Roma, 10 feb. - (Adnkronos) - L'olio di palma riconquista la fiducia dei consumatori, perché la sostenibilità dell'alimento è un fatto, dimostrabile e certificato. E in questo l'Italia si presenta come best practice: è il terzo Paese in Europa per numero di aziende che utilizzano olio di palma certificato sostenibile, praticamente lo è la totalità dell'ingrediente usato. Un bel banco di prova per il neo eletto presidente dell'Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile, Mauro Fontana, che sulle prime azioni da mettere in campo all'interno dell'Unione ha le idee chiare. Saranno quattro e puntano a conoscenza, informazione e fare rete, ampliandola. Perché di passi avanti se ne sono fatti ma c'è ancora strada da fare.

"Secondo l'ultima pubblicazione dell'Osservatorio Immagino dedicata allo studio dei claim e delle vendite dei prodotti, il claim 'no palm oil' risulta essere sempre meno attrattivo e nell'ultimo anno il mercato di questi prodotti ha perso lo 0,5% in ordine assoluto, pari circa a un 7% rispetto l'anno prima - spiega all'AdnKronos il presidente Fontana - I consumatori sono attratti sempre più da dichiarazioni sostanziate da fatti sulla sostenibilità, sulla responsabilità sociale e sull'etica. L'olio di palma sostenibile risponde a questa richiesta perché studi scientifici, tra cui lo studio del Cmcc (Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici), hanno dimostrato come l'olio di palma sostenibile possa intervenire in modo concreto, dimostrabile e positivo su tutto il panorama dei 17 Sdgs (gli obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dall'Onu, ndr), dalla sostenibilità ambientale alla parità di genere alla lotta alla fame".

Insomma, "un olio di palma sostenibile e oggettivato da una certificazione indipendente, che ne analizza tutti gli aspetti, da quello climatico a quello sociale ed etico, può avere un interesse molto alto per il consumatore che sta cercando conferme proprio in questo senso".

Intanto, l'Italia si presenta già con un ottimo risultato: è il terzo Paese in Europa per numero di aziende certificate, "un successo che si spiega innanzi tutto con la sensibilità crescente del consumatore, e le aziende si preoccupano di rassicurare il consumatore. Nell'industria alimentare, ad oggi, il 95% dell'olio di palma utilizzato è certificato Rspo, l'altro 5% ha altre certificazioni. La nostra industria alimentare che utilizza olio di palma sostenibile certificato è una best practice per l'Europa e per il mondo".

Come riconoscere un prodotto sostenibile? Ci vengono in aiuto i loghi delle certificazioni, come quella dell'Rspo (The Roundtable on Sustainable Palm Oil), anche se le aziende preferiscono raccontare sui propri siti web le scelte e il percorso di sostenibilità intrapresi, i meccanismi che portano alla certificazione, i progressi fatti su certificazioni come la Rspo "che non è statica ma, come tutte le certificazioni di livello, viene migliorata continuamente nei suoi standard e obiettivi", sottolinea Fontana.

Con queste premesse, Fontana individua quattro obiettivi principali per i prossimi tre anni "da portare avanti con determinazione". Primo: ampliamento della conoscenza dell'olio di palma sostenibile e di tutte le sue prerogative positive in ottica Sdgs. Secondo: coinvolgimento crescente degli stakeholder, non più solo quelli che oggi partecipano all'Unione Olio di Palma Sostenibile (ovvero associazioni di categoria partecipanti a Confindustria, società produttrici di beni di largo consumo, società produttrici o trasformatrici di olio di palma) ma includendo organizzazioni non governative, istituzioni, rappresentanti della società civile, imprese produttrici di beni di largo consumo non solo alimentari ma anche della cosmesi, della cura della persona e della casa, manginistica e catene distributive. "Un ampliamento che vuole trasformare l'Unione in un'unione di tutti gli stakeholder interessati al progresso verso la sostenibilità ambientale e sociale", sottolinea Fontana.

Terzo: rafforzare il ruolo dell'associazione come stakeholder privilegiato per le istituzioni e fonte autorevole e accreditata di informazione per i media. Quarto: stimolare, attraverso iniziative di sensibilizzazione, la transizione del mercato verso la piena sostenibilità ambientale, sociale ed economica, in collaborazione con istituzioni e Ong. "Questi 4 punti porteranno, secondo me, a far conoscere di più la nostra unione e ampliarne il numero dei partecipanti", dice il presidente dell’Unione Italiana Olio di Palma Sostenibile.

Se questi sono gli obiettivi dell'Unione dell'olio di palma sostenibile per il futuro prossimo, già oggi una parola definitiva sulla questione olio di palma si può dire e ribadire, e riguarda la sicurezza alimentare, aspetto al centro del dibattito scatenato qualche anno fa.

"La Commissione europea ha ufficializzato dei limiti tali per cui si può garantire che l'Olio di palma sostenibile, e ovviamente anche gli altri grassi, non abbia problemi dal punto di vista della sicurezza alimentare, e sono limiti molto più stringenti di quanto indicato dagli studi come potenziali rischi per la salute. Questi limiti l'olio di palma li rispettava già ai tempi in cui si è scatenato il dibattito: l'olio di palma non ha contenuti di grassi saturi diversi da altri tipi di olio o grassi, come burro o strutto. Ovviamente, va utilizzato nelle quantità corrette nel contesto della dieta settimanale", conclude Fontana.