"Una bella storia italiana". È con queste parole che Nanni Moretti decide di sintetizzare il suo film e il motivo per cui lo ha girato. La voglia di raccontare una storia vera, tangibile e vicina, con l'Italia che, al contrario del pensiero comune dell'epoca, si è messa in prima linea. 

Il documentario "Santiago, Italia" presentato ieri sera al Nestor di Frosinone alla presenza del regista, si divide in quattro parti: gli anni di governo Allende (1970-73), il golpe dell'11 settembre 1973, la vita dei rifugiati nell'ambasciata italiana e la fuga in Emilia Romagna. Il tutto viene narrato dai sopravvissuti alle barbarie e da alcuni artefici delle stesse, con Moretti che si fa da parte, si fa piccolo davanti ai racconti di chi c'era. 

Nel voler narrare gli avvenimenti, Moretti decide di non affidarsi agli storici, con lunghi discorsi di eventi narrati con la freddezza di un esperto. Il ricordo di chi parla è vivido, alcuni hanno perso un caro, altri sono riusciti a scampare per pochissimo: l'unica cosa che hanno in comune è che c'erano. Le loro testimonianze si intrecciano con quelle dei diplomatici italiani che si trovarono a gestire la situazione, ma anche ai messaggi di Pinochet, Allende e ai canti popolari. In un'ora e venti minuti è racchiusa una grande rappresentazione dell'umanità cilena. 

Tra le testimonianze dei sopravvissuti anche quelle di due militari cileni, operatori materiali del Colpo di Stato dell'11 settembre. Il freddo racconto di chi perdona e chiede perdono dal suo carcere d'oro, che negando e millantando indispettiscono lo stesso Moretti.

La storia raramente viene raccontata per il gusto di farlo e il regista lo sa. Per bocca dei rifugiati cileni in Italia ci viene narrato come il nostro Paese, complici anche condizioni più favorevoli, fosse un posto stupendo per chi era costretto a scappare. Viene mossa una critica alla società arrivista odierna, che spinge, scansa e insulta per il proprio piacere e per appagamento personale.  

Un documentario tutto sommato asciutto, che si concentra interamente sul proprio obiettivo. Far narrare ai protagonisti una storia tutta loro, o quasi. C'è tanta Italia a Santiago del Cile, infatti, ed i cileni lo sanno.

Dopo la breve apparizione prima della proiezione, il momento forse più caldo è stato quello a fine serata, quando Nanni Moretti si è intrattenuto per una serie decisamente lunga di foto ed autografi. Un momento forse inatteso, ma piacevole per tutti gli appassionati.