locale aperto a Ceccano esprimendo l'azione di lavorare e plasmare l'immateriale. Perché loro questo fanno, mettono in rete e in collaborazione professionisti dei diversi settori della cultura per dare vita ad eventi di qualità e dimensione all'altezza dei circuiti nazionali. Il nome è Utopia.

Perché a Ceccano?
«Perché non a Ceccano? Esistono realtà, in territori a prima vista depressi, che fanno della cultura, della musica o dell'informazione una risorsa economica primaria. Tendiamo tutti a dimenticare che i luoghi sono prima di tutto le persone che li vivono, il motore di Officine Utopia è composto da professionalità della cultura e dello spettacolo nate e formate in Ciociaria. Valorizzare l'immateriale e le risorse umane locali, questa è la nostra idea principale».

Chi ha ideato il logo e cosa sintetizza?
«Una mano che tocca le nuvole. Il logo è ideato e realizzato dalla designer e artista Yuliya Volpe».

Musica dal vivo ma anche cabaret. A quale pubblico vi rivolgete?
«Ci rivolgiamo a tutti coloro che vogliono passare una serata "piena". Lo spettacolo e le arti per natura servono a "riempire" la vita delle persone».

Perché i live?
«La musica per definizione è l'arte che più accompagna la quotidianità delle persone. È il punto di convergenza più "pop" tra arte e tempo libero. La nostra provincia ha una storia importante in questo settore, grazie ai festival, agli eventi e al lavoro di associazioni e appassionati, di tanti professionisti, del Conservatorio».

Quali sono le vostre proposte musicali?
«Investiamo sulla musica originale e su tutto quello che ruota intorno all'immaginario del pop e del rock, che sono parte fondamentale del panorama musicale mondiale. Dai dj di Virgin Radio, a Glen Matlock dei Sex Pistols, fino al "premio Tenco" Francesco Motta. Ma anche tanti giovani musicisti locali. Premiamo prima di tutto la qualità e in seconda battuta il riscontro del pubblico».

Siete in contatto con delle radio?
«Lavoriamo molto con i dj di Virgin Radio con i quali si è instaurato un rapporto di collaborazione fondamentale per la nostra programmazione artistica, ma anche per la loro presenza dal vivo nel centro Italia, essendo la radio di base a Milano. Abbiamo rapporti con tante realtà nazionali di settore che trovano sfogo sul nostro palco».

Perché la scelta di fare anche cabaret?
«Il cabaret come la stand-up comedy e l'avanspettacolo sono un pezzo imprescindibile dell'intrattenimento: piace e diverte sia noi che il nostro pubblico»

Nel vostro locale si viene anche per bere una birra? Cosa c'è dietro al bancone?
«La ristorazione come i drink alle Officine sono sempre legati agli eventi sul palco, non siamo un pub o un ristorante, però abbiamo birra artigianale di qualità assoluta, ma anche cocktail, tra l'altro quello che ha riscosso più successo è proprio "Utopia". Insomma, si può bere bene durante l'esibizione di artisti, di fama nazionale o internazionale, senza andare per forza a Roma o a Napoli».

Officine Utopia è un progetto che si ferma a questi eventi o è qualcosa di più ampio che potrebbe toccare in seguito altre forme espressive?
«Abbiamo già ospitato, a gennaio, la mostra fotografica di Giulio Paletta, un fotoreporter milanese che pubblica su tante riviste come il National Geographic. Puntiamo a rappresentare un centro di aggregazione culturale per tutto il territorio, per gli addetti ai lavori che non trovano spazi adeguati e per gli appassionati che fino ad oggi sono dovuti emigrare verso lidi più felici. Vogliamo aggregare e produrre progetti culturali, dentro e fuori dalle Officine».

Quanto conta, Americo, la tua esperienza pregressa come organizzatore di Etnika rock?
«Etnika Rock fa parte del mio bagaglio personale come di quello di quasi tutto lo staff delle Officine. La squadra è quasi la stessa di un decennio fa. Con quel festival abbiamo dimostrato, prima di tutto a noi stessi che a Ceccano, in Ciociaria, si può dar vita ad aggregatori culturali produttivi degni di visibilità, pubblico e sponsor internazionali, per questo ancora se ne parla. Mi sono occupato di spettacolo e musica dal vivo per tutta la vita, all'estero, in Italia e anche in festival e eventi locali di assoluto valore, come il Festival del Folklore di Alatri, GallinaRock e altri, le Officine sono il punto di arrivo di tante esperienze maturate come professionista, ma anche il punto di partenza per un nuovo pezzo di vita tutto da scrivere nella mia città».

Ceccano e il vostro progetto potrebbero diventare un riferimento per un bacino di utenza che va oltre la provincia?
«Abbiamo già tanti spettatori che provengono da città e province lontane».