Marika Campeti, scrittrice romana che si è interessata, di recente, anche alle vicende storiche della nostra terra, risponde alle domande di Ciociaria Oggi.

Come è nato l'amore per la scrittura?
«Ero una bambina molto silenziosa e a scuola preferivo comunicare i miei stati d'animo scrivendo. Con il tempo, la mia scrittura è diventata il desiderio di raccontare e vivere ciò che racconto».

Nei suoi libri è presente spesso il Marocco. Perché?
«Marocco, Turchia, Egitto… Uno dei miei temi preferiti è il viaggio. Ne "Il segreto di vicolo delle Belle" (Apollo Edizioni, 2018), i primi capitoli della trama si svolgono a Tangeri, in Marocco, "Lo scorpione dorato" (Augh! Editore, 2020) è ambientato in gran parte a Istanbul e al confine turco-siriano, mentre il mio ultimo libro, "Neravorio" (Augh! Editore, 2022), pur se ambientato in Italia, vede lo svolgersi della trama tra cucina etnica, danza mediorientale e paesaggi colorati da suggestivi tramonti».

Storia e magia, qual è il loro equilibrio nei suoi racconti?
«Una storia per piacere al pubblico deve essere magica. Lo scrittore è come un prestigiatore che abilmente nasconde le mani che tessono la trama, gli indizi e gli intrecci. Il suo compito è ammaliare il lettore con le parole e renderlo partecipe della magia che si srotola davanti agli occhi man mano che si va verso le ultime pagine. Generalmente i miei romanzi non trattano di magia, anzi sono molto realistici, ma in "Neravorio" ho voluto introdurre per la prima volta anche un aspetto trascendente, che accompagni l'immaginazione del lettore oltre la realtà».

Ci sono temi sociali nei suoi libri?
«Le mie storie oltre che appassionare cercano anche di far riflettere il lettore. Sono storie che coinvolgono, e che contengono quei messaggi che lasciano l'amaro in bocca, spingono all'azione, stimolano il cambiamento. In particolare, i miei romanzi trattano la violenza di genere, sia fisica che psicologica, il razzismo, l'emarginazione e l'indifferenza nei confronti degli ultimi».

Che cosa la lega alla Ciociaria?
«"Neravorio" prende spunto da un episodio storico orribile avvenuto durante la seconda guerra mondiale che ha colpito duramente la Ciociaria: gli stupri di massa da parte delle truppe dei goumiers conosciuti come "le marocchinate". Il dolore, la vergogna e l'orrore vissuto dalle donne, dai bambini, ma anche dagli uomini, è passato inosservato e inascoltato per anni, tanto che solo recentemente si sente parlare di marocchinate e di ciò che è accaduto in Ciociaria nella primavera del '44. Violenze indicibili, stupri di massa, esecuzioni, famiglie intere che si rifugiavano nelle chiese credendo di salvarsi protette dal luogo di culto, mentre i soldati coloniali francesi prendevano con la forza il loro bottino di guerra. Il prologo descrive proprio uno di questi stupri, le parole sono forti, colpiscono come un pugno allo stomaco. Adele, la ragazza che viene stuprata, riesce a salvarsi, ma perde la vista. La violenza la segnerà per sempre, lasciandole in eredità una figlia che lei nonostante tutto ama sopra ogni cosa. Maria, la figlia dello stupro, è la protagonista del romanzo, una donna con la pelle nera che porta addosso l'orrore subìto da sua madre».

Com'è la donna attuale per Marika Campeti?
«Mi piacerebbe dire che oggi la donna è libera e consapevole. Sarebbe bello. Ma non lo penso. Penso che oggi la donna abbia una possibilità in più rispetto a quella di ieri. L'opportunità di dire la sua, di far valere i suoi diritti, di emergere al lavoro, di dire "no" e di rivendicare la sua personalità. La voglia di cambiare è forte e per fortuna si avverte, purtroppo altrettanto forte è la resistenza di un retaggio culturale maschilista».

C'è spazio, nella sua donna, per la sensualità?
«Avevo ventidue anni quando ho pubblicato un mio contributo in "Ti bacio in bocca" (LietoColle, 2005), un'antologia di poesie al femminile sull'erotismo. Scrivere di erotismo mi sembrava allora una sfida, un modo di emergere con il mio linguaggio scaltro e libero, di affermare la mia voce. Ora ciò che scrivo è equilibrato alla vita reale, non è solo erotismo o solo drammaticità o solo dolore o solo denuncia. È l'unione di tutte le sfumature della vita. Da lettrice non amo la censura. Non mi piace leggere scene d'amore in cui i protagonisti si danno un bacio e poi il resto è dato all'immaginazione del lettore. Amo raccontare la verità. La mia scrittura non accetta alcun tipo di censura».

C'è qualcosa di autobiografico nei suoi racconti?
«La memoria dei luoghi è sicuramente autobiografica. Per esempio Terracina è la città che mi ha vista felice. È il luogo dove ho tanti ricordi d'infanzia e dove le esperienze si sono anno dopo anno accumulate per rendermi oggi la donna che sono. È un luogo che amo molto e nel quale mi piace ambientare le mie storie».

Ha un sogno da realizzare?
«Una vera sognatrice ha tanti sogni, e non appena uno si realizza, ce n'è un altro che fa capolino nel cassetto. Ho un desiderio però: per me che scrivo storie di donne, sarebbe bello avere più lettori uomini».