Al primo sguardo sembrano dipinti realizzati con una perfezione quasi maniacale, invece sono scatti fotografici che ondeggiano tra tratti luminosi e tinte più nebulose. Dai colori vibranti di porzioni del pianeta ad immagini più soffuse, sfumate, appena accennate, un insieme che rende quel particolare della Natura quasi "immortale".
Dietro la macchina fotografica c'è Dario Camasso che si diletta, per passione, a raccontare la realtà attraverso un obiettivo. Sua la mostra espositiva "La trasparenza della natura" in un'area del centro commerciale Panorama di Cassino, dove ha portato alcune delle sue "opere".
Ha quarant'anni ma l'occhio docile e malleabile per lasciarsi penetrare dall'originalità e dalla bellezza che incontra la sua sensibilità.

Fin da bambino la curiosità lo ha portato a maneggiare una reflex analogica del fratello, la utilizzava assiduamente, ci giocava e sperimentava i primi scatti, segnando così l'inizio di un sodalizio d'amore destinato a durare per sempre. «Dario segue passo dopo passo l'avanzamento tecnologico della macchina fotografica. Dal rullino passa al digitale, senza mai abbandonare quella curiosità propulsiva e fanciullesca», scrive di lui Floriana Del Greco, laureata in storia dell'arte.

«Dario si esercita principalmente con la Natura e, con uno sguardo dicotomico, la immortala su tutti i piani, dal micro al macro. La serie di paesaggi, nel loro stato silente ed immobile, restituisce un senso di quiete e pace. L'abbazia di Montecassino, avvolta da una nebbia fitta e inebriante, conduce a quello stato primordiale in cui anche Benedetto da Norcia, nel contemplare quei scenari paesaggistici, fu ispirato nella stesura dei principi del monachesimo che cambiarono in modo irreversibile la cultura occidentale.

Le nervature di foglie, cortecce d'albero e fiori, vengono ripresi nella loro più vera essenza attraverso forme dettagliate e colori che sbiadiscono alla luce del sole in osmosi. La maturità artistica del Camasso la si può cogliere soprattutto nei ritratti di tronchi d'alberi in serie, rami attorcigliati o serie di fogliame. Essi dimostrano una perfezione fotografica dove i principi della composizione si sposano in modo lineare ed equilibrato. Se la tecnica è forma, lo spirito diviene sostanza. Dario restituisce attraverso le varie stagioni ed elementi naturali, un'estetica crociana.

Non a caso, diventa infatti l'Abruzzo, lo scenario ove dar voce alla maggior parte dei suoi scatti. Se per Croce l'estetica rimane autonoma e fautrice di un'intuizione pura, anche per l'artista, ispirato dalla vista degli stessi scenari, l'atto estetico diviene forma, e l'intuizione è, ancora una volta, presenza dei nostri sensi.
La Natura, colta sovente in forma silente, viene isolata e immortalata in modo atavico: fonti d'acqua, boschi innevati, quinte di paesaggi torbidi e nebulosi, dune innevate o colline arate, si trasformano in immagini Arcadiche, introducendo lo spettatore in quel mondo idilliaco dove Ninfe greche, se pur assenti, vengono percepite e colte a spiarci. La Natura è restituita nella sua forma più divina e sacra, tanto cara al mondo greco.
Il risultato finale delle opere di Dario è frutto di specifiche tecniche fotografiche che permettono di sovrapporre brani di realtà o scene in movimento a toni ambigui come quelle di un sogno».

Ed è proprio lui, che di professione fa il meccanico, a raccontare un tratto di sé. «È da molti anni che scatto foto, e col passare del tempo, ho accumulato tantissime "immagini" che mi hanno permesso di esercitarmi e di affinare specifiche tecniche fotografiche; ma ho scelto solo adesso di farne una mostra.
Il soggetto della natura diventa motivo di escursione alla ricerca di luoghi comuni, angoli di mondo vissuti e spazi apparentemente semplici che osservo, percepisco, sento e catturo attraverso l'obiettivo, mostrandolo sotto un altro aspetto, quasi sconosciuto.

I miei luoghi, sono luoghi silenziosi, luoghi sospesi al punto che quando l'occhio li attraversa, lo si fa quasi trattenendo il respiro per non rompere quella meravigliosa armonia del silenzio. Prima di ogni scatto, infatti, chiudo gli occhi e resto in ascolto entrando in connessione con la natura e lo spazio circostante. Ed è proprio così che nascono le mie foto, come protezioni sensoriali del mio mondo interiore. Non a caso ho deciso di intitolare la mia mostra "La trasparenza della natura", con il desiderio di trasportare chi la sta guardando in una nuova dimensione, un viaggio meraviglioso dove uomo e natura passano ritrovare quella connessione che, in tempi moderni, sembra essere ormai perduta.