Il sindaco D’Alessandro come mandante dell’incendio. Ipotesi gravissime, che ledono la dignità del primo cittadino di Cassino nella duplice veste di amministratore e di politico. Perchè, attorno all’incendio che ha interessato il Comune lo scorso 22 ottobre, si è sviluppato un vespaio davvero pungente. Che sui social è divenuto virale. Sono queste le tesi sostenute nella denuncia presentata ieri da Carlo Maria D’Alessandro alla procura della Repubblica di Cassino per fare chiarezza su alcuni post apparsi su Facebook dopo il rogo che ha distrutto parte delle vecchie autorizzazioni e copie di pagamento di diverse anni fa, conservate nell’ufficio tributi.

Un atto eclatante, compiuto poco dopo le 23.30, in un sabato sera particolarmente movimentato. Ieri il sindaco D’Alessandro, accompagnato dall’avvocato Sandro Salera, si è recato in procura non per essere ascoltato sulla questione (peraltro molto attesa) delle elezioni, ma per un aspetto di certo interessante: presunti messaggi diffamatori affidati a Facebook subito dopo l’episodio incendiario registrato in comune.

Le frasi Frasi come “L’ultima volta successe con Scittarelli, ora con D’Alessandro... la destra oltre che alla vita nuoce gravemente alla salute” oppure come “L’incendio è un punto qualificante del programma elettorale” hanno fatto indignare e non poco la squadra di D’Alessandro e lo stesso primo cittadino che proprio ieri è passato dalle parole ai fatti. In base a quanto sostenuto dal denunciante, sembrerebbe che più di un cittadino, condividendo la notizia dell’incendio diffusa dagli organi di stampa locali e nazionali, abbia aggiunto commenti ritenuti diffamatori non soltanto in ordine alla propria carica di amministratore e guida dell’intera città, ma anche nella veste di politico.

Entrando nel dettaglio, il primo dei post finiti nel fascicolo depositato in procura, scritto ventiquattr’ore dopo l’episodio incendiario, avrebbe lasciato intendere, sempre secondo il sindaco, che il gesto oltre che premeditato fosse in qualche modo collegato direttamente a lui. Come se il primo cittadino potesse addirittura esserne considerato il mandante. Lo stesso post, poi, sarebbe stato condiviso sul noto social da un altro cittadino.

«Come se l’incendio che si è verificato in comune sia stato voluto da me sin dal momento della formazione del programma elettorale» ha spiegato D’Alessandro attraverso il suo avvocato Sandro Salera. Non è mancato neppure chi, alludendo all’importanza della documentazione andata in fumo, ha osato irridere l’operato degli inquirenti. Commenti davvero “hot”, forse più delle fiamme su cui, comunque, sono in corso mirati accertamenti da parte degli uomini del maggiore Silvio De Luca. Ora la magistratura avrà un elemento in più, legato proprio all’inquietante episodio, da valutare. Di tutt’altra natura, certo. Ma non da sottovalutare.

Il dettaglio

Il gesto, quello incendiario, è stato eclatante. E se valutato nella stessa direzione del colpo al tribunale, assume un carattere di assoluta preminenza sul piano della sicurezza sociale. Il dettaglio che, forse, in molti hanno lasciato sullo sfondo quando si cerca di formulare ipotesi sull’accaduto è quello invece legato alla natura dei documenti andati in fumo: fascicoli vecchi, carte “anziane” che hanno spostato l’attenzione sulle reali motivazioni del gesto più che sul contenuto.