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L'ultimo saluto a Francesco Latini

La cucina, le interrogazioni di storia. «Era un ragazzo d'altri tempi»

Familiari, conoscenti. Amici. L'addio che nessuno si aspettava di dare a un ragazzo di 15 anni e pieno di sogni

Non sono ancora le 15. E una pioggia battente bagna le strade del piccolo centro di Trivigliano. Subito tante le persone che hanno riempito la piccola piazzetta antistante alla via che conduce al centro del Paese. Quella che poi, subito dopo, avrebbe condotto al posto dove Francesco avrebbe ricevuto l'ultimo saluto. L'addio, perché è tutto quello che rimaneva da fare. Vivere nel ricordo: perché l'affetto per Francesco continuerà a vivere soltanto nei cuori di chi resta. «Era un ragazzo d'altri tempi. Sorrideva, leggeva libri. Era appassionato di storia. Sempre in sella alla sua bicicletta». Ricordano le persone di Torre Cajetani, dove il ragazzo viveva, e di Trivigliano, città d'origine della famiglia e dove Francesco amava trascorrere il tempo in compagnia degli amici. 

Una giornata grigia e uggiosa. Come altro non poteva essere. Una pioggia battente che ha costretto le migliaia di persone arrivate a Trivigliano ad aprire l'ombrello. Poi, intorno alle 15, un piccolo spiraglio di sole accoglie l'arrivo della salma nella chiesa di Santa Maria Assunta. La banda che accompagna l'ingresso in chiesa, quasi a lenire un dolore e un vuoto difficile da colmare. Una mano sulla faccia, quasi per la paura di mostrare al mondo così tanto dolore. È la mano di papà Marco, di mamma Emanuela. Degli occhi della piccola Sofia, sorellina di Francesco. Uno sguardo perso che scava nei lati più nascosti della persona. «Il tuo sorriso vive», scrivevano alcuni suoi compagni di scuola su un telo esposto nella fiaccolata dell'altro giorno. E l'affetto anche oggi non è mancato. Nel corso della cerimonia funebre, diversi sono stati i messaggi degli amici tra i banchi. O compagni di cucina, come sarebbe meglio definirli. «Abbiamo passato tanto tempo insieme ma te ne sei andato troppo presto. Mi avevi promesso che avremmo cucinato insieme, ma questo non accadrà mai. Ti ricordi quei biscotti? Quelli che avevi portato in classe? Erano buonissimi. Ci manchi France', riposa in pace». 

Il volto rigato dalle lacrime. Che scendono dalla faccia. E la pioggia che batte quasi all'unisono sui sanpietrini della piccola piazza di Trivigliano. Gli ombrelli aperti di gente accalcata che cerca anche solo con un occhio di entrare in quella piccola chiesetta colma. Piena. Le parole molte volte non servono. Basta guardare gli occhi di papà Marco sul banco in prima fila: persi. Quasi a tornare a quella sera. Quella maledetta sera, dove gridava al vento sussurrando il nome di suo figlio nella speranza di riaverlo lì. «Francesco...». Le parole di don Rosario, parroco che ha celebrato il funerale, riservano un leggero conforto. «Ci sono molte morti ingiuste nel mondo a cui non riusciamo a dare spiegazione. Non lo vediamo, ma Francesco è qui con noi. Altre parole non servono davanti a un dolore così grande». 

Nel frattempo la pioggia continua a battere. Imperterrita, senza sosta. Mentre nella chiesa di Santa Maria continua a mantenersi vivo il ricordo di Francesco. «Eri coraggioso. Pieno di vita. Eri il ragazzo che portava il sorriso a tutti. Ricordiamo ancora quelle tue interrogazioni di storia, era bellissimo sentirti parlare. Sapevi a memoria la seconda guerra mondiale. Dobbiamo ancora assaggiare i tuoi piatti, ma questo non accadrà mai. In fondo a ogni risata c'è l'eco della tua. Vola più in alto che puoi». Ricordano alcuni compagni della scuola alberghiera di Fiuggi. 

Poi il momento che tutti speravano arrivasse più tardi possibile. Una bara bianca esce dalla chiesa. Un applauso corale raccolto nel pianto delle più di mille persone arrivate lì anche solo per un saluto e un abbraccio rassicurante nei confronti dei parenti. Volano palloncini bianchi. Una colomba. Poi inizia il corteo verso il cimitero di Trivigliano. D'improvviso cessa di piovere. Spunta un arcobaleno dalla vallata. «È Francesco», si sente tra la folla. Poi ancora un pianto, altre due parole soltanto. Perché forse è impossibile trovarne altre. «Ciao, France'...»

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