Maurizio Battista, torna sul palco del teatro Nestor. Sabato 22 ottobre il comico romano andrà in scena con una nuova replica del suo spettacolo, "Tutti contro tutti", organizzata da Vincenzo Berti e Gianluca Bonanno per Ventidieci in collaborazione con Skyline. Da nord a sud, nei teatri italiani non si alza nessuno e tutti gli spettacoli sono sold out.

Ma qual è la carta vincente del comico Maurizio Battista? Senza dubbio quel filo diretto che negli anni è riuscito a costruire con il suo pubblico. Sui social condivide momenti di vita quotidiana, si mette a nudo e non nasconde niente. Non si definisce un artista perché lui fa un'altra cosa, che ancora non sa come chiamarla. È tutto improntato sull'improvvisazione lo spettacolo in cui Maurizio Battista sfonda la quarta parete e interagisce direttamente con il suo pubblico.

Il comico romano, a pochi giorni dalla riapertura dei teatri di giugno scorso, è stato fra i primi a ripartire con coraggio, presentando "Che Paese è il mio Paese" in un tour estivo: è riuscito così a portare il suo talento, la sua ironia e la sua genuinità in giro per l'Italia con l'entusiasmo di sempre. La voglia di regalare momenti di allegria e spasso al suo pubblico, è stata infatti, nonostante gli sforzi, più forte di qualsiasi difficoltà. È proprio vero che si è destinati a vivere tutti contro tutti?

Che si è costretti ad assecondare i ritmi frenetici di una vita mandandola spesso fuori giri? Che i social sono l'unico momento di aggregazione o non piuttosto il modo migliore per alienarsi e soffrire di solitudine? A queste e a tante altre domande risponde nel suo show che, con la sua indiscutibile capacità di far ridere, riesce a unire tutti gli spettatori all'insegna del divertimento e delle risate.
A pochi giorni dal suo spettacolo l'abbiamo intervistato.

Uno show andato in onda anche in prima serata. Di cosa parla lo spettacolo?
«"Tutti contro tutti" è una serata tra amici fuori dalle regole, dove c'è molta interazione con la platea. Si parla di tutto, dal Covid al prosciutto, dai problemi di coppia alla separazione. Il pubblico è parte integrante, senza di loro non si può fare. Una formula che si aggiorna di serata in serata, perché cambia sempre. È il pubblico che lo guida».

Utilizzando il linguaggio dei social, potremmo definirlo un work in progress...
«Lo spettacolo cambia di continuo, non c'è un copione definito, ma si sviluppa sempre insieme al pubblico. È la platea a essere protagonista. Ci tengo a sottolineare questo aspetto, perché è il mio modo di fare spettacolo. E devo dire che funziona. È come se passassero una serata in compagnia tra amici. Poi c'è anche il gruppo musicale Los Locos, famosi per il noto brano Macarena, che accompagnano lo show. È una scoperta continua dove punto tutto sull'improvvisazione. È questa la mia carta vincente».

Il suo un ritorno in Ciociaria, passato anche attraverso il film "Din Don – Una parrocchia in due", girato tra Roccasecca e Arce. Qual è il rapporto con le sue origini?
«Ho origini ciociare, mio padre era di Arce. Sabato mattina, prima di andare al teatro Nestor, passerò prima al comune di Arce per ricevere la cittadinanza onoraria. Un riconoscimento al quale sono molto legato. Sono sicuro che mio padre, anche se non c'è più, sarà molto orgoglioso. La Ciociaria è nel mio cuore. Mio padre mi diceva tantissime volte "andiamo ad Arce, ti faccio vedere Rocca d'Arce", ma io per diversi motivi non ci sono mai andato. Rinviando sempre. Con le riprese del film "Din Don" è stata la mia prima volta al paese di mio padre, con qualche lacrima perché lui già non c'era più. Non sono mai riuscito a renderlo felice. Quindi questa cittadinanza è più per lui che per me. Oggi posso dire ai giovani di non rinviare mai niente, specialmente con i vostri genitori».

Ha già in mente di proporre altri spettacoli in Ciociaria?
«In futuro tornerò sicuramente. In Ciociaria non posso mancare. Le origini non si nascondono mai e al teatro Nestor mi sento sempre a casa. Anche se io sono a casa ovunque».