Dopo il Casermone, via Bellini. A seguito della maxi operazione condotta a Selvapiana era lecito attendersi che i consumatori di droga trovassero altri canali di rifornimento. Ne erano convinti gli investigatori che, così, hanno spostato l’attenzione su via Bellini. Anche lì, come al Casermone, l’attività avveniva all’interno di un alloggio popolare occupato abusivamente, le cui difese erano state potenziate con il posizionamento di inferriate.

Lunedì è scattata allora una nuova operazione: gli agenti della squadra mobile e delle volanti hanno fatto irruzione nell’appartamento. Hanno recuperato mille euro e 79 dosi direttamente nello scarico dove erano state gettate nel disperato tentativo di evitare l’arresto. Ma non è bastato. La polizia ha così arrestato due albanesi, Renald Memajdini, 26 anni, e Harli Brahimi, 29, già arrestati per gli stessi fatti, sempre in via Bellini, a marzo. I due, dopo aver trascorso un periodo ai domiciliari, erano liberi. Liberi di continuare l’attività, secondo le accuse raccolte. Nel pomeriggio di lunedì, squadra mobile e volanti hanno fatto irruzione dopo aver verificato una serie di elementi che, in un appartamento a fianco di quello già nel mirino a marzo, era in corso un’attività spaccio.

Attività che, negli ultimi giorni, complice anche il blitz al Casermone, aveva preso corpo in maniera più. fiorente. In occasione del primo intervento alla stazione, sempre la squadra mobile, diretta dal vice questore Carlo Bianchi, aveva sorpreso tre albanesi ed un romeno con un centinaio di dosi di cocaina. Facendo tesoro di quella esperienza, hanno tentato di rendere la vita più difficile ai poliziotti perché, dopo aver occupato abusivamente un appartamento attiguo al precedente, lasciato libero dopo la morte dell’assegnatario, avevano applicato al portone una grata rinforzata, a prova di sfondamento. L’obiettivo era rallentare l’ingresso della polizia. Lo stratagemma in parte ha funzionato perché, mentre gli agenti forzavano la grata e sfondavano il portone d’ingresso, i due hanno avuto il tempo di disfarsi delle dosi di cocaina già pronte, scaricandole nel water, e del bilancino di precisione, gettato dalla finestra.

Gli agenti, però, si erano posizionati pure dietro al palazzo e hanno visto uno dei due mentre lanciava il bilancino. Inoltre, sono stati aperti i tombini delle acque nere del palazzo e, azionando più volte lo scarico del bagno dell’appartamento incriminato, hanno visto affiorare, a più riprese, 79 dosi di cocaina. Sul tavolo dell’appartamento è stato rinvenuto altro materiale per il confezionamento delle dosi, tra cui il bicarbonato per il taglio della droga, il pentolino ed il fornello per cuocere la cocaina, le buste di plastica già tagliate in piccoli cerchi per confezionare la sostanza, nonché il nastro adesivo per sigillare le confezioni.

I due arrestati in tasca avevano oltre mille euro, sequestrati perché ritenuti provento dell’attività di spaccio. Grazie al cane dell’unità cinofila antidroga, intervenuta da Napoli, sul davanzale del pianerottolo antistante l’appartamento, nascosti in un vaso di fiori, sono stati trovati quattro involucri, chiusi con lo stesso nastro adesivo rosso trovato sul tavolo degli arrestati. Ogni involucro conteneva dieci dosi di cocaina già pronte. Il pm di turno Maria Pia Ticino ha disposto il carcere. Confermato ieri durante la convalida. I due, difesi dagli avvocati Giampiero Vellucci e Riccardo Masecchia, saranno processati il 17 gennaio.