Congresso Pd
02.03.2026 - 08:19
L’accordo ha retto, consentendo al Pd di chiudere una stagione congressuale durata quattordici mesi. Ma parlare di unità è un eufemismo, considerando che non soltanto è rimasta aperta la questione della vicesegreteria. Ma che il nervosismo che si è respirato ieri alle Terme di Pompeo è una sorta di spada di Damocle perenne. Dopo più di un’ora di contatti febbrili tra i big, la svolta è arrivata intorno alle 11. Quando nella saletta sopraelevata della hall dell’auditorium si sono riuniti i leader: Daniele Leodori, Claudio Mancini, Federico Gianassi, Sara Battisti, Francesco De Angelis, Antonio Pompeo, Danilo Grossi, Nazzareno Pilozzi, Achille Migliorelli. Impossibile avere la fumata bianca, ma la priorità era evitare quella nera. Alla fine il “grigio” ha rappresentato il colore di un compromesso che ha però una data di scadenza molto ravvicinata. Siccome la questione della vicesegreteria non era all’ordine del giorno, si è deciso che verrà affrontata e definita dopo le provinciali. Ma il clima era ed è rimasto pesantissimo. Parte da Noi, l’area che fa riferimento a Elly Schlein, rivendica la carica (unica). E l’assenza di Marta Bonafoni (coordinatrice nazionale della segreteria) ha rappresentato un segnale forte e chiaro. Non c’era neppure il sindaco di Cassino Enzo Salera. Pure i Riformisti di Antonio Pompeo hanno mantenuto la posizioni, sempre sulla vicesegreteria unica. Gli spazi di manovra sono strettissimi. Però intanto si è preso tempo.
Con due ore di ritardo i lavori sono stati aperti dalla relazione dell’onorevole Federico Gianassi, commissario per il tesseramento della federazione di Frosinone. Quindi l’intervento dell’europarlamentare Nicola Zingaretti e i saluti dei rappresentanti dei partiti alleati. C’erano il segretario regionale del Psi Gian Franco Schietroma, la parlamentare dei Cinque Stelle Ilaria Fontana, ma pure gli esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra e Possibile. C’era Biagio Cacciola (Provincia in Comune). È intervenuto Giuseppe Massafra, segretario provinciale della Cgil.
Ma è Danilo Grossi, responsabile della corrente Parte da Noi, a far capire che la blindatura non c’è. Rileva: «Faccio i migliori auguri a Migliorelli e a tutto il partito ma bisogna dirsi le cose in faccia. Per quanto riguarda il vicesegretario unico, l’accordo era che venisse attribuito alla nostra area politica. Siamo sicuri che l'accordo verrà rispettato ma se così non dovesse essere, non faremo parte della segreteria Migliorelli. È una questione di dignità». Per quanto annunciata, si tratta di una doccia gelata. Più tardi gli risponderà Antonio Pompeo (Riformisti). Rilevando: «Anche dare rappresentanza a 15.000 preferenze alle regionali è una questione di dignità. Anche tenere in considerazione che un’altra area politica ha eletto più delegati è una questione di dignità». Insomma, fine tregua mai. Interviene Francesco De Angelis. A chiudere i lavori ci pensa Sara Battisti. Il bicchiere mezzo pieno è rappresentato dal fatto che dopo quattordici mesi il Pd provinciale ha eletto gli organismi dirigenti. Il bicchiere mezzo vuoto è però evidenziata dalla mancata definizione della questione della vicesegreteria. E l’assenza di Marta Bonafoni non è certo un elemento di secondo piano.
Ricordiamo i termini dell’accordo: il segretario Achille Migliorelli è espressione di AreaDem di Francesco De Angelis, che lo ha sostenuto unitamente a Parte da Noi di Danilo Grossi. Mentre Rete Democratica di Sara Battisti e i Riformisti di Antonio Pompeo avevano indicato Luca Fantini. Quest’ultimo è stato ringraziato da tutti per il passo di lato che nella sostanza ha sbloccato la situazione. Però nulla sarebbe stato possibile senza il patto di ferro a livello di Pd Lazio siglato tra il segretario e consigliere regionale Daniele Leodori (uomo di punta di Area Dem) e il parlamentare Claudio Mancini, leader di Rete Democratica. Eppure, nonostante tutto questo, è rimasto un fronte aperto, che non è di poco conto.
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