Quella del 2018 sarà una Pasqua che vede volare alte le colombe della pasticceria Dolcemascolo. Dopo il successo del panettone, sale sul podio del Gambero Rosso anche la colomba.
Artefici di questi sempre più prestigiosi traguardi sono i fratelli Dolcemascolo, Matteo e Simone, sotto l'occhio mai distratto di papà Massimo e mamma Graziella.
E se Matteo è un giovanissimo principe della pasticceria, il trentaquattrenne Simone è il motore della prestigiosa azienda. 
Allora Simone, di nuovo un podio del Gambero Rosso?
«Sì.Una grande soddisfazione. Il recente piazzamento nella classifica delle migliori colombe del Gambero Rosso chiude un anno di importanti soddisfazioni. In un ambito, quello dell'alta pasticceria, in cui è l'informazione specializzata a stabilire parametri di merito, il successo del panettone a Natale, l'entrata nella guida "Pasticceria e pasticceri 2018", il risultato della colomba e un prossimo articolo a noi dedicato che in questa primavera uscirà sulle prestigiose pagine di "Pasticceria Internazionale", credo rappresentino dei segnali positivi su quanto, da anni, stiamo cercando di fare».
A un certo punto vi siete chiesti che cosa volevate fare "da grandi"?
«Sì, è così. Matteo era nel pieno del suo percorso formativo in Cast Alimenti, io avevo da poco finito gli studi di Economia e svolto alcuni master  di food and beverage management e insieme a mio padre decidemmo di ristrutturare la pasticceria di via Madonna della Neve. E da quel momento ho iniziato un percorso di ricerca che potesse esprimere al meglio l'artigianalità del nostro lavoro di pasticceri e le potenzialità in esso racchiuse».
Cos'è per te l'innovazione?
«È continua e costante, ma non è semplicemente seguire  lenuove tendenze, cercare il prodotto migliore sul mercato o aggiornare la tecnologia esistente, significa avere una prospettiva, un orizzonte di senso da raggiungere, un'evoluzione continua e costante il cui obiettivo è quello di crescere come persona, come famiglia e quindi come azienda».
Quanto è complessa la gestione aziendale?
«Per quanto piccole, imprese come la nostra sono estremamente complesse poiché richiedono professionalità molto diverse. Il nostro personale, ad esempio, è in continua formazione. Siamo operatori "culturali", abbiamo il dovere di svolgere una formazione ad ampio spettro. Poi capita che anche manager di rinomate aziende del panorama internazionale con i quali intratteniamo rapporti, restino stupiti quando vengono a sapere che tra i nostri collaboratori figurano agronomi o un sociologo. Siamo aperti allo scambio, alla contaminazione, all'ibridazione di saperi e pratiche, e con una ricerca continua siamo riusciti a diversificare con successo l'offerta del nostro locale».
L'artigianalità è importante?
«È grazie ad essa che possiamo dialogare con diverse tipologie di fornitori, in un territorio ricco di qualità e biodiversità. Ciò ci permette di esplorare le nostre potenzialità interne, come ad esempio stiamo facendo con la pasticceria salata. Nel nostro bancone figurano stabilmente circa quaranta aziende agroalimentari locali, alcune delle quali lavorano quasi esclusivamente per noi. Per la Pasticceria Dolcemascolo, ma anche per me come persona, il territorio, la Ciociaria, rappresentano la chiave di volta dell'intero processo evolutivo. È da qui che sono nate le intuizioni e gli stimoli maggiori ed è qui che vogliamo riportarle».
I Dolcemascolo, una famiglia di imprenditori dell'alta pasticceria con un grande obiettivo: superare sempre se stessi, partendo e valorizzando il territorio in cui vivono e investono