Sono passati vent'anni e la vita non è un film che si può riavvolgere. Ma in fondo nessun sogno è veramente soltanto un sogno e così quando Eyes Wide Shut (id.,1999) esce nelle sale, colui che è considerato il più grande cineasta nella storia del cinema, ha da poco abbandonato la sua vita terrena, stroncato da un infarto, per entrare definitivamente nel mito.

Stanley Kubrick muore il 7 marzo del 1999 nella sua tenuta inglese di Childwickbury Manor, Herfordshire: era nato a New York City il 26 luglio del 1928. Nel corso della sua irripetibile carriera Kubrick dirige appena tredici lungometraggi, grazie ai quali (ri) scrive la storia del Cinema. Nel corso del suo percorso artistico, Kubrick rivisita praticamente tutti i generi cinematografici: la guerra con Orizzonti di gloria (Paths of Glory, 1957), Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba (Dr. Strangelove or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Bomb, 1964) e Full Metal Jacket (id.,1987), il film storico con Spartacus (id., 1960) e Barry Lyndon (id.,1975), l'horror con Shining (The Shining,1980), la fantascienza con il suo capolavoro assoluto 2001: Odissea nello spazio (2001: A Space Odyssey,1968).

Kubrick quindi ci mostra in modo definitivo tutte le varie declinazioni relative al concetto di violenza con Arancia meccanica (A Clockwork Orange,1971), vero e proprio cult generazionale dove anticipa come sempre i tempi. Un talento unico, inarrivabile, padrone dell'immagine cinematografica, che plasma a suo piacere come nessun altro regista prima di lui: artista iconico, leggendario, avvolto da un'aurea di mistero, tipica dei geni assoluti, Stanley Kubrick, ha saputo "redigere" un'opera cinematografica alla stregua di un trattato filosofico, quando con2001: Odissea nello spazio si spinge oltre i confini dell'esistenza, per invitare lo spettatore a riflettere sulla natura dell'uomo e sulla sua perenne ricerca di verità.

Mai prima di allora era stato tanto potentemente evocato l'ignoto, con innumerevoli scene da antologia raccontate con estenuanti, eroici tempi lunghi, che la macchina da presa dilata al limite della visione/comprensione: l'osso della scimmia"Guarda La Luna" che lanciato al cielo(la più celebre ellissi temporale della storia del cinema) si trasforma nell'astronave che danza sulle note di "Sul bel Danubio blu" di Johann Strauss, il conflitto uomo-macchina con la straordinaria invenzione del supercomputer HAL 9000, dotato di una propria intelligenza artificiale (il suo occhio meccanico finirà per diventare una sorta di icona della società contemporanea), la sequenza delle stelle, l'enigmatico finale con l'embrione che, dallo spazio più profondo,offre uno sguardo in macchina che travalica lo schermo cinematografico fino a toccare l'abisso del nostro inconscio.Kubrick è stato molto più di un regista cinematografico: i suoi film sono quadri, sculture, partiture musicali, romanzi.

Buona parte della sua esistenza è stata una voluta, necessaria assenza, condita da nevrosi e paure: una volta trasferitosi dagli Stati Uniti in Inghilterra, Kubrick ritaglia per sé un posto lontano dal mondo, perché per comprendere a fondo ciò che ci circonda è necessario un nuovo punto di vista, quello del distacco.