Il 30 settembre del 1948, e dunque esattamente settant'anni fa, venne pubblicata la prima avventura di "Tex", personaggio immaginario dei fumetti partorito dalla fantasia di Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini. Al fine di celebrare tale prestigioso anniversario è appena uscito, per i tipi della casa editrice "Il Mulino", un breve saggio (171 pagine) a firma di Elizabeth Leake, studiosa americana che insegna nel Dipartimento di Italiano della Columbia University di New York, intitolato "Tex Willer – Un cowboy nell'Italia del dopoguerra".

Il libro analizza in maniera assai approfondita, da un punto di vista artistico, sociologico, politico e di costume, un fenomeno editoriale che è oramai entrato a far parte del patrimonio culturale del nostro Paese, e che ancora oggi vanta migliaia di lettori. La giovane saggista statunitense spiega che la sua è «un'analisi del fumetto Tex… all'interno del contesto della cultura italiana del secondo dopoguerra». Un personaggio, quello del famoso ranger, il quale «ci mostra il modo in cui gli italiani concepivano se stessi... colmava le lacune dove altri modelli di virilità dell'epoca non erano riusciti, offrendo un archetipo di mascolinità talmente iperbolico che la sua stessa inaccessibilità ne garantiva il valore... non è il cliché di un'Italia povera ma bella. È un'Italia, semmai, a volte brutta, spesso superficiale, in certi casi cinica e vanesia, ma anche piena di energie, ambiziosa e a suo modo allegra.

Tex aderisce pienamente a questo carattere italiano dell'immediato dopoguerra, sia nei suoi tratti positivi, sia in quelli meno raccomandabili... concedeva sì una forma di evasione narrativa agli italiani usciti dalla dittatura, ma lo faceva riproponendo molti degli stilemi caratteriali e fisici degli eroi fascisti... Tex non è un fascista, ma è nato in una cultura alle prese con i postumi del fascismo, e in un paesaggio ancora soffuso di quella luce particolare... il suo carattere è prettamente italiano... adopera la storia americana al fine di mantenere uno sguardo obiettivo sulla propria identità italiana... tipicamente maschile, che cerca nella tradizione del western americano un modello per rivisitare la relazione tra individuo e autorità».

La Leake ci offre una certosina analisi dei comportamenti dell'invincibile eroe texano, ma anche delle sue parole; ne delinea il carattere, le opinioni "politiche", la moralità, le abitudini, i sentimenti. E, con l'occasione, ci toglie anche qualche piccola curiosità. Leggendo apprendiamo infatti che «il cognome originario di Tex doveva essere Killer…», anche se poi «…si ritenne che Killer fosse troppo negativamente connotato per ottenere il successo di pubblico sperato o per il gusto dei censori, e fu rapidamente scartato in favore di Willer»;

che il coraggioso ranger non solo non è aduso a piangere, ma non è nemmeno incline al sorriso («Non lo vediamo sorridere sino all'autunno del 1949. Lo farà altre due volte nei quattro anni successivi, poi mai più per circa un decennio...»); che non è razzista – a parole, e nei fatti – tanto è vero che la maggior parte delle sue vittime sono bianchi (43%), assai meno degli indiani (32%), dei messicani (18%), e degli altri gruppi etnici; e che, "invecchiando", uccide sempre meno («880 omicidi nei primi 100 numeri che diminuiscono, fissandosi sulle 300 unità da lì in poi»).

Tex fu immaginato (e poi disegnato) dal suo autore con le sembianze del famoso e fascinoso attore americano Gary Cooper. Nonostante ciò i suoi rapporti con l'universo femminile vengono sempre rappresentati come assai sfumati, ed in alcuni casi addirittura conflittuali. Quel che è certo è che lui pare rifuggire sistematicamente da ogni possibile coinvolgimento sentimentale o sessuale. Secondo l'autrice del saggio lo fa perché «si sta attendendo al codice d'onore del cowboy, che prescrive una sorta di cortesia disinteressata verso le donne». Tale distacco non sembra tuttavia essere originato da semplice misoginia o da una omosessualità latente; non solo perché la cosa avrebbe destato, nell'epoca in cui il personaggio venne concepito, parecchio scandalo, ma anche perché Tex in gioventù si sposò con la figlia di un capo indiano di nome Lilith; la quale, prima di morire prematuramente, gli regalò, come è noto, un figlio.

Molto importante, invece, per il ranger texano è il sentimento dell'amicizia. Soprattutto verso Kit Carson (ma anche verso il cavallo Dinamite, con il quale intraprende spesso divertenti "chiacchierate"...). Una delle parti più interessanti del saggio è probabilmente quella nella quale l'autrice si sofferma ad analizzare il personaggio Tex come "eroe epico". Ed il linguaggio che egli utilizza normalmente. La Leake evidenzia infatti che «nei primi anni le didascalie adoperano un numero sproporzionato di aggettivi e avverbi, che arricchiscono l'azione... mettendo in luce la singolarità di ogni personaggio, come accadeva per l'epiteto omerico. Così, se da una parte abbiamo Achille "piè veloce", qui troviamo il "fedele Dinamite", "l'eroico ranger"... Tex fa inoltre abbondante uso di metafore e similitudini, quali "più rapido della folgore", "più simile a un demonio che a un uomo"... usa inoltre termini significativi per i lettori italiani – "pizzo mafioso", per esempio – ...descrivere un campo indiano come una bolgia infernale non ha solo l'effetto di segnalare che sono dei luoghi caotici.

Gli echi dell'inferno dantesco collocano infatti il testo all'interno di una tradizione squisitamente italiana». Un libro gradevole, dunque. Che sorprende per l'accuratezza dell'analisi del personaggio e del contesto (storico, politico, sociale e morale) che ne è di contorno. Proprio per questo motivo siamo indotti a "perdonare" alcune considerazioni della scrittrice statunitense, che appaiono forse un po' astruse. La Leake, infatti, sostiene ad esempio che «leggere Tex come epopea aiuta a chiarirne le radici italiane. A differenza del western americano, che sembra invalidare la visione cristiana del mondo attraverso l'ossessione per la morte come punto di arrivo dell'arco narrativo, la temporalità di Tex è in armonia con quella del cristianesimo, in cui gli eventi hanno luogo in un'infinita successione verso il ritorno di Cristo e il Giudizio Universale, quando si rinascerà in un mondo senza tempo». Questa esegesi, in verità, mi pare un po' forzata ed esagerata. In fondo, Tex Willer è solo un eroe dei fumetti! E probabilmente gli stessi Bonelli e Galleppini, se fossero ancora vivi, sarebbero d'accordo con me.