«Ciò che lega me e il mio paese è la semplicità, che compone la mia musica, e che rende così pieno di vita il mio paese». Così Sofia Pelle, in arte Vi Skin, racconta il suo rapporto con Esperia, il suo comune di origine. Un rapporto importante che racconta in occasione dell'uscita del suo nuovo singolo "Sei".

Partiamo dal nuovo singolo "Sei". Questo singolo è definito come una "declinazione e al contempo congiunzione dell'essere". Cosa vuoi raccontare?
«In questo pezzo sentito, sofferto ed intimo parlo di amore, del mio amore, di una storia che vede protagonista il mio cuore. Ho sempre tenuto in penombra quel tipo di sentimento nella mia musica, perché credo sia facile parlare d'amore, e che di testi su amori impossibili, sulla bellezza dell'innamoramento, ce ne siano ormai troppi, all'ordine del giorno, forse per consolare un pubblico di cuori infranti o di cuori che vedono l'amore come una tana al di fuori del proprio mondo. Stavolta ho deciso di dedicare le mie parole, la mia voce, al mio significato di amore, alla mia più bella e combattuta storia. Ho deciso di mostrare alle persone come un addio possa diventare presenza costante, ricerca dell'amore in ogni stralcio di quotidiano; come un nome, quel nome, possa riecheggiare in ogni cosa, e di ogni cosa esserne l'essenza. Ed ecco il significato di "Sei": presenza indelebile nonostante un addio, quell'amore che sembra esserti stato impedito, ma che rivivi senza il bisogno di un volto, di un abbraccio, di un bacio, quell'amore che senti risuonare in ogni cosa che fai, in ogni paesaggio, in ogni luogo, al quale dedichi l'anima, silenziosamente. È così che ho scoperto la forza dell'amore, quel legame indifferente ad ogni barriera che ad esso si contrappone».

Una canzone che racconta anche della scelta di lasciare andare qualcuno proprio per amore. Ti è capitato di lasciare andare una persona pur essendone ancora innamorata?
«Sì, credo che il possesso e la paura siano contrari all'atto di amare. Per vivere a pieno questo sentimento è necessario imparare a lasciare liberi. È un concetto espresso da Richard Bach e tradotto in musica da Jim Morrison: "Se ami qualcosa lasciala andare via, solo se torna sarà veramente tua"».

Tu parli molto dell'amore nelle tue canzoni. Come è cambiata nel tempo la tua percezione dell'amore?
«È cambiata la percezione dell'amore nei confronti di me stessa; esistono tante forme d'amore, la più importante e che funge da supporto alle altre è quella che riguarda noi stessi. Bisogna amarsi e proteggersi. Amarsi significa valorizzarsi al punto da saper stabilire dei limiti con gli altri. Amarsi significa anche dire: adesso basta».

Sei una cantautrice e hai al tuo attivo molte canzoni. Quanto è difficile, se è difficile, fare musica in un piccolo comune come Esperia?
«Far musica può essere difficile o no a prescindere dal luogo in cui ci troviamo. Il processo creativo si dissocia da un discorso prettamente realizzativo, si può far musica ovunque: al tavolo di un bar, alla fermata dell'autobus, spesse volte mi è capitato di scrivere o registrare delle melodie che avevo in testa con il cellulare mentre facevo delle passeggiate nei vicoli del mio amato paese. Mi bastano pochi elementi: un pianoforte, delle cuffie, un quaderno sul quale scrivere i miei testi e tranquillità. Esperia, per me, è l'ambiente perfetto per scrivere e comporre».

Ci racconti un tuo ricordo di Esperia? Un ricordo che se pensi al tuo paese ti torna in mente?
«Non ho un ricordo in particolare. Viene difficile, in un borgo pieno di tipicità, soffermarsi su un solo, unico episodio. Sono una persona che si sofferma sulle sensazioni, sugli odori, sui sapori, e mi sento legata ad Esperia dal profumo dei suoi camini accesi durante il periodo invernale; dal suo castello che governa la parte superiore; dall'odore delle marzoline sulla tavola per le feste in famiglia. Ciò che lega me e il mio paese è la semplicità, che compone la mia musica, e che rende così pieno di vita il mio paese».