Mi imbatto casualmente sul web, come spesso succede in questo periodo storico di chiusura sociale a favore di quella virtuale, in un gruppo di musicisti di Ceprano.
Dominano i percussionisti che, nel pezzo che ascolto, offrono una ricchezza di ritmi molto coinvolgenti, caratteristici di terre lontane. "Drum Circle" è il nome del gruppo, creato da Alessandro Blasi, insegnante di musica di ampie vedute, che ha trovato nelle note un prezioso collante sociale tra stranieri richiedenti asilo e la comunità locale.

Alessandro, come nasce il progetto "Drum Circle"? «Ho sempre avuto l'idea di creare un laboratorio musicale aperto a diverse contaminazioni ma, vivendo in un piccolo centro, non ho mai trovato dei presupposti che mi portassero in quella direzione. Tre anni fa ho conosciuto Isiaq, un ragazzo nigeriano richiedente asilo, anche lui musicista, al quale ho chiesto se avesse amici disposti a incontrarsi settimanalmente per un laboratorio di percussioni. La prima volta eravamo in quattro, poi piano piano si sono aggiunti altri amici musicisti e spesso approfitto, durante le session, per coinvolgere anche i miei alunni, sia bambini che adolescenti».

L'Italia è interessata da decenni dal fenomeno dell'immigrazione che stenta, a tutt'oggi, a essere compiutamente regolamentata e genera, soprattutto tra le istanze politiche, un dibattito che spesso trascende, spaccando anche l'opinione pubblica in due fazioni molto contrapposte. Come si inseriscono in questo contesto i musicisti di "Drum Circle"?
«I ragazzi stranieri che partecipano ai laboratori sono tutti richiedenti asilo, a volte in "Un modo per acquisire fiducia in se stessi e per sentire un po' di calore umano clusi in progetti sociali e cooperative locali. Oltre a essere "regolari" nei confronti della legge, si impegnano, per quanto loro concesso, nel cercare lavoro ma pochissimi sono occupati. Oltre alla burocrazia, incontrano difficoltà soprattutto nell'apprendimento della lingua, vero ostacolo per l'ottenimento di un lavoro inItalia. Anche per questo motivo è importante il nostro gruppo, in quanto da laboratorio musicale si trasforma spesso in laboratorio linguistico. Partecipano, infatti, a "Drum Circle" anche musicisti ciociari e spesso il confronto verbale avviene in una strana lingua, un inglese dai profondi accenti "black" farcito da parole in slang cepranese».

Che cosa è "Drum Circle" per i richiedenti asilo? «Sicuramente non è fonte di guadagno, dal momento che le nostre esibizioni si sono svolte sempre a titolo gratuito. Non è neppure un modo per rivendicare status e diritti, dal momento che tutti coloro che partecipano ai laboratori sono concentrati sulla musica e non hanno ambizioni politiche. Molti, poi, sono di passaggio, in Italia, desiderando ricongiungersi con parenti che risiedono nel Nord Europa, dove le condizioni economiche e sociali consentono loro una migliore integrazione. Forse "Drum Circle" è un modo per acquisire fiducia in sée per sentire un po' di calore umano. Non dimentichiamoci, comunque, che il fattore trainante è la musica, un'arte che non conosce barriere, di lingua, di razza, di religione, di ceto».

E, invece, che cosa è "Drum Circle" per i cepranesi?
«I miei compaesani si sono sempre dimostrati contenti e incuriositi da questa iniziativa. Più di qualcuno miha chiesto di partecipare o di inserire nel gruppo i suoi figli o nipoti, per vivere un'esperienza sicuramente insolita ma molto profonda. Per quanto riguarda, poi, le autorità locali, il Comune di Ceprano ha mostrato una così ampia apertura sociale da organizzare per il nostro gruppo un concerto nella villa comunale. Il Covid19 ha poi interrotto questa collaborazione ma… restiamo fiduciosi. Si sono, poi, interessati a noi anche dei comuni limitrofi, altrettanto illuminati, come Anagni e Ferentino».

A proposito di Covid19, come ha influito la pandemia sui vostri progetti?
«Purtroppo siamo stati costretti a non incontrarci più nella scuola che ci accoglieva, dove l'integrazione sarebbe sconfinata nell'assembramento…Ci vediamo in gruppi ridotti nel giardino della mia abitazione, solleticando la pazienza e la tolleranza acustica del vicinato (a tal proposito ringrazio di cuore ogni mio vicino!). In questi mesi di chiusura abbiamo sviluppato un nostro piccolo repertorio e sarei felicissimo se potessimo registrare un disco con brani tutti nostri».

"Drum Circle" per Alessandro Blasi, sogno irraggiungibile o realtà in divenire?
«Dietro la domanda si cela il miraggio del conseguimento della perfetta integrazione tra popoli di diversa provenienza e cultura. Nel mio piccolo cerco di contribuire a questo tentativo che, per ovvi motivi, è molto più grande di una comunità locale. Ma, se posso, dietro la creazione di "Drum Circle" c'è il mio egoistico desiderio di apprendere cose che forse non potrei mai conoscere se ragazzi nigeriani, gambiani, mahaliani, marocchini e congolesi non avessero intrapreso un viaggio di speranza, spinti dal dolore, dalla fame, dalla guerra, dalle malattie. E tra queste cose c'è la musica, una musica diversa, una musica profonda, una musica…umana».