Nel 1972 il regista Alfredo Giannetti realizza per la Rai il film "...Correva l'anno di grazia 1870". Un bel film con un'ottima prova, a tratti quasi commovente, di Anna Magnani (Teresa Parenti) e di Marcello Mastroianni (il marito, Augusto Parenti) perfetto nel suo ruolo di patriota liberale che non vuole rinunciare ai propri ideali politici anche a costo della vita. Bella e sicura prova attoriale anche per Mario Carotenuto (Don Aldo). Alla direzione della fotografia e alla colonna sonora due nomi di assoluto prestigio come quelli di Leonida Barboni e di Ennio Morricone. Siamo a qualche settimana dal 20 settembre. Alcune popolane in attesa dell'ora della visita dinanzi al carcere giudiziario danno la colpa ai liberali se i loro mariti sono in galera e se i giudici si sono incattiviti.

Parlano male dei piemontesi che hanno un re che parla francese e riservano particolari attenzioni alle donne.
Le idee di Teresa sono più o meno quelle del marito: «Te piacerebbe, eh? Almeno troveresti uno che te calma, brutto rospo de macchia (l'altra tira ancora in ballo i liberali e la risposta di Teresa è immediata), ma va a mori' ammazzata!». Ora la donna è in visita al marito che tossisce molto. Teresa lo implora di chiedere la visita medica ma Augusto non vuole piegarsi. Non ha più nulla se non il proprio orgoglio. Forse per rincuorare la moglie le ricorda gli anni felici passati insieme. A casa intensi primi piani di Teresa ci raccontano la sua solitudine e la sua forza disperata.

Gran bella sequenza con don Aldo che cerca di farle capire quanto sia testardo il comportamento di Augusto: «Ma glielo avete detto che i suoi amati piemontesi hanno arrestato Mazzini e hanno esiliato Garibaldi? No? Avete sbagliato! Perché se volete che quello capisca e se decida a firma' 'sta benedetta domanda di grazia, gliele dovete di 'ste cose, Teresa, perché so'vere e Augusto deve aprì l'occhi. Voi ci avete creduto, avete creduto a Mazzini, a Garibaldi, a questo re, avete creduto all'unità d'Italia. Ci avete creduto tanto che adesso quel poveraccio di Augusto sta in galera, so'tre anni! Adesso glielo dovete di'pure voi quello che succede qui a Roma, qui a Roma nun ce crede più nessuno e quei pochi che forse ce credono ancora almeno hanno imparato a fare i furbi (...). Il suo re a Garibaldi gli ha sparato... I liberali romani se ne stanno a panza piena, se fanno il segno della croce e se ne vanno in processione».

Teresa cerca di difendere Augusto: «Ha le idee sue, lui le mani pe'firma'la domanda di grazia al Papa non se le sporca». Le preoccupazioni sono anche per il figlio Mario. Le resistenze a don Aldo che le prospetta l'eventualità di mandarlo in seminario: «Sfamato, vestito, studierebbe!». Entrato in seminario, Mario (Duilio Cruciani) si vanta con gli altri ragazzi di avere un padre in prigione «perché fa politica». Ancora al carcere giudiziario per un altro colloquio. I gendarmi dicono a Teresa che Augusto ha una brutta tosse. La donna tergiversa quando il marito le chiede se gli altri liberali la stiano aiutando. Lo stupore dell'uomo quando sente i nomi di quelli che hanno firmato la domanda di grazia: «La domanda di grazia al Papa?! Ma dopo con che faccia vai in giro pe'Roma? Meglio morire qui dentro».

Teresa sbotta: «Sapessi quanto è comodo avere un marito in galera che sta a da' l'esempio!». Sente che deve tirarlo fuori di lì. Augusto continua a ripeterle che loro sono diversi ed è duro con don Aldo: «Ce semo, le notizie arrivano pure qui dentro, in galera...avete finito de fa il buono e il cattivo tempo, dovete fa fagotto!».
Sequenza tenerissima, toccante e straziante quella in cui Teresa cerca di estorcere al marito la firma con l'inganno.Augusto se ne accorge e la scaccia: «Infame! Vigliacca!». Tutto sta crollando e Teresa sa che ormai Augusto non ha speranze. La sua delusione dinnanzi all'immobilismo di tanti vecchi liberali che si rifiutano di organizzare una sommossa per accogliere in armi i piemontesi, soprattutto per non essere considerati dei conquistati. Porta Pia. Bersaglieri e camicie rosse.
Teresa e le altre donne al carcere giudiziario. Sfondano i cancelli e liberano i prigionieri, c'è anche Mario. Augusto è morente. Vuole che la moglie gli racconti tutto quello che sta succedendo per le vie di Roma. È convinto che il popolo sia insorto.

Teresa non vuole deluderlo, gli parla di bandiere e di grande partecipazione popolare: «C'erano tutti alla prima scintilla, tutti pe' strada...Roma è tutta imbandierata!». Augusto muore credendo nella forza e nella giustezza dell'ideale. Un altro film che ci parla dell'estrema versatilità di Marcello Mastroianni che nella sua carriera è passato da un ruolo all'altro cambiando registro interpretativo in maniera mirabile. La sequenza finale sulla scalinata del carcere giudiziario insieme a una superba Anna Magnani è da antologia ed è un vero peccato che tante pellicole passino in televisione ormai molto raramente. Ci vorrebbero rassegne e retrospettive critiche anche in ambito locale per far conoscere momenti, fatti, avvenimenti, rarità di film che sono lambiti dall'oblio. Abbiamo, nel cinema, un grande patrimonio da sfruttare, studiare, catalogare e promuovere. E con esso il nostro territorio. Ci vorrebbe un progetto comune articolato anche in chiave museale, archivistica e cinetecaria. Comuni, Provincia e Regione: se ne puo' cominciare a parlare?