La capacità che la poesia ha di unire è unica. Perché soltanto i versi, le idee, più di qualunque altra cosa riescono ad avvicinare gli uomini. E il "Festival internazionale della poesia" che si è tenuto nei giorni scorsi, dal 30 aprile a 3 maggio, a Besiktas – Istanbul, in Turchia, ha avuto il merito di far incontrare alcuni tra i principali poeti, di abbattere le frontiere ideologiche e religiose, di far convivere mondi lontani. E forse di lanciare un segnale a tutti.

Vincenzo Bianchi è stato l'unico italiano a prendervi parte. Pittore, scultore, per anni docente nelle più importanti Accademie di belle arti d'Italia, "artista totale", ha anche tenuto una lezione alla Bahcesehir University di Istanbul, dove ha parlato di robotica e poesia. Al festival, a comunicare attraverso parole e pensieri, insieme a Vincenzo Bianchi c'erano Cengiz Bektas, Ülkü Tamer, Uldis Berzins, Gülseli Inal, Kathleen Newmann, Ahmet Telli, Ion Deaconescu, Ayten Mutlu, Hael Srour, Erdal Alova, Nicolae Dabija, Hülya Deniz Ünal, Yusuf Alper, Metin Celal, Arai Takako, Ahmad Al Mulla, Francesca Cricelli, Turgay Fisekci e Cindy Lynn Brown.

«La Turchia è cambiata, è cresciuta, è andata avanti, è diversa da quello che siamo abituati a percepire – ha sottolineato il prof. Bianchi – Grazie anche al sindaco "poeta" Murat Hazinedar, il festival diretto dal poeta Ataol Behramogiu dimostra che anche in un Paese che troppe volte a torto viene percepito chiuso, ci possono essere importanti momenti di confronto, di amicizia, di dibattito. E chiaramente di crescita. Tutto questo nel segno della poesia. Perché la vera magia della poesia è proprio quella di abbattere ogni barriera».