Dovevano assicurare un comportamento preciso. Sia nell’uso dello stupefacente sia in quello del denaro. Per questo agli addetti alla finestrella, una sorta di bancomat della droga, non era permesso di assumere sostanze psicotrope durante le ore di lavoro. Tanto che uno di loro, nel corso di un controllo, venne picchiato proprio per aver trasgredito al regolamento. L’organizzazione aveva stilato un vero e proprio “codice d'onore”, dalle regole spietate, che nessuno doveva trasgredire. Stabilita persino la decurtazione dello stipendio in caso di assenze dal lavoro. È quanto emerge da una serie di intercettazioni dove si evince che uno dei capi sorprende l’addetto allo smercio mentre si sta drogando.

Botte a chi non è lucido

“Sta pippando – racconta uno dei capi alla persona con la quale dialoga - Adesso vado dentro, lo acchiappo in flagranza e lo sistemo”. E dopo averlo fatto, fa sapere di averlo preso a sberle. “L’ho massacrato. Ma a schiaffi mica a cazzotti”. Evidenziando pure che se lo avesse colpito a pugni, lo avrebbe ucciso.

Stipendi ridotti e multe

Altra regola ferrea era quella relativa ai giorni di riposo. Non ci si poteva assentare più di tre volte al mese. Superato tale periodo, la paga veniva decurtata anche della metà. Multe, invece, a chi trasgrediva un altro diktat: uno degli aspetti fonda- mentali era, infatti, quello di non permettere a chiunque di impossessarsi dello stupefacente. Tanto che all’interno della cosiddetta finestrella, nessuno, se non l’operatore, poteva sostare per più di 15 minuti. Addirittura è una delle mogli di un capo ad allontanare il marito che si trovava con lei: la donna fa notare al consorte che sta per scadere il tempo di permanenza. Addirittura c’è chi becca una sanzione per essersi accomodato su una sedia. “Un bordello - riferisce l’uomo - mi sono seduto un attimo, è uscito quello e mi ha fatto la multa”.

Vademecum per le vedette

Chi stava di guardia, oltre ad avvisare su eventuali presenze in zona delle forze dell’ordine, doveva tenere sotto controllo il portone d’ingresso. Sempre nel corso di un’intercettazione vie- ne a galla che c’è chi fa un po' come vuole. “Quel ragazzetto – dice una persona al capo - non deve lasciare il portone da solo, anche se adesso abbiamo quel- lo sopra al terrazzo. Diccelo però, perché di te ha paura”. A quel punto scatta pure una multa da 100 euro. La circostanza, però, si ripete. Tanto che avviene una seconda segnalazione. “Quello tiene sempre il portone aperto – riferisce un altro membro al capo - prendilo un po' per le orecchie”. Infine viene assunta la decisione di apporre un lucchetto al portone per proteggere il punto di spaccio in caso di allontanamento di uno dei controllori.

Riunioni riorganizzative

Di tanto in tanto venivano indetti dei summit per chiarire il codice comportamentale. La più violenta avviene a seguito di una circostanza ben precisa. Ovvero il giorno successivo a una serata nel corso della quale alcuni componenti dell’organizzazione alzano un po' troppo il gomito. “Hanno fatto a botte – racconta una persona al capo, il quale si lamenta di non essere stato immediatamente avvisato –. Poi prosegue e aggiunge. “Hanno fatto un bordello. Hai ragione quando ho sentito strillare dovevo chiamarti. Questi ti fanno girare i cogl.... Ogni giorno è una storia”. A quel punto viene convocata la riunione, nel corso della quale viene stabilito che chi fa casino viene estromesso. “Chiunque sia – avverte il boss – sta a casa. Perché i soldi sono i miei. Di nessun altro”.