Assalto in villa nella notte: in quattro incappucciati e armati di pistola hanno picchiato l’ex sindaco e lo hanno immobilizzato sul letto insieme alla moglie. Poi, dopo aver messo a soqquadro tutte le stanze dell’abitazione, in entrambi i piani, hanno preso denaro contante, oggetti in oro e argenteria e sono fuggiti a bordo di un’auto, dileguandosi nel buio. Tutto in un’ora e mezza di terrore che ha lasciato i due coniugi sconvolti e ancora sotto choc. Poi la chiamata ai carabinieri di Fontana Liri, i rilievi della scientifica in cerca di tracce utili per individuare i rapinatori e la denuncia formalizzata in caserma, ovviamente contro ignoti.

I fatti

Erano le 23.40 di mercoledì sera quando il medico Giuseppe Pistilli, ex sindaco di Fontana Liri e attuale consigliere comunale di opposizione, era davanti al camino, al piano terra della sua villa in via San Paolo 15, sulla strada provinciale per Arpino. Uscito fuori al porticato, per chiudere le persiane prima di andare a dormire, si è trovato davanti a quattro individui, con il volto coperto da un passamontagna e una pistola in pugno. Lo hanno costretto a rientrare in casa, afferrandolo per le braccia e colpendolo in testa con dei pugni, oltre a un colpo sferrato direttamente in pieno volto che gli ha causato la fuoriuscita di sangue. Poi, sempre di peso, lo hanno portato al piano superiore, dove la moglie, l’insegnante Teresa Marrocco, era già a letto.

In un buon italiano, ma con accento straniero, probabilmente rumeno, hanno intimato loro di stendersi sul letto e di restare immobili. Uno dei quattro teneva la pistola puntata sulla coppia, minacciandola di non muoversi, mentre gli altri tre hanno iniziato a rovistare in tutte le stanze, svuotando armadi, cassetti in cerca della cassaforte. Una volta aperta, hanno portato via tutto quello che conteneva: oggetti in oro dei figli e della nuora della coppia (che vivono a Roma) e altri preziosi. Poi hanno trovato 6.300 euro in contanti, con i quali il dottore avrebbe dovuto pagare alcuni lavori di manutenzione della villa, e una gran quantità di argenteria. Dopo circa un’ora e mezza, i quattro, che tra di loro parlavano in lingua straniera, devono essere stati soddisfatti del bottino racimolato e, lasciando la coppia terrorizzata e l’ex sindaco ferito, si sono allontanati a bordo di un’auto che li attendeva in strada. Immediatamente Pistilli e la moglie sono accorsi per cercare di vedere che tipo di vettura fosse, ma dei malviventi non c’era già più traccia. Scioccati e fortemente provati per quanto subìto, hanno immediatamente chiamato il maresciallo dei carabinieri di Fontana Liri per chiedere aiuto.

Le indagini e i rilievi

Sul posto, oltre a una pattuglia, sono anche arrivati gli esperti della scientifica che hanno eseguito i rilievi, nel tentativo di trovare elementi utili per risalire agli autori della violenta rapina. Le operazioni sono durate alcune ore e le impronte digitali, rilevate dai carabinieri, sono state poi spedite ai Ris di Roma. Le stanze della villa sono state messe completamente a soqquadro e molti arredi sono stati distrutti. Ieri mattina, infine, l’ex primo cittadino di Fontana Liri è andato in caserma, ad Arce, per formalizzare la denuncia contro ignoti.

«Mi hanno puntato l’arma sul viso e dato pugni in testa: sono stati momenti terribili»

«Io e mia moglie siamo ancora terrorizzati. Ora stiamo ricevendo visite e telefonate, da parenti e amici che vogliono starci vicini e che ringraziamo per questo. Ma quello che abbiamo vissuto è impossibile da dimenticare».

Era ancora provato, il dottor Pistilli, ieri pomeriggio quando raccontava la drammatica notte vissuta sotto la minaccia di una pistola e la violenza di quattro individui che lo hanno malmenato e immobilizzato insieme alla moglie Teresa, mentre con una furia distruttrice hanno messo sottosopra l’intera abitazione: «Ero seduto davanti al camino: ricordo bene che mancavano venti minuti a mezzanotte. Mia moglie era già salita in camera da letto. Quando sono uscito fuori per controllare i cani e chiudere le persiane me li sono trovati davanti: erano in quattro, con il volto coperto da un passamontagna, i guanti, giubbotti e abiti scuri. Uno di loro aveva la pistola: me l’ha subito puntata. Mi hanno afferrato, portato dentro, mi hanno picchiato in testa perché ho tentato di divincolarmi. Poi un pugno sul naso: ho perso sangue. Di peso mi hanno portato su per le scale, in camera da letto. Negli occhi di mia moglie ho letto tutto il suo terrore. Ci hanno costretti a restare immobili, sdraiati sul letto, mentre loro hanno rovistato, distrutto, rubato. Sono scesi persino in cantina. Con noi parlavano italiano, ma tra di loro in lingua straniera, forse rumena. Poi sono scappati. Io e mia moglie eravamo soli: i nostri figli vivono a Roma. Sono stati momenti interminabili e terribili».