Nell'abbazia di Casamari l'ultimo saluto a dom Ugo Tagni e padre Federico Farina
Il rito funebre, presieduto dall’arcivescovo Santo Marcianò, è stato celebrato con l’abate di Casamari dom Loreto Camilli, il vescovo della diocesi Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo Gerardo Antonazzo, e altri sacerdoti
Era piena di gente l’abbazia di Casamari oggi pomeriggio per i funerali dell’abate emerito dom Ugo Tagni e del priore emerito padre Federico Farina, venuti a mancare entrambi domenica scorsa. Il rito funebre, presieduto dall’arcivescovo Santo Marcianò, è stato celebrato con l’abate di Casamari dom Loreto Camilli, il vescovo della diocesi Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo Gerardo Antonazzo, e altri sacerdoti. «Carissimi fratelli monaci, cari fratelli e sorelle, ci ritroviamo per accompagnare in Cielo due monaci cistercensi di questa abbazia di Casamari: dom Ugo Tagni, che qui è stato abate e ha pure esercitato il ministero di abate preside della Congregazione Cistercense di Casamari; padre Federico Farina, priore emerito di Casamari proprio negli anni in cui dom Ugo era abate - ha detto nell’omelia monsignore Marcianò - Insieme hanno guidato questa comunità e insieme arrivano in Cielo: un mistero commovente e una eredità importante, per questo monastero e per tutte le nostre realtà diocesane. Il silenzio monastico, lo sappiamo bene, è a servizio della Parola di Dio e della sua eloquenza inimitabile - ha aggiunto l’arcivescovo - Ecco, oggi il silenzio lascia ancor più spazio a una Parola che ci permette non solo di ascoltare e meditare ma anche, paradossalmente, di parlare di coloro che, grazie al silenzio, hanno potuto annunciarla con trasparenza, nei diversi compiti e servizi ai quali il Signore li ha chiamati. Un silenzio “sapiente”, il loro; mi piace definirlo così ricordando le parole del grande San Bernardo, secondo il quale «se tu la cerchi con cuore retto… troverai nel cuore la sapienza e sarai colmo di prudenza nella tua bocca».
Dom Ugo è stato evangelizzatore esercitando la carità in spirito di grande generosità, soprattutto nei confronti dei monasteri poveri e in difficoltà, attento non soltanto ai bisogni concreti ma a quelli della vita interiore; questo gli ha permesso di accompagnare spiritualmente monaci, monache, fedeli laici e di dedicarsi, con cura e amore, a servire le anime nel Sacramento della Riconciliazione, da lui esercitato in questa abbazia e in altri luoghi, come il Santuario di Vallepietra e la Chiesa di San Domenico a Sora. Padre Federico, in particolare, ha fatto vivere la Parola di Dio nel prezioso impegno educativo e culturale. Docente e preside dell’Istituto S. Bernardo, ha formato generazioni di giovani, rendendo in contemporanea un servizio alla cultura con le sue ricerche e pubblicazioni sulla storia del monastero. La morte di dom Ugo e padre Federico avviene in questo tempo e ci aiuta a vedere con occhi diversi proprio il tempo, la storia. Essa è ingresso in un tempo diventato eternità, è morte trasformata in vita; perché la morte non ha mai l’ultima parola, neppure se sembra vincente nella storia di ieri e di oggi. Diversi sono i tipi di “morte” che i nostri due cari monaci hanno avuto modo di conoscere, accogliendo e ascoltando i fedeli che li raggiungevano per un colloquio, un consiglio, una consolazione; una risposta che essi sapevano dare con umile fede. L’umiltà è essenziale al rapporto con Dio, come ricorda lo stesso San Benedetto parlando dei famosi «gradini dell’umiltà» di cui l’ultimo, il dodicesimo, «si ha se il monaco non solo coltiva l’umiltà nel cuore ma la mostra anche con l’atteggiamento esterno a quelli che lo vedono… ripetendo sempre a se stesso internamente ciò che disse, con gli occhi bassi verso terra, il pubblicano dell’Evangelo: Signore, non son degno io peccatore di levare gli occhi miei al cielo» cfr. Regola San Benedetto, cap. 7, 62-65. La fede è umile e l’umiltà della fede di dom Ugo e padre Federico ha ottenuto loro il dono di morire nel giorno di Domenica, Pasqua del cristiano; di morire quando la Liturgia rende presente Cristo morto e Risorto, Cristo Vivente nell’Eucaristia». Monsignore Marcianò ha ricordato: «quante Eucaristie hanno segnato la loro vita. Quante Liturgie pregate e cantate insieme, come fratelli. Sì, cari fratelli Ugo e Federico, vi immaginiamo così, nella gioia traboccante di questa Domenica, di questa Pasqua splendete di Risurrezione: a continuare a pregare insieme, a cantare insieme, in quella Liturgia a cui, da monaci, avete dedicato la vita e che ora prosegue in Cielo. È la gioia della Festa, nella quale celebriamo oggi l’Eucaristia e nella quale vi ritroveremo in ogni Eucaristia, che sempre unisce terra e Cielo. E siamo certi che continuerete a fare a noi dono della vostra vita e della vostra morte, offerte «per il Signore», nell’eternità della preghiera di contemplazione, di intercessione, di lode».