Una recente mostra ad Arpino è l'occasione per conoscere meglio l'artista che, veramente con poche pennellate, riesce a realizzare opere dense di emozioni. Ilona Dell'Olio risponde alle domande di Ciociaria Oggi.

In quale modo è legata alla Ciociaria?
«Sono nata a Ferentino dove ho vissuto fino all'età di venticinque anni. Poi…».

…il suo incontro con l'arte…
«Sin da giovane ho avvertito forte il richiamo artistico ma non solo come mera osservazione. Mi piaceva l'idea di diventare protagonista di una creazione con cui dare voce ai miei sentimenti e alle mie idee».

Quindi un cocktail di emozione e razionalità, di espressione e tecnica… Qual è stata la sua formazione strutturale?
«Ha fatto bene a parlare di formazione "strutturale", dal momento che l'artista è tale quando rappresenta liberamente le proprie ispirazioni e la propria esperienza e può, a mio parere, prescindere persino dalla tecnica. Comunque ho frequentato il liceo artistico di Frosinone e dopo il diploma mi sono iscritta all'Accademia di belle arti. Ho interrotto gli studi dopo circa due anni, ma, contestualmente, è aumentato il desiderio di "fare arte". Ho così assecondato la bambina che era in me, quella che aveva sempre la matita in mano per disegnare tutto ciò che vedeva e che sognava».

Ora che tecnica predilige?
«Amo i colori a olio perché riescono a dare corposità e profondità a ciò che desidero dipingere. Per accentuare questo aspetto spesso sono solita dipingere su tavola di legno. Infatti tale materiale è "vivo", ha una sua esistenza che spesso dipende dalle condizioni atmosferiche. Con la variazione dell'umidità, per esempio, i colori stesi sulle fibre lignee possono esaltarsi o sfumare e, comunque, dare un ulteriore movimento alla rappresentazione, accrescendone così l'impatto visivo. I materiali che utilizzo rispecchiano la carica rude e materica di un'arte concepita nella pancia, prima che nel cervello. Gli stessi gessetti, che spesso utilizzo, mi trasmettono la medesima carica corposa, quasi primitiva, di uno strumento plasmabile in grado di restituire l'incontenibile energia dei soggetti».

Quali sono i suoi soggetti preferiti?
«Sono quelli che nascono da un percorso di conoscenza che è prima di tutto un viaggio all'interno dell'Io più profondo, spesso incerto e informe: al suo interno di contorni netti, le fisionomie si confondono, ribollono e si mescolano tra di loro. Ed è allora che inizia il mio viaggio e diventa caduta libera nell'animo altrui. I miei soggetti sono specchi di anime dalle profondità insondabili. Tutti i bisogni, le pulsioni, gli istinti repressi scalciano per uscire dai contorni degli schemi predeterminati. Sono soggetti che si stagliano nella memoria e occupano ogni centimetro del mio essere».

Quanto tempo occupa l'arte nella sua vita?
«Premesso che ogni cosa che mi circonda e ogni essere vivente è arte, disegno e dipingo ogni volta che posso, nell'arco della giornata».

Rievocando una controversa affermazione di un famoso politico italiano di qualche tempo fa… lei con l'arte "ci mangia"?
«È l'unica mia occupazione, lavoro a tempo pieno nell'arte».

Risiede ancora in Ciociaria?
«No, dopo aver vissuto a Miami, a New York e in Brasile, ho scelto Fuerteventura come nuova base per il mio percorso artistico».

Conserva ancora qualche legame con la nostra terra?
«Ma certo! Oltre a quello affettivo, con parenti e amici, conservo il legame con un collettivo artistico ciociaro denominato "SIZE". A proposito, il 15 scorso è stato inaugurato a Sora (nel giardino pensile in piazza Mayer Ross, ndr) "Giardini segreti", un progetto di "SIZE" che investe ecologia, natura, integrazione, spazio e tempo attraverso forme diverse, suoli differenti, materiali eterogenei e tecniche apparentemente lontane, tutto unito magicamente in nome dell'arte».

Oltre alla mostra appena ricordata, ha qualche altro impegno in agenda?
«Sì, "Lunar Dreams", un progetto elettronico nato dai paesaggi eterei di Fuerteventura e dalla collaborazione con Chris Blakey, musicista e produttore inglese. Il progetto è stato ispirato dalla solitudine a noi tutti imposta dalla pandemia, misura che ci ha impedito di gioire non solo della umana socialità ma, anche, del godimento delle bellezze naturali. E, mi piace ricordarlo, Fuerteventura è un gioiello con riguardo a quest'ultimo fattore. Entrando più nel dettaglio, in "Lunar Dreams" la mia voce si fonde con quella di Chris su un letto di synth (melodie ottenute con il sintetizzatore, ndr) spumeggianti, con trame che si gonfiano e si abbassano come fanno le onde che assecondano la marea, una coinvolgente performance dal vivo che integra la musica e la pittura dal vivo».

E come si ritirano le acque ondose durante la bassa marea, così Ilona si congeda dolcemente dai nostri lettori, attesa dalla bellezza di Fuerteventura, dai calienti majoreros – gli abitanti dell'isola – e dai suoi pennelli…