L'incontro è con Daniele Culicelli, un artista che, a dispetto della giovane età, ha accumulato tanta esperienza nella vita, non fosse altro per le città italiane che lo hanno ospitato e gli hanno aperto le loro porte privilegiate dell'arte. Alatri, la nostra Alatri, gli ha dato i natali, conferendo gli anche la forza interiore tipica della nostra gente, quella forza che emerge evidente dalla visione delle sue opere. 

Quando ha scoperto la sua vena artistica? 
«Ovviamente nei miei ricordi non c'è una data precisa o un evento che mi riconduca al l'incontro magico ma...fin da piccolo, come penso accada per qualsiasi bambino, mi piaceva giocare con colori e matite per "imbrattare" qualsiasi superficie. Ricordo, però, che nel periodo dell'adolescenza i miei disegni com pensavano i momenti di noia...Una volta acquisita la consapevolezza "adulta" ho seguito l'onda dell'ispirazione e giocare con i colori ha assunto un altro significato. Oggi l'arte è per me una forma di comunicazione, a dispetto della mia scarsa loquacità nel quotidiano». 

Qual è stata la sua formazione? 
«Ho frequentato l'istituto tecnico commerciale, non rivelatosi poi una scelta così discordante per il mio percorso di crescita e di ricerca perché sia la matematica sia la logica sono sempre presenti, seppur in modo latente, nelle mie opere. E difatti anni dopo a Roma ho realizzato la serie di quadri basata sui rebus, "Contesti enigmatici". Successivamente ho scelto di frequentare l'Accademia di belle arti a Venezia spinto dalla voglia di avventura, novità e dal mettermi in gioco in un campo fino ad allora poco sperimentato.
Il tutto si è rivelato pienamente soddisfacente».

Qual è la sua tecnica preferita? 
«Preferisco la tecnica dell'olio su tela, con cui ho molta più confidenza. La mia ricerca, però, non si ferma e spesso sperimento nuovi materiali e nuove tecniche. Il fine ultimo di questo mio percorso, almeno per il momento, è di perfezionarmi sempre di più nel mondo dell'installazione e della scultura». 

E i soggetti che più le interessano? 
«Il punto cardine oggetto della mia attenzione è il contesto, perché é proprio lì che vengono formalizzate le regole della percezione. I soggetti speculati certamente sono diversi, però ho una sorta di predilezione per gli animali mammiferi: in un ipotetico e futuro cambio di ruolo, all'interno della mia analisi artistica, prenderanno il posto di noi esseri umani. Comunque anche gli arredi e le suppellettili hanno la loro importanza nel mio immaginario artistico». In effetti, le sue opere fanno riflettere molto e, ricche di particolari simbolici, necessitano di un adeguato tempo di lettura per lo spettatore. Basti considerare, per esempio, "Angeli imperfetti", un dipinto a olio di forte impatto visivo del quale, però ci parla direttamente l'autore. «Urge una premessa: ultimamente mi intriga in particolar modo l'idea di prendere in esame tematiche religiose e riproporle in maniera prosaica. Gli "Angeli imperfetti" sono tutti gli esseri viventi del "creato" che per colpa dei pregiudizi, e oserei dire anche limitazioni umane, sono destinati a essere associati a simboli ritenuti socialmente reietti. Perché? Solo ed esclusivamente per un aspetto estetico poco soddisfacente agli occhi dell'uomo perché non rispettano determinati canoni, nonostante gli angeli siano, per credenza, dei prodotti divini». 

Alatri, Roma, Sondrio, Venezia: quale città le ha dato di più? 
«Non potrei scegliere e nemmeno volendolo riuscirei ad identificare quale città tra quelle elencate mi abbia ispirato maggiormente. Ognuna, a suo modo, ha contribuito in fondo a creare la mia linea ispirativa. Ciò che mi preme, nel mio pantareismo, è scoprire quale sarà la mia prossima meta artistica». Volendola accostare a un movimento artistico, per quale propenderebbe  «Indubbiamente considero Max Ernst, Salvador Dalì e Hieronymus Bosh dei miti e fonte di ispirazione continua per le mie opere. Amo il Surrealismo, per la sua finezza culturale e per lo sconfinamento continuo dagli ambiti figurativi». 

Ha un sogno nel cassetto? 
«Mi guardo bene dall'avere un comodino ricco di cassetti, dovrebbe essere troppo grande per contenerne un numero sufficiente a soddisfare i miei sogni! Mi lascio libero di sperimentare ogni possibile previsione futura preso da un'estrema curiosità e dal desiderio di capire».