Grazie alla sua bravura ha raggiunto un successo internazionale, la musica è la sua vita, una sua canzone ha avuto la nomination agli Oscar, ha duettato con grandi star internazionali, è una pontina d'adozione.
Incontriamo Valeria Altobelli.

Un pregio e un difetto?
«La lealtà è il mio pregio più grande. Il mio più gran difetto forse l'aprirmi troppo con le persone».

Cosa rappresenta per lei la musica?
«La musica rappresenta tutto per me. È forse la cosa che mi ha dato più gioia e più sofferenza nel mio percorso di vita. Sono partita dalla musica e ad essa sono tornata, senza mai abbandonarla. Mentre i miei coetanei uscivano e avevano le prime storie, io passavo giorni a studiare solfeggio, canto e pianoforte. Ho iniziato a 6 anni. E non ho mai smesso».

Lei ha duettato anche con Lionel Richie...
«Sì, in Cina, nel 2004, alle finali di Miss Mondo.
Onestamente non mi era molto chiara la ragione per cui avessi partecipato a un concorso di bellezza internazionale, vincendolo. Quando mi trovai a duettare con lui, a 20 ore di volo dall'Italia, tutto fu più chiaro».

Una sua canzone ha avuto una nomination agli Oscar.
«Diane Warren è un'autrice straordinaria! Anche lei oggi è una delle mie più care amiche. Ho adattato il pezzo candidato agli Oscar in 7 lingue cantate, 16 parlate e 23 scritte. È stata una esperienza meravigliosa! Poi io, Diane e John ci siamo ritrovati ad essere intervistati dalla CNN. Non capita tutti i giorni onestamente».

Lei è stata Miss Mondo Italia.
«E mai lo avrei pensato in vita mia. Ero molto mascolina, mai trucco, mai tacchi, mai vestiti femminili.
Sempre in tuta e con la mia chitarra in spalla. Questa è l'immagine che ho di me fino a 20 anni. Ma mi scelsero per rappresentare la mia nazione nel concorso più importante del mondo, già...incredibile!»

Cosa le viene in mente se le dico: la bandiera americana volata sul Capitol Hill?
«Sono stata premiata in America con la bandiera volata sul Capitol da uno dei Congress-men più votati di tutti i tempi, ancora oggi in mandato, Louie Gohmert, del Texas. Le 15 righe di motivazione sottolineavano la mia eccellenza sul piano musicale, culturale ed umanitario.
Un qualcosa di incredibile! Pensate che Tesla ricevette lo stesso premio. Non ne capii l'importanza mentre mi fu conferita...poi i miei amici americani mi dissero che è un qualcosa che vale più di Cavaliere della Repubblica in Italia! Per gli americani la bandiera è tutto, hanno un grandissimo senso di patria. Provate a pensare che valore possa avere la bandiera ufficiale volata sul Palazzo del potere».

Che emozione prova pensando ai suoi esordi?
«Ero molto motivata ma anche molto inconsapevole di tutto ciò che mi avrebbe attesa. Piena di sogni e di determinazione, guidavo chilometri e chilometri da sola, anche nella notte, per andare a lavorare e costruirmi una carriera seria. Amavo il lavoro, quello serio e sudato, che viene dopo una adeguata preparazione! Non sono cambiata molto. Ho solo imparato ad essere più paziente».

Ha studiato da notaio, come immaginerebbe la sua vita se lo fosse diventato?
«Più tranquilla forse. Ma non sono nata per la tranquillità. Ho studiato da avvocato, notaio o per la carriera diplomatica. Ecco, forse quest'ultima sarebbe stata più simile alla mia vita attuale! Ma il sacro fuoco dell'arte non lo spegni facilmente..».

Tale e Quale Show l'ha resa ancora più famosa al grande pubblico italiano, cosa le resta di quell'esperienza?
«Tantissimi amici e forse una delle più belle esperienze che abbia mai vissuto umanamente e professionalmente! È una macchina perfetta di cui fanno parte persone davvero speciali! Particolare diventare ogni settimana un'anima nuova. Non è questione di trucco o voce. Il sabato, dopo l'esibizione del venerdì, non sai più chi sei. Interpretare un artista significa entrargli nelle scarpe e nel cuore. Emotivamente ne esci scossa..ma profondamente arricchita!».

Lei è molto impegnata per il sociale, è vero?
«Trovo che il mio lavoro non abbia senso se non si danno messaggi profondi e sinceri! Abbiamo il privilegio di parlare e dobbiamo farlo soprattutto per chi non ha voce. Ho fondato e presiedo una associazione mondiale contro la violenza di genere. Tengo troppo ai temi sociali! E trovo che completino e rendano autentico il lavoro di un artista. Altrimenti sarebbe tutto vuoto».

Che cosa rappresenta Sora per lei?
«Sora per me è l'alfa e l'omega. Vivo a Sora ed amo tornare dalla mia gente, nel mio locus amoenus, proprio perché mi conoscono da sempre, davvero, nel profondo. Vi trovo pace e famiglia. Verità. Vorrei vederla sempre più bella!».

C'è invece un luogo della provincia di Latina nel suo cuore?
«Certo, Sabaudia! Mi sono sposata sul lungomare di Sabaudia, dove ho conosciuto mio marito Simone Venier. Lui è nato a Latina ed è di Sabaudia. Trascorro i tre mesi estivi in quelle terre meravigliose che conosco benissimo! Una piccola casa anche quella».