Patrizia Baglione, verolana, scrittrice, risponde alle domande di Ciociaria Oggi sulla sua concezione di poesia nel nostro contemporaneo.

Quando ha scoperto la poesia?
«Avevo tredici anni quando ho "incontrato" Alda Merini e Cesare Pavese. È stato un colpo di fulmine, di quelli che ti lasciano senza respiro e ti inducono a chiederti perché non sia successo prima. Avvertivo l'intimità di quel linguaggio, lo sentiva ogni centimetro della mia pelle».

Ne "La mia voce" (QuidEdizioni, 2019) prescrive il "naufragio della coscienza" come mezzo necessario per raggiungere una nuova vita: in che cosa consiste? «Nell'abbandonarsi al processo vitale, all'ineluttabilità del corso esistenziale senza opporre alcun tipo di resistenza.

Le cose o persone che sono destinate a noi, troveranno sempre il modo di raggiungerci». Che cosa è la poesia per lei?
«È essenza di vita. Tutto diventa poesia quando impariamo a osservare con il cuore. Persino le cose inanimate come le montagne, i mari, le strade… di più, il cielo, i fiumi, le stelle. Tutte le bellezze del Creato, che prima ci apparivano vuote, mute, indifferenti, improvvisamente, quando le osserviamo con sguardi lucidi d'amore, si caricano di umano».

In "Malinconia delle nuvole" (Kimerik, 2020) parla di malinconia e tristezza: sono stati d'animo catartici o frutto di un pessimismo cosmico?
«Nessun pessimismo cosmico, sono solo una riflessione profonda su diversi temi sociali che, a mio avviso, meritano la giusta caratura. In questo caso, fare poesia diventa un mezzo potente, un vero trasmettitore di messaggi universali».

L'amicizia è un valore, un'opportunità o un ostacolo nella vita dell'uomo?
«Un valore aggiunto, quando questa èsincera. Come tuttii rapporti non sani, anche l'amicizia, se tossica, può provocare molti danni. Oggi è una bella rarità trovarla. Personalmente, in passato sono stata molto bene anche sola, senza grandi amici al mio fianco. Ho avuto lospazio necessario per dedicarmi totalmente alle mie cose, alle mie emozioni. Dicono che sia una costante del poeta, quella di ritirarsi socialmente nel proprio mondo. Ora che sono diventata più matura, apprezzo entrambe le cose, ma non baratterei il mio spazio con niente e nessuno».

Nel suo ultimo libro, "Nero crescente" (RPlibri, 2022) quali sono i temi più importanti e come li affronta?
«Due sono i temi principali su cui verte tutta la silloge: amore e morte. Uno spaccato di vita che si intrinseca in vari punti. Tanto è il dolore che precede l'opera, che faccio più fatica a spiegare che a scrivere. Le parole, quando sono scritte, sublimano anche la sofferenza».

"…da sola aspetto/che tu venga a cercarmi": in queste due
righe di "Nero crescente" sottolinea la figura di un amore.
La solitudine esiste a prescindere dall'amore o grazie all'amore?
«Non un amore qualsiasi. Sottoscrivo la mia durissima esperienza con un amore malato, violento. Le poesie sono scritte dal punto di vista di una vittima consapevole ma impotente. Odio e amore permeano tutto il libro,
perché le emozioni nelle relazioni tossiche sono fatte così, sono ambigue. Amore e solitudine è un
binomio che non esiste! Quando l'amore è reale, sano, non esiste solitudine, ma soltanto libertà».

Quanto c'è della sua terra nelle sue poesie?
«Se devo essere sincera, al momento poca, ma sto lavorando alla mia quarta raccolta. E poi, a breve, ci sarà una sorpresa nella provincia di Frosinone, un mio
progetto che vedrà la poesia come unica protagonista».