L'intervista del cepranese Riccardo Viselli, scrittore di gialli ma ambientalista di professione, si sviluppa tra le due sue attività come in un sincopato slalom sciistico. A volte senza un collegamento logico, apparentemente…

Quando ha iniziato a scrivere "gialli"?
«Alla nascita di Filippo, il mio secondo figlio che ora ha otto anni, e dopo aver approfondito la conoscenza delle opere di Andrea Camilleri. Passavo notti insonni per il nascituro e mi è venuta l'idea e la voglia di creare qualcosa di mio, profondamente radicato in Ciociaria e che si muovesse nel giallo e nel mistero, seppur con risvolti scientifici. In una notte d'autunno mi comparve nitidamente nella mente una scena de "Il lupo di Cartellino" (autoedito, 2015), con i quattro protagonisti braccati da una bestia immonda nel bosco innevato e intorno a essa ho costruito il mio primo romanzo. Ho sempre avuto, fin da piccolo, la necessità di realizzare qualcosa di personale e intimo, che fosse frutto della mia fantasia: la letteratura gialla e gli ambienti ciociari mi hanno aiutato a soddisfare questa innata esigenza».
Quando ha cominciato a interessarsi dell'ambiente?
«Attivamente subito dopo la laurea in geologia, scienza ambientale per eccellenza. Ho iniziato a lavorare nel mondo della gestione dei rifiuti e ho approfondito le potenzialità della corretta gestione degli stessi per la protezione dei nostri territori. Sono frequentemente impegnato con circoli ambientalisti locali per la diffusione delle conoscenze e anche per questo ho scritto diversi testi divulgativi sui temi ambientali: la consapevolezza su problemi e possibili soluzioni è fondamentale per un'efficace difesa dell'ambiente».

Quali sono le caratteristiche dei suoi libri?
«I testi dedicati all'ambiente e alla sismologia hanno un taglio prettamente divulgativo: l'intento è quello di spiegare con parole semplici materie complesse come la geologia e la gestione industriale dei rifiuti. Per quanto riguarda i gialli ritengo siano piuttosto originali: al centro delle vicende sembra esserci sempre qualcosa di soprannaturale, alimentato dalle superstizioni serpeggianti soprattutto nei piccoli borghi. Ma lo sviluppo delle storie vira sempre verso la realtà, a volte più triste e terribile dell'orrore, dispiegata con i mezzi dell'indagine scientifica. Inoltre, grande protagonista è il paesaggio rurale della nostra terra, con i suoi pregi e le sue criticità».

Quali sono i temi che più la interessano, dell'ambiente?
«La corretta gestione dei rifiuti. Purtroppo su questo tema c'è, nel grande pubblico, scarsissima conoscenza e, a volte, poca voglia di approfondire. Per questo ho sentito il bisogno di contribuire, nel mio piccolo, con alcuni testi divulgativi. Inoltre, mi appassiona tantissimo la protezione degli ambienti di pregio del nostro territorio, come il cuore dell'Abruzzo dove sorge il bellissimo Parco nazionale che frequento spesso: girovagare in ambienti di fatto incontaminati e perdermi sui crinali di vera montagna è un toccasana fisico e mentale».

Grazie a quali virtù il maresciallo dei carabinieri Arduino Del Banchetto, il protagonista dei suoi gialli, risolve i casi?
«Grazie all'approccio scientifico che attua in tutti i casi che gli si pongono di fronte. E grazie alla capacità di riconoscere i propri errori e, correggendoli, alimentare un nuovo slancio per la risoluzione dei problemi. Ha una caratteristica, inoltre, piuttosto autobiografica: non mollare mai la presa fin quando si hanno mezzi e forze per andare avanti».

Se dico Kenneth Boulding che risponde?
«Condivido la metafora dell'astronauta, presente nell'articolo origine dell'economia ambientale, "The economics of the coming spaceship Earth" del 1966, in cui Kenneth Boulding identifica due tipi di economie con due figure: il cowboy, che si limita a considerare le pianure sterminate che lo circondano, mosso da una continua sete di conquista e di consumo, e l'astronauta, che ha invece la profonda consapevolezza del sistema che lo ospita, la grande navicella spaziale Terra, dei suoi limiti e dei cicli che regolano il suo funzionamento. Le risorse del pianeta sono molto limitate e occorre utilizzarle con efficacia, riducendone il prelievo grazie allo sfruttamento di quanto contenuto nei nostri rifiuti sia in termini di recupero di materia che di energia, e limitando lo smaltimento in discarica».

I suoi gialli sono ambientati in Ciociaria…
«Semplice e accogliente, per lunghi tratti ancora "verde" e ricca di storia e cultura, mi piace scoprirne continuamente i borghi e le tradizioni e anche, purtroppo, soffermarmi su quanto di sbagliato si sia fatto soprattutto a livello paesaggistico. Ma credo che sia bello viverla e sono contento di essere ciociaro residente in Ciociaria».

E dal punto di vista geologico?
«I problemi del nostro territorio sono diversi: vasti terreni fortemente sismici, soprattutto a ridosso degli Appennini, corsi d'acqua che meriterebbero seri interventi di bonifica, necessità di un serio piano di risanamento e di tutela della qualità dell'aria. Inoltre sono diffusi i casi di smaltimenti illeciti di rifiuti che solo sporadicamente sono oggetto di interventi di bonifica istituzionali. In buona sostanza, accanto a scorci di pura bellezza spesso si ritrovano situazioni di degrado che andrebbe affrontate con maggiore risolutezza».

Immondizia: come risolvere i problemi che affliggono la nostra nazione?
«L'Italia soffre di un importante deficit impiantistico per la gestione e il recupero dei rifiuti materiali ed energetici, soprattutto al Centro e al Sud, ma anche in alcune regioni del Nord. Intanto, bisogna progredire sulla corretta strada delle raccolte differenziate per il riciclaggio dei rifiuti cosiddetti secchi, ma su questo aspetto l'Italia è ben più avanti di quello che si potrebbe pensare. Occorre costruire, senza indugiare, molti impianti di trattamento dei rifiuti organici delle nostre cucine per produrre biometano con la digestione anaerobica, gas che potrebbe sostituire il metano fossile e contribuire così al fabbisogno energetico nazionale e alla riduzione delle emissioni climalteranti. E occorre altresì costruire diversi impianti di termovalorizzazione per recuperare energia dai rifiuti non riciclabili: i pochi impianti di incenerimento attualmente presenti in Italia, oltre a risolvere il problema dei rifiuti non riciclabili che altrimenti andrebbero in discarica o all'estero, contribuiscono al 2% del fabbisogno energetico nazionale e hanno emissioni enormemente più basse di molte altre fonti, come il trasporto su gomma».

Quali sono i punti di contatto tra i suoi gialli e l'interesse per l'ambiente?
«L'ambiente ciociaro è indiscusso protagonista dei miei romanzi gialli. I borghi, i lembi di bosco mediterraneo, gli autunni con i lavori nei campi, i granai estivi, gli inverni a volte duri e nevosi. Arduino (il protagonista dei suoi gialli, ndr) si muove in armonia con i ritmi stagionali e per questo ho voluto dedicare ogni romanzo a un diverso periodo dell'anno, per poter parlare della Ciociaria in tutti i suoi aspetti, anche naturalistici».

Quanto c'è di autobiografico nel maresciallo Arduino Del Banchetto?
«In buona sostanza Arduino Del Banchetto sono io, con le sue certezze e le sue paure, i suoi pregi e i suoi difetti. Nel costruire il personaggio ho ceduto, lo riconosco, a una punta di narcisismo che mi contraddistingue: questo lo si intuisce piuttosto bene nell'incipit del primo romanzo. Diversi passi dei racconti, inoltre, riportano in forma romanzata fatti che mi sono accaduti direttamente, come l'emozionante incontro ravvicinato con l'affascinante lupo appenninico. Per il nome, poi, ho voluto ancora una volta ispirarmi al maestro Camilleri, scegliendo Arduino che riveste un ruolo di primissimo piano per Ceprano. Per il cognome, Del Banchetto, non smetterò mai di ringraziare la fantasia del mio primo figlio».

Qual è il confine tra realtà e magia nei tuoi libri?
«Come accennato, tutti i miei romanzi muovono sempre da fenomeni apparentemente soprannaturali. Il mistero permea tutto lo svolgimento e travolge spesso i compaesani del maresciallo e i suoi stessi collaboratori. Ma, in ogni passaggio, emerge sempre la possibile risposta razionale ai fatti, elaborata analizzando i dati e le prove. Solo ne "Gli Ebefanti" (autoedito, 2018), nel finale, ho voluto instillare il dubbio circa la reale presenza di quello che noi riteniamo irreale: provavo un debito nei confronti del mistero, da cui attingo per le mie storie, e ho voluto donargli un ruolo di maggior rilievo».

Ha un sogno nel cassetto? E un desiderio da rivolgere ai prossimi governanti?
«Inutile negare: mi piacerebbe vedere Arduino in un film o in una serie e sugli scaffali delle grandi librerie. Sognare così in grande non costa nulla e alimenta la scrittura di nuove avventure. Per quanto riguarda i prossimi governanti il suggerimento che mi viene spontaneo dare è quello di avere un approccio non ideologico ai temi e, su quelli prettamente tecnici, informarsi, affidarsi a chi studia da anni per risolvere i problemi e non abbandonarsi a facili operazioni di facciata per miseri tornaconti elettorali».