Fondatore e direttore della Eko Orchestra, un progetto musicale nato nel 2008 e che oggi vede decine di ragazzi di tutta la provincia di Frosinone uniti dalla musica. Angelo Mirante racconta questo straordinario progetto e il nuovo brano.

Partiamo da "Gitano", come nasce questo nuovo brano?
«Gitano è un brano scritto dal maestro Eugenio Becherucci. Originalmente nasce per un ensemble polistrumentale successivamente in occasione del tour europeo del 2016 che abbiamo realizzato con la Eko Orchestra, viene pensato per Ensemble di Chitarre. È stato da sempre il nostro "cavallo di battaglia", un brano dinamico, molto virtuosistico, pieno di colorature tipiche della chitarra e pieno di ritmo spagnoleggiante: un brano che ci piace suonare. All'interno ci sono soli, improvvisazioni, percussioni che danno giusto rilievo ai ragazzi della Eko Orchestra. Il brano consta di ben 6 parti reali più la sezione ritmica composta da contrabbasso, cajon e tamburo a cornice; questi ultimi strumenti sono stati aggiunti proprio in occasione del concorso LazioSound, voglio evidenziare la bravura di questi ragazzi per come hanno saputo da subito interagire musicalmente con l'orchestra di chitarre».

Un brano molto complesso dal punto di vista ritmico e che si compone di tanti elementi differenti. Come lo descriverebbe?
«"Gitano" rappresenta in pieno il nostro profilo nomade e spiega il nostro pensiero musicale. Il Gitano è un personaggio spagnolo che viene dal nord Africa e vaga per l'Europa, unendo così comunità spagnole, francesi ed italiane; europee ed africane: insomma una figura che accomuna. La caratteristica della Eko Orchestra è che all'interno conta circa 40 ragazzi, sono tutti under 25 e provenienti da dodici comuni sparsi nella bassa provincia di Frosinone. E così, come il Gitano, anche la Eko Orchestra unisce comunità cooperanti in musica, a dimostrazione di come fare musica sia aggregativo e abbia imponenti caratteristiche nelle dinamiche di socializzazione».

Se da una parte c'è l'aspetto musicale, dall'altro quello visivo. Nel video si mostrano le bellezze della provincia di Frosinone con un susseguirsi di immagini che racchiudono lo stesso ritmo della musica. Come siete arrivati a questo lavoro?
«Il videoclip è nato pensando alle sensazioni che evoca il Gitano, parte dalle suggestioni che ci appartengono e dalle nostre radici. Abbiamo pensato di suonare ed interpretare così Gitano perché in effetti la Eko Orchestra è un po' tale. Mi spiego,rami, architettura, borghi, albe e tramonti mozzafiato. Fatta di suoni che questi spazi e posti ci suggeriscono. Qui ancora possiamo vivere sensazioni legate alla natura incontaminata. Enrico Riccioni il nostro videomaker,ha concretizzato tutto ciò in video, pensando anche di coinvolgere un ragazzo stesso della Eko Orchestra facendogli interpretare il ruolo del Gitano creando un filo conduttore per tutto il brano. Poi con un precedente sopralluogo, ha studiato e colto le luci che si potevano creare nei nostri luoghi, ha voluto vedere i profili dei ragazzi della Eko Orchestra ela Eko Orchestra proviene dalle bellezze paesaggistiche e naturali dei nostri paesi, dalla storia dei nostri territori, fatta appunto di pano ascoltare attentamente il brano. Ha valorizzato tutti i componenti e gli spazi di ambientazione del girato». 

Parliamo di Eko Orchestra, un progetto che vede oltre 30 ragazzi tra gli 11 e i 23 anni. Quali sono i primi ricordi che la legano a questo gruppo?
«Eko Orchestra è un progetto che nasce dal Festival Internazionale della Chitarra di Castrocielo nel 2008,dove molti ragazzi si sono appassionati al piacere della musica e dello strumento chitarra. I primi ricordi sono in quel luogo, dove iniziavamo pensare "orchestra di chitarre", idea che è anche un po' un ossimoro... senz'altro pensavamo a qualcosa di nuovo, dove è bello sperimentare e condividere tutto quello che si è fatto e avanzare. Riguardo alla bella vittoria di LaziSound mi piace sottolineare che è stata possibile grazie ai sacrifici e le volontà di tanti ragazzi. Sono passati quindici anni, io ero poco più che ventenne e coltivavamo già (e continuiamo a coltivare) tutti insieme un bellissimo sogno. Il sogno è questo progetto giovane, ambizioso e complesso che porta con se le emozioni dei ragazzi che hanno voglia di suonare e farsi ascoltare. Hanno voglia di crederci e raggiungere mete sempre più importanti. Hanno voglia di sperimentare e di ricercare con un ensemble originale. Hanno voglia di studiare ed essere protagonisti. Hanno voglia da sempre, di emozionarsi ed emozionare facendolo collettivamente».

Un gruppo che ha ragazzi di tutte le età, questo dimostra che la musica unisce tutti. Tornate in scena con un nuovo brano dopo due anni di blocco dovuto alla pandemia. Mi racconti le emozioni che sta vivendo con il ritorno in scena?
«Per un'orchestra gli ultimi anni passati dettati dalle dovute restrizioni per la pandemia, sono stati davvero difficili. Non potevamo incontrarci, la parola d'ordine era "no assembramenti", non si parlava di musica ma di zone rosse e contagi. Però nessuno ha mollato, durante il lockdown abbiamo preparato a distanza un intero repertorio: il nostro nuovo repertorio rock fatto con strumenti atipici rispetto il genere. Quando siamo tornati a suonare live è stato quasi liberatorio, come poter tornare a giocare all'aperto sotto il sole, in lunghe giornate primaverili. Ci siamo sempre cercati e coinvolti ed ora mi sembra sia addirittura il collante tra noi: possiamo dire che "siamo tornati migliori" grazie alla musica. Il nostro gruppo è composto da ragazzi fantastici, con tantissime qualità, tutte diverse».

Lei è un giovane che ha fatto della propria passione il suo lavoro. Ai ragazzi che si approcciano per la prima volta al mondo della musica che tipo di consigli sente di dare?
«Di dannarsi l'anima. Di crederci e di andare contro tutto e tutti. Di aver voglia di maneggiare la musica in ogni sua forma e confrontarsi con tutto, sperimentare ed unire. Di cercare qualcosa di complesso e non per forza complicato. Di emozionarsi sempre con la musica, di studiare tanto, di mantenere sempre l'entusiasmo per quello che si suona. Di farne filosofia di vita, di cooperare attraverso la musica e di affrontare con coraggio le diversità perché è lì che germoglia la ricchezza. La musica è anche una mamma che ti coccola e ti rimprovera per vederti crescere sempre bello e bravo. Voglio precisare che ovviamente, sono suggerimenti che io stesso tengo sempre presenti e ripeto a me stesso».