Oggi andiamo a conoscere una tecnica artistica molto antica, il Graffito. Questa tecnica, consiste nell'applicare su un fondo di malta impregnata di colori resistenti alla calce, uno strato di imprimitura o di malta a grana fine di circa due cm di spessore, e nell'inciderlo e grattarlo secondo un preciso disegno, così da rimettere in luce la malta colorata di partenza.

Il graffito è una fra le più antiche tecniche conosciute dall'uomo; lo incontriamo infatti già a partire dalla Preistoria: le incisioni rupestri venivano realizzate dall'uomo primitivo sulle pareti delle rocce, incidendole con degli oggetti appuntiti, rimuovendo così lo strato superficiale e mettendo in evidenza quello sottostante. I colori erano tratti, dall'argilla, dal carbone e da succhi vegetali, a volte mescolati con grasso animale, e poi stesi con le mani o soffiati con cannucce d'osso. Il graffito si poteva realizzare, oltre che sulla roccia, anche sulla pietra. I primi graffiti risalgono al XIII secolo, benché il procedimento del gesso inciso non fosse sconosciuto agli artigiani già in epoca precedente. Durante il Rinascimento, il graffito è stato usato in concorrenza con l'affresco (Italia centrale e settentrionale, Austria, Boemia) e impiega to particolarmente nelle facciate.

A Roma, ad esempio, erano specializzati in facciate graffite e dipinte Polidoro da Caravaggio e Maturino. I capomastri del Rinascimento portarono la tecnica in Germania, dove venne accolta con entusiasmo dagli artigiani locali e dai loro allievi. Esempi di semplice arte locale, i graffiti possono essere trovati in Assia, nella zona della Wetterau e nei dintorni di Marburgo. Oggi, seguendo il metodo classico, il graffito si realizza con lo stendere su un muro coperto di uno strato di intonaco scuro (di solito nero o rosso), un secondo strato di intonaco bianco. Graffiando il secondo intonaco viene esposto il sottostante strato bruno, andando a tracciare la forma del disegno prescelto. Tradizionalmente il graffito si realizza sull'intonaco fresco, appena questo inizia "tirare" con ferri di diverse dimensioni si graffia il muro scoprendo il disegno sottostante.

Dalla metà del XIX lo "sgraffio" si rinnova grazie all'art Nouveau e al Liberty, diventando verso la fine del novecento quasi esclusivamente una pittura parietale di propaganda politica. Ancora oggi la committenza più sofisticata richiede questo tipo di decorazione, con temi classici. Questa tecnica non consente ritocchi e per questo necessità di un'ottima padronanza del disegno, per questo motivo è sempre più raro trovare lavori eseguiti con questa tecnica. Negli anni '70 e ‘80 del XX° sec. (1900) il graffito si rinnova, sul piano formale, tecnico e contenutistico, nell'ambito di quella tendenza artistica sviluppatasi negli Stati Uniti nota come graffitismo, noto anche come Graffiti Art.

Una forma d'arte spontanea e fuori dagli schemi, nata, da movimenti di protesta, come libere espressioni creative contro il potere, i graffiti nel tempo sono stati riconosciuti come una vera e propria corrente artistica innovativa, tanto da venir accolta nel corso degli anni '80 da importanti gallerie d'avanguardia. Due i gruppi che hanno dato vita al graffitismo, rappresentanti anonimi, che non hanno potuto o voluto ambire a riconoscimenti pubblici; il secondo è costituito da artisti, che sono riusciti a definire un proprio stile personale e riconoscibile; tra questi ultimi spiccano Keith Haring (1958-1990) e Jean Michel Basquiat (1960-1988).