Ultimi giorni di esposizione per la collezione di Massimo Battaglini nel capoluogo ciociaro. La mostra che ha aperto i battenti lo scorso venerdì 22 febbraio raccoglie un'antologia di opere fertili di energia e brillanti interpretazioni, come esprime il titolo ''Coltivazioni e i giardini dell'anima''. La Villa Comunale di Frosinone apre la sua galleria per ospitare un nuovo episodio della "Rassegna di arte visiva contemporanea", giunta alla sua nona edizione grazie all'impegno sinergico del Comune insieme al direttore artistico Alfio Borghese.

Nativo di Cervara di Roma, Battaglini si forma all'Accademia di Belle Arti per poi intraprendere una produzione propria che lo inquadra tra gli esponenti del "Gruppo di Piazza del Popolo", svolta in parallelo con il lavoro di fotografo e operatore televisivo. Uno stile che incorpora canone classico e provocazione pop-art, da cui prende le mosse un immaginario trascendente fatto di icone inequivocabili e divagazioni spirituali, abbinamenti eclettici tra immagine e simbolo. Che ricorra a un tratteggio frastagliato per evocare panoramiche bucoliche o che riempia campiture dai contorni netti di tinte vivide, il tocco di Battaglini staglia sulla tela una narrazione visiva dal sapore moderno, intrisa di contaminazioni con un passato immortale e di un'esperienza spirituale che travalica la logica. Buddismo, contemplazione mistica, predisposizione a un linguaggio emblematico sono gli assi nella manica di un astrattista che fonde folgorazione ed esperimento tecnico.

Nel suo immaginario è tangibile il legame con il mondo accademico, che viene ridefinito dall'uso di espedienti anarchici e da una varietà di soluzioni di sintesi compositiva e significazione. Come in una caccia al tesoro, aggirandosi tra le tele di Battaglini è possibile divertirsi a scorgere nessi con la storia politica e con quella dell'arte, criptati secondo un codice narrativo originale. I soggetti sono accostati in connubi stridenti, stravaganti, pensati. Un bambolotto inerte tra le statue greche, fiori di loto da cui affiorano Cristi piangenti sul mare in tempesta, volti di donna velati stretti tra le gesta della Creazione e segnali di morte.

Indugiando sull'interpretazione dei contrasti si desume un'intenzione intellettuale inedita, in cui il sistema citazionale si pone solo alle spalle dell'artista sostenendone il linguaggio senza mai prevaricarlo. Espressionismo, affresco rinascimentale e pubblicità partecipano a un progetto comunicativo leale, che manipola il patrimonio artistico al servizio del libero pensiero. Più che solide, le fondamenta su cui sboccia la produzione quarantennale di Battaglini sono fluide, un'ispirazione caotica e voluminosa che si riflette nelle sagome amorfe accatastate su fondali monocromi dalla sgargiante potenza espressiva. «Una solarità magica» la definisce il suo collega e compagno di banco Gianfranco Mascelli, intervenuto all'inaugurazione per elogiare l'amico fraterno.

Come spiega lo stesso Battaglini coltivazione e giardino corrispondono ai due momenti salienti nella realizzazione di un'opera, vale a dire processo creativo e risultato. Un terreno fertile che l'artista nutre e sdrammatizza con un estro personale, sorprendente ma tutt'altro che casuale. Il "vivaio" di Battaglini rimarrà in allestimento fino al prossimo 1° marzo.