Il sogno di insegnare, la passione per l'MMA e il suo romanzo d'esordio, "Per Olivia" (bookabook Editore, 2022), ci spingono a rivolgere qualche domanda a Francesco Soriente, giovane scrittore alatrense.

Quando e perché si è avvicinato alla scrittura?
«La prima volta che ho scritto una storia interamente nata dalla mia immaginazione è stato quando avevo all'incirca dieci anni. Sinceramente vedevo la scrittura come un mezzo per poter parlare di tutte le cose che pensavo e sognavo. A quel tempo ero innamorato del cinema e perciò mi misi a scrivere delle piccole sceneggiature. Solo verso il compimento dei miei sedici anni capii di voler scrivere seriamente».

Che emozioni le ha dato scrivere un libro?
«Sicuramente ti dà la capacità di vederti dentro così a fondo che inizi a scoprire parti di te stesso che altrimenti resterebbero nascoste. Può essere considerata una seduta terapeutica, ma ti permette anche di rendere eterno il tuo pensiero. Mentre scrivevo ero felice e triste allo stesso tempo, ma riuscivo a sentirmi una persona migliore e, adesso che tutti possono leggerlo, so che può far stare meglio anche loro. Tutto questo mi riempie il cuore di gioia e mi fa venir voglia di continuare fino a quando avrò qualcosa da dire».

Qual è la trama di "Per Olivia"?
«Il romanzo parla del viaggio, letterale o allegorico, che dobbiamo compiere tutti quando scegliamo chi vogliamo diventare. Un viaggio nel nostro noto passato ma anche la proiezione di un futuro tutto da scrivere. Questo è un viaggio spesso sottovalutato ma è, forse, uno dei momenti più importanti della nostra esistenza. Non c'è un limite di età per intraprenderlo, ma dobbiamo solo avere il coraggio di chiederci quale sia il nostro reale scopo in questo mondo».

Perché questo titolo?
«Viene semplicemente da una chiacchierata con un mio amico, dal significato molto importante per me, e così ho deciso di racchiuderla nel titolo del mio romanzo».

È autobiografico?
«La trama presa di per sé non è frutto di una vicenda realmente accaduta. Una notte ho solo visto nella mia testa i luoghi e i personaggi di questa storia e, dopo aver aggiunto mie emozioni e sensazioni, l'ho trascritta sotto forma di romanzo».

Che pensano i suoi amici della sua passione?
«Sono una di quelle persone che crede nella vera amicizia e perciò mi è molto difficile definire le persone che mi stanno intorno con tale termine. Però quei pochi che ho la fortuna di chiamare "amici" mi hanno sempre supportato emotivamente e non solo. Ovviamente insieme alla mia famiglia».

Scrivere e leggere i libri è compatibile con la PlayStation?
«Certo. Ho giocato per anni alla PlayStation, nonostante mi divertisse anche leggere i classici della letteratura italiana. Credo che spesso si pensi che ci siano delle regole per cui se passo il mio tempo leggendo e scrivendo vengo catalogato in un certo modo, mentre se gioco alla PlayStation in un altro. Ma come utilizziamo il nostro tempo sta totalmente a noi. Purtroppo le persone hanno meno voglia di imparare ma questo non ci rende una generazione banale, abbiamo solo bisogno di tempo per capire che le nostre azioni sono essenziali per l'andamento futuro di questo pianeta e perciò non possiamo passare le nostre giornate solo nel buio della nostra confortevole cameretta, per quanto comoda essa sia».

Pensa che scrivere possa diventare il suo lavoro?
«Certe volte vorrei poter dire, in un futuro prossimo, che faccio lo scrittore per vivere. Ma credo che quando entrino in gioco le scadenze, numeri da rispettare, diciamo l'attività economica in generale, sia più difficile rimanere sulla strada che si vuole percorrere. Inoltre sono affascinato dal ruolo dell'insegnante e lo vedo più come un lavoro adatto a me».

Ha un sogno nel cassetto?
«Voglio arricchire la vita degli altri con le mie parole».

Passiamo ora a un argomento che le sta a cuore: quali sono i motivi del suo interesse per l'MMA, sigla che sta per sport da combattimento comprensivo di arti marziali miste?
«Ho avuto, per un periodo della mia adolescenza, dei problemi nel controllare la rabbia, e solo avvicinandomi agli sport da combattimento sono riuscito a venirne fuori».

Lo ritiene uno sport, uno spettacolo o un lavoro?
«Inizialmente lo ritenevo uno sport, ma poi mi ci sono appassionato, iniziando a notare il grande spettacolo che si costruiva intorno alle faide migliori. Poi fortunatamente sono riuscito a scriverne, unendolo così alla mia più grande passione. Sono contento perciò di aver fatto coesistere queste tre caratteristiche in quello che era solo un semplice hobby».

Quali sono gli aspetti più oscuri dell'MMA?
«Non è facile parlare delle MMA senza prendere in considerazione anche gli enormi rischi assunti dai fighter. Dal taglio del peso al match vero e proprio, capita che ci si faccia male, anche seriamente. Ma i lottatori conoscono i rischi di quello che fanno e si preparano al meglio per evitare il peggio. Ogni sport comporta i suoi rischi, questa è una parte del processo».