Arriva domani sul palco del Latina Music Festival presso il Palatenda di via Rossetti, uno dei concerti in tour più acclamati dell'estate, ‘IO in blues'. Protagonista è la straordinaria voce di Irene Grandi che rende omaggio ai grandi interpreti di questo genere musicale. "Quest'idea nasce in un momento in cui era difficile immaginare per me musica nuova. Non avevo più la mia squadra intorno -ci spiega al telefono l'artista toscana- non facevamo i concerti, non avevamo la solita carica. Il riconnettersi con le proprie radici è qualcosa che rinforza, che fa sentire di avere una parte in sé che è una ‘comfort zone'. È quella musica che mi ha formato, ispirato, mi ha dato la voglia di fare l'artista, è la musica del cuore. Quasi anche con una certa leggerezza ho provato a tirar giù una scaletta per questi brani che non solo fanno parte del mio passato, della mia formazione e radici, ma anche di quelli dei miei musicisti coetanei.

Tornare a questa scaletta è come se ci avesse dato proprio un bel radicamento per poter esplodere meglio, essere molto creativi sul palco, anche molto agili perché va tutta dal vivo, non ci sono le basi e le classiche registrazioni della musica pop. In più, è anche in un certo senso una dichiarazione di libertà perché artisticamente le persone vogliono sempre sentire le canzoni di successo, però a volte è anche bello scoprire qualcosa di diverso, molto importante per l'artista e che lo fa conoscere meglio. Dopo tanti anni, me lo posso permettere di provare a fare una scaletta un po' diversa e nuova, anche se raccolgo dal passato ma al pubblico risulta una cosa nuova. Devo dire che mi ha dato molta soddisfazione, attingendo a nomi gloriosi sia internazionali come Etta James, Otis Redding, Willie Dixon, Tracy Chapman, Sade, che italiani del calibro di Pino Daniele, Lucio Battisti, Mina.

A proposito di Pino Daniele, può raccontarci un aneddoto inedito?
«Ne ho raccontati un bel po' (ride ndr) in questi 20 anni che parlo di Pino, non so se riesco a trovarne uno nuovo, però non è che succede sempre parlarne da un punto di vista più intimo. Posso dire che portava sempre la chitarra ovunque, addirittura ne aveva una piccola che suonava durante i viaggi. Era una chitarrina da studio, in tournée non gli bastava di suonare la sera e durante il sound check il pomeriggio, suonava anche durante il viaggio. Era una chitarrina muta con cui poteva studiare le diteggiature in macchina senza produrre suono, la usava per sciogliersi le mani. Nel tour a cui io partecipai, ricordo che accennò almeno due, tre canzoni che poi ho risentito nel suo nuovo album, quindi scriveva durante il tour mentre gli altri riposavano. Era un uomo sempre con la musica in testa e la chitarra tra le mani. (5.38)».

Nella scaletta di ‘Io in blues' reinterpreta anche il celebre brano ‘E Poi' di Mina del 1973.
«Questa canzone aveva qualcosa di blues, specialmente nell'arrangiamento iniziale della strofa, questo groove un po' scuro lo abbiamo esaltato con l'organo hammond. Me l'ha confermato Shel Shapiro, l'autore della canzone (ex leader dei Rokes, band inglese di successo negli anni '60 in Italia, ndr) insieme a Andrea Lo Vecchio, ringraziandomi sui social per la bellissima interpretazione e perché avevo tirato fuori quella venatura blues che nella versione di Mina era stata un po' tolta in quanto all'epoca fu incisa in chiave pop. Gli ho restituito quel blues come era forse all'origine del brano, senza saperlo ma semplicemente immaginandolo. La mia veste è molto naturale per il pezzo, il pubblico ci ha confermato che potevamo lanciarlo come singolo di questo progetto blues, l'ha subito accolto con grande stupore e amore ai concerti, sono rimasti molto affascinati. Allora ho deciso di farla diventare la canzone simbolo».

Lei ha debuttato da protagonista in prima mondiale nel musical ‘The Witches Seed', opera rock del fondatore dei Police Stewart Copeland.
«Una bellissima esperienza, ho cantato e anche ballato, un progetto ambizioso e complesso a partire dalla regia, coreografia e scenografia. Oltre 10 cantanti sul palco, voci liriche insieme alla mia, musicisti e ballerini, colleghi fantastici. Ci sono anche brani di Chrissie Hynde dei Pretenders, una cantante che ho amato molto. La location del debutto era la più adatta che potessi immaginare, a Tones Teatro Natura, in Val D'Ossola, costruito all'interno di una cava di pietra, uno scenario naturale veramente perfetto per un'ambientazione medievale che parla di streghe, con delle pareti di roccia enormi e degli alberi da bosco che ci circondavano. La scenografia era proiettata sulla roccia a 180°, un colpo d'occhio da grande spettacolo».
Il Latina Music Festival è a cura della Seaside Music Young. Infoline sul sito www.latinadamare.it.