Vittorio Domenico Stanislao Gaetano Sorano De Sica: questo è il nome completo di uno dei più grandi attori, registi e sceneggiatori che l'Italia abbia mai avuto e al quale la Ciociaria ha dato i natali. Vittorio De Sica nasce a Sora il 7 luglio 1901 nel rione Cittadella, da genitori campani lì trasferitisi perché il padre lavorava all'Agenzia della Banca d'Italia in viale S. Domenico. La residenza sorana del giovane Vittorio dura sei anni, solo sei anni, ma l'esperienza sarà sufficiente a generare in lui un grande amore per la splendida cittadina ciociara. Antonio Mantova, docente per tanti anni di scienze e chimica al liceo linguistico di Sora e ora indomabile pensionato, è un grande estimatore del brillante artista suo compaesano e a lui ha dedicato film, libri, convegni e premi. Ciociaria Oggi lo ha intervistato per conoscere e far conoscere meglio Vittorio De Sica.

Come nasce il suo interessamento per Vittorio De Sica?
«Da ragazzo, siamo nel secondo dopoguerra, c'erano pochi divertimenti dalle nostre parti e, nella semplicità della vita, il cinema diventava l'attrazione più seguita in città. Così il primo film che ho visto è stato "Pane, amore e fantasia" (diretto da Luigi Comencini e uscito nel 1953, ndr). La storia, ambientata in un ipotetico paese italiano ma che avrebbe potuto rappresentare ogni piccola realtà locale della penisola postbellica, vedeva come protagonisti Gina Lollobrigida e, appunto, Vittorio De Sica, che a sua volta aveva soffiato il posto all'altro mostro sacro, Gino Cervi. La recitazione di De Sica, che interpretava un maresciallo dei carabinieri innamorato di una ragazza di paese, fu così realistica da farmi appassionare all'attore nativo della mia Sora».

Ha conosciuto il maestro?
«Conosciuto nel senso di aver dialogato con lui no, purtroppo, ma ho avuto un grande privilegio. Correva il 1961, io stavo passeggiando per Sora e, visione improvvisa, apparve lui, davanti all'albergo ACI dove era solito alloggiare quando veniva dalle nostre parti. Rimasi quasi paralizzato, mi guardò e vedendo il mio disagio mi invitò ad avvicinarmi. Riuscii solo a balbettare "Maestro…" e lui, da signore qual era, mi strinse la mano. Pensi, ebbi l'onore di stringere la mano al premio Oscar Vittorio De Sica! Avevo sedici anni, tremavo. Poi l'ho rivisto un'altra volta nel 1971, immerso in un bagno di folla, quando venne a Sora invitato dal senatore Senese, che era anche produttore cinematografico e proprietario dell'appena realizzato cinemateatro Capitol, per il suo settantesimo compleanno».

Quindi De Sica tornava qualche volta a Sora…?
«In realtà ho scoperto tante cose più tardi, quando ho cominciato a studiarlo per scrivere la sua biografia, nel 1999. Una curiosità non citata nelle pubblicazioni ufficiali è che il Maestro veniva spesso a trovare la famiglia Carnevale, conosciuta e stimata a Sora, alla quale era molto legato perché era stato allattato dalla signora Pasquetta Carnevale. Il figlio della signora Loreto era praticamente fratello di latte di De Sica, oltre che devoto amico. Il figlio di Loreto non a caso si chiama Vittorio. Le cosiddette "balie" erano e sono state sempre una risorsa della nostra terra, fino a quando non hanno inventato il latte artificiale, al punto tale da essere definite "l'oro bianco della Ciociaria"».

Ci racconta un aneddoto che la lega a lui?
«Era il 7 luglio del 2021, compleanno del Maestro, avevo organizzato una mostra fotografica sotto casa sua e avevo deciso di girare qualche scena proprio per l'occasione. Alessia Tersigni, studentessa sorana laureata proprio quel giorno on line in Spettacolo e scenografia all'Università di Verona con tesi su De Sica, venne a festeggiare sotto la casa del Maestro. La tesi l'aveva fatta su miei appunti e suggerimenti dettati per telefono e non ci conoscevamo personalmente. Quando ci presentammo le proposi di far parte del film "al volo" e così festeggiammo il Maestro con una scena fantastica e molto emozionante».

A oggi, c'è qualche parente di Vittorio De Sica frequenti Sora?
«No, nessuno. Nel 1984, nel decennale della morte, è venuto il figlio Christian con la madre Maria Mercader, poi un paio di volte la figlia Emy. Invece il figlio Manuel è venuto più di una volta; oltretutto nel 1999 venne a presentare la mia biografia su Vittorio, "Un sorano nella leggenda"».

Ha in programma qualche progetto su Vittorio De Sica?
«Sì, un ultimo, data la mia età, documentario accompagnato da un libello fotografico sulla sua vita, umana e artistica, per mostrare quel fantastico personaggio che fu. E, con apertura a breve, una "Galleria Vittorio De Sica" adiacente al museo Antonio Valente, come mio appassionato omaggio».
Con questo arrivederci, Antonio Mantova saluta i lettori di Ciociaria Oggi e parodiando Parlaci di cinema Vitto', l' ultimo suo film su De Sica del 2021, possiamo ipotizzare il titolo della prossima fatica: Parlaci di Vittorio, Anto'.