Tempo scaduto. Eppure i profughi sono ancora in via Vaglie. Il Comune è andato a verificare se la propria ordinanza aveva sortito qualche effetto e, con poco stupore, ha constatato la le palazzine sono ancora affollate. Nessuno sgombero. Nonostante sia arrivava anche la nota della Asl in cui quegli stessi luoghi vengono definiti antiigienici. Dunque, incompatibili con quella mole di migranti.

Così al sindaco Carlo Maria D’Alessandro non è rimasto che scrivere a tutte le autorità competenti per avere man forte. «Ho scritto una lettera alla Prefettura di Frosinone, al comando Carabinieri di Cassino e al Commissariato Polizia Stradale della città martire, in quanto dopo il sopralluogo effettuato ieri presso le palazzine di Via Vaglie si evince che le strutture sono ancora occupate dai migranti.

A supporto dell’ordinanza n. 299 dell’8 novembre 2016 in cui si concedevano 48 ore per lo sgombero, ho trasmesso alle autorità la nota ricevuta questa mattina dall’Azienda Usl - Servizio Igiene e Sanità Pubblica Distretto D di Cassino con la quale vengono esplicite le risultanze delle verifiche sugli immobili in questione. Le conclusioni della comunicazione attestano che “vista la normativa vigente nazionale e regionale, in ragione dell’accertato sovraffollamento degli appartamenti ispezionabili, gli scriventi ritengono antigienici i mini appartamenti in questione”. Pertanto, tutte le mie perplessità sulle condizioni igienico sanitarie sono state confermate dall’organo preposto».

A ciò si aggiunge la mancanza dei certificati di agibilità e abitabilità e dell’autorizzazione allo scarico delle acque reflue accertata durante il sopralluogo e gli accertamenti effettuati dai tecnici del Comune. «Pertanto - conclude il sindaco - credo sia indispensabile, soprattutto per la salute delle persone ospitate, che le autorità competenti si adoperino per l’immediato sgombro degli edifici di Via Vagli e, visto e considerato che trascorse 48 le strutture sono ancora occupate. Non mi stancherò mai di ripeterlo: accoglienza si, ma nel pieno rispetto delle regole. Norme che esistono e vanno rispettate, non per limitare la libertà delle persone, ma per garantire la libertà di tutti».

Intanto anche la prefettura ha avviato proprie verifiche appurando che la dichiarazione della cooperativa «non è veritiera». E che quindi le condizioni non sono ottimali. Ma, precisa la dottoressa Zarrilli: «Devono prima trovare una alternativa, e non è immediato. Hanno vinto un bando e devono provvedere. Ho fatto una nota con la quale li invito ad adeguare i locali, a mettere a norma nei tempi dovuti. Tuttavia saranno perseguiti per inadempienze».

La gente è infuriata: «No ai migranti» D’Aliesio fa chiarezza

Non cala l’attenzione a Cervaro sul possibile arrivo di circa 30 profughi in città. «La questione immigrati che sta infuocando il dibattito pubblico deve essere colta come una situazione di interesse generale, ovvero territoriale, e non di quartiere», ha commentato il sindaco, Angelo D’Aliesio, dopo un primo confronto con la cittadinanza. Il sindaco interviene per fare chiarezza su notizie contrastanti, in vista dell’incontro di domani con il prefetto. «In quella sede si farà un punto chiaro e non sibillino sulla questione immigrati a Cervaro - ha spiegato - e solo dopo potrò dare risposte concrete alla cittadinanza ovvero indicando se quanto emerge oggi è fondato».

«Al momento - ha ammesso D’Aliesio - si sta discutendo solo di ipotesi. Chiarito ciò, nell’incontro in Comune ho avuto modo di constatare che è stato chiaramente espresso un concetto preciso da parte della cittadinanza che riassumo in un “no agli immigrati a Cervaro” motivato con considerazioni certamente valide».

Situazione che verrà fatta notare al prefetto. «In forza a tali prerogative incontrerò il prefetto e successivamente si parlerà non di ipotesi ma di fatti - ha evidenziato - Sono state diffuse citazioni e progetti relativi all’accoglienza dei migranti che tengo a rimodulare,ricordando a tutti di condividere una strategia a tutela di Cervaro e dunque dei cervaresi tutti».