Dietro il suo bellissimo sorriso, quegli occhi grandi che emozionano quando recita, quando presenta, quando parla, si nasconde una grande donna e artista. Giovanissima, ha 27 anni, ma un bagaglio culturale e un curriculum di tutto rispetto.
L'abbiamo vista in giro per l'Italia ad affiancare sulla scena teatrale, sul set cinematografico e sul palcoscenico, grandissimi artisti. Lei è Claudia Conte, un vulcano di talento, originaria di Aquino. È attrice, presentatrice e scrittrice. Ed è proprio lei a raccontarci le emozioni che prova di volta in volta in ogni ruolo di cui è protagonista e a lanciare un messaggio importante: è possibile reagire a un momento di sofferenza e trovare la felicità.

Attrice, presentatrice, scrittrice. In quale ruolo si sente più a suo agio?
«Sono emozioni diverse, amori diversi. Presentare è ciò che mi viene più naturale, del resto posso essere Claudia e posso improvvisare semplicemente attingendo al mio piccolo bagaglio di conoscenze. Interpretare un ruolo in un'opera teatrale o cinematografica, invece, richiede uno studio del testo, del personaggio, delle sue dinamiche interiori. È un lavoro molto complesso ma affascinante e incredibile. Per quanto riguarda la scrittura, per me è massima espressione di libertà perché finalmente sono io a decidere quando, come e perché. Non dipendo da nessuno e non ho condizionamenti».

Ha incontrato tanti personaggi durante la sua carriera. Quale porta nel cuore e perché?
«In questi anni ho incontrato davvero tantissimi grandi nomi del nostro panorama artistico e culturale. Da Albertazzi, a Giannini, a Veronesi, a Valerio Massimo Manfredi. Alcuni non ci sono più e ciò mi addolora. Non potrei scegliere. Porto tutti nel cuore, perché ogni incontro che facciamo ci cambia un po'. Se non custodissi tutte le esperienze che ho fatto finora, nel bene e nel male, oggi sarei diversa. Forse peggiore, forse migliore chi può dirlo».

In questi ultimi mesi l'abbia mo vista spesso spostarsi di città in città, regione in regione? Ci racconti il suo "viaggio"…
«In questi anni ho viaggiato tanto, ho stretto infinite mani, abbracciato molte anime e sono rientrata a casa ogni volta con la valigia carica di ricordi. L'Italia è un Paese costituito da tante realtà meravigliose che meritano l'at tenzione delle istituzioni e l'inte resse dei turisti. Forse il mio viaggio è il viaggio di Ulisse, inteso come metafora del vivere, come predisposizione mentale al conoscere e allo scoprire, assaporando di volta in volta la bellezza dell'esperienza».

Prossimi progetti?
«Un ottobre molto intenso. Sarò in Basilicata per condurre il Discover Destination Wedding Maratea e in Toscana per presentare la settantesima edizione del Montecatini International Short Film Festival. Il 23, inoltre, sarò al Festival del Cinema di Romaper laproiezionedi "Sogni", il corto d'autore sul morbo di Alzheimer per la regia di Angelo Longoniche mivedeprotagonista accanto a Loretta Goggi. Inoltre presenterò la Partita del Cuore e sarò a Tropea per ritirare il Premio Raf Vallone».

Da piccola cosa sognava di fare? Ha realizzato il suo sogno?
«Non so se da piccola sognavo di fare la vita che faccio ora. È talmente tanto distante dal mio punto di partenza che sarebbe stato difficile anche da immaginare. Il mio futuro l'ho costruito e lo sto costruendo giorno dopo giorno, gradino dopo gradino, senza compromessi, contando unicamente sulle mie forze. Il mio sogno è quello di essere felice e soddisfatta di me stessa, rispettando i miei valori ed ora fortunatamente lo sono. La strada che ho davanti è ancora tanta, ma credo che con entusiasmo e passione si possa arrivare ovunque. Credo nella Legge di Attrazione universale secondo la quale attraverso la forza dei nostri pensieri possiamo attirare nella nostra vita qualunque cosa desideriamo».

Come è cominciata la sua carriera?
«Il bene e il male sono spesso oggetto della miaattenzione e riflessione. Ne parlo ampiamente nel mio ultimo libro per Armando Curcio "Il vino e le rose". A volte proprio dal male può nascere un bene. Ebbene ho scoperto il teatro perché un morbo dal nome strano colpì le mie ginocchia. Avevo15 anni e facevo atletica leggera a livello agonistico, ero campionessa regionale. Dovetti fermarmi. Mi iscrissi ad un corso di teatro per cercare di riprendermi da questa sofferenza ed è da quel momento che mi sono trovata catapultata in quella che ora è la mia vita e la mia gioia».

Ci sono tante persone che la seguono. Cosa si sente di dire loro?
«Non è mai troppo tardi per essere quello che volete essere. Abbiate sempre il coraggio di cambiare ciò che non vi fa stare bene. Pensate positivo e la vi ta vi sorriderà».